17/06/2026
Fare sport è una scelta, certo.
Scegli di allenarti, di andare al campo, di metterti in gioco, di entrare in palestra, di sudare e di alzarti dal divano quando, invece, potresti restarci.
Ma prima ancora di essere una scelta, fare sport è una fortuna.
Non tutti, infatti, possono praticarlo: chi per problemi fisici, chi per problemi economici e chi per problemi di tempo.
Questo, credo, dovremmo ricordarcelo più spesso, specialmente quando ci sentiamo sfortunati.
Dopotutto, se puoi lamentarti di aver perso è perché hai avuto l’opportunità di giocare.
Se puoi lamentarti di aver saltato un allenamento è perché, normalmente, puoi allenarti.
Se puoi lamentarti di qualche acciacco è perché, abitualmente, hai un corpo sano.
Se puoi lamentarti della palestra piena è perché puoi permetterti di frequentare una palestra.
Se puoi lamentarti del tuo allenatore è perché ne hai uno che, magari dopo una giornata di lavoro e per poco più di un rimborso spese, trova comunque il tempo di ve**re al campo.
A volte, ce lo dimentichiamo. Interpretiamo come sfortuna o, peggio, come fastidio quello che, visto da un’altra prospettiva, è un privilegio.
Ci pesa andare ad allenarci, ma dimentichiamo che c’è chi vorrebbe poterlo fare e non può. Ci irrita una panchina o una sconfitta, ma dimentichiamo che tutto questo esiste solo perché siamo dentro qualcosa. Dentro una squadra. Dentro un corpo che può sostenerci.
In fondo, lo sport non è soltanto qualcosa che scegliamo di fare. È anche qualcosa che ci è concesso: prima di essere disciplina, ambizione, sacrificio o passione, è una possibilità.
Se ti piace ciò che scrivo, “𝐋𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭 è 𝐯𝐢𝐭𝐚. 𝟏𝟎 𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐧𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞” è uno dei miei libri.
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Il Saggio dello sport