27/11/2025
L'ARTICOLO 182 COMMA 1 DEL CDS E' STATO SCRITTO MALE QUANDO LE STRADE NON ERANO PIENE DI DISADATTATI ALLA GUIDA DEGLI AUTOVEICOLI
Il comma 1 dell’articolo 182 del codice della strada è quello che spesso viene brandito contro i ciclisti sportivi ‘indisciplinati e arroganti’ che ‘occupano la strada come se fosse loro’. Però se esaminato bene e confrontato con le prescrizioni stradali di altri paesi, è contraddittorio, confuso, scritto male e anche pericoloso.
1. I ciclisti devono procedere su unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due; quando circolano fuori dai centri abitati devono sempre procedere su unica fila, salvo che uno di essi sia minore di anni dieci e proceda sulla destra dell’altro.
Togliendo l’inciso vago e indeterminato “in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano”, diventa:
‘I ciclisti devono procedere su unica fila (…) e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due;‘
Quindi: ‘su un’unica fila, ma anche affiancati in due’ ..
È una frase evidentemente contraddittoria che guadagnerebbe in chiarezza se diventasse:
‘I ciclisti devono procedere preferibilmente su unica fila (…) e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due.’
Sicuri che per i ciclisti andare in fila indiana sia più sicuro?
Il motivo per circolare su un’unica fila viene giustificato, nell’interpretazione popolare, dalla sicurezza. Secondo questa teoria, i ciclisti che viaggiano in coppia o peggio in gruppo, verrebbero più facilmente tamponati da un veicolo proveniente da dietro, mentre se stessero totalmente a destra in un’unica fila il veicolo che sorpassa potrebbe passare al loro fianco, senza pericolo…
Senza pericolo?
Secondo diverse statistiche italiane e internazionali gli incidenti mortali che coinvolgono i ciclisti avvengono più facilmente sulle strade di campagna, e coinvolgono più facilmente ciclisti solitari. Su strade più frequentate è spesso fonte di pericolo lo spostamento d’aria provocato da un’automobile che passa troppo velocemente e troppo vicina al ciclista.
Va aggiunto inoltre che in caso di assembramenti di ciclisti molto numerosi, l’eventuale “unica fila” sarebbe molto lunga: ipotizzando 3-5 metri di spazio per ciascun ciclista, 30 ciclisti formano una fila lunga da 90 a 150 metri. A parte la difficoltà di mantenere una simile fila in modo ordinato, per motivi di sicurezza all’articolo in questione manca una di queste due prescrizioni (mutualmente esclusive):
Le file di ciclisti andrebbero considerate come cortei o come veicoli unici (come succede per esempio nei codici stradali spagnolo e tedesco), e quindi non interrompibili (e una lunga fila risulterebbe molto più difficile da sorpassare di un gruppo compatto).
Oppure si vietano file e assembramenti superiori ai 5 ciclisti, per non avere file lunghe più di 15 metri, e quindi non facilmente sorpassabili in sicurezza.
In tutti i casi, che siano pochi i ciclisti o che siano tanti, la prescrizione dell’unica fila del codice attuale è vaga, contraddittoria e incompleta. E fonte di insicurezza e pericolo.
Perché, secondo il codice, il bambino è protetto se i ciclisti pedalano accoppiati?
Una palese contraddizione interna dell’articolo è la parte finale del comma 1, in cui il divieto a circolare appaiati sulle strade extraurbane è tolto nel caso in cui uno dei due ciclisti abbia meno di dieci anni di età.
Secondo molti esperti, per i veicoli che arrivano da dietro, due ciclisti che pedalano accoppiati sono più visibili di un ciclista che pedala all’estrema destra, e quindi la loro situazione sulla strada è meno pericolosa rispetto ai veicoli in arrivo.
Tale impostazione è confermata dal fatto che, per esempio, in Spagna, Gran Bretagna e Irlanda non è vietato alle bici circolare affiancati (a differenza del confuso divieto italiano), mentre la necessità di tenere un’adeguata distanza laterale in caso di sorpasso è confermata dalla prescrizione, ugualmente presente in questi tre e in altri paesi europei, di mantenere almeno un metro e mezzo di distanza dal ciclista in fase di sorpasso (in alcuni casi solo un metro nelle strade con limiti di velocità o nelle strade urbane).
Molti automobilisti non capiscono questo articolo
Il fatto che l’articolo sia molto confuso è dimostrato dall’interpretazione comune di esso: “i ciclisti devono sempre andare in fila indiana, guai a chi va in coppia, guai a chi va in gruppo”, nata dal fatto di leggere e memorizzare solo la primissima frase del comma e da superficiali studi presso le scuole guida. E la vaga prescrizione “in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedono” aggiunge indeterminazione alla confusione.
Concludendo, il comma 1 dell’articolo 182 consente di pedalare in coppia in due casi:
Nelle strade dei centri abitati
Sempre, quando uno dei due ciclisti ha meno di dieci anni
È evidente che questo articolo andrebbe riesaminato e riscritto, come gran parte del codice della strada italiano che riguarda le biciclette, in modo più coerente con la prevalente legislazione europea e con maggiore attenzione alla tutela dei ciclisti e dei pedoni in quanto utenti deboli della strada.
benzinazero
Però suggeriamo tempi migliori per riscriverlo, per evitare che al lo modifichino in maniera peggiarativa come hanno già fatto con altri articoli.