13/09/2026
Tutti a sognare la Serie B, ma qualcuno ha il coraggio di guardare la realtà del Campo Italia? Proviamo a fare una provocazione onesta, a costo di risultare scomodi in un momento di grande entusiasmo.
Questa è una critica, sì, ma costruttiva.
Il Sorrento oggi è primo in classifica ed è fantastico vedere tanti sportivi riavvicinarsi a questi colori. Ma parlare di B a questo gruppo straordinario — squadra, mister, società e staff — rischia solo di mettere pressioni inutili. L’unico obiettivo reale deve restare la salvezza con il ritorno a casa.
Già, tornare a casa. Ma in quale casa? Dopo tre anni da esiliati — a giocare le gare "interne" fuori regione tra Potenza e Picerno e ad allenarsi ad Angri — i lavori al Campo Italia sono finalmente iniziati. Va dato un doveroso e sentito plauso al Comune, agli uffici tecnici e all'amministrazione (che ha ereditato il progetto e si è spesa per riprendere le opere di adeguamento), così come un enorme ringraziamento va alla ditta e agli operai sul cantiere, che stanno dando il massimo con un impegno straordinario per permetterci di rientrare nel nostro fortino. L’impresa edile che guida il lavoro è un’eccellenza e sta dimostrando con l’intera Ati di essere più forte di tutto, con capacità e valori specie dopo tempi difficili. Sempre grati.
La verità, però, resta legata al progetto iniziale: il nuovo Campo Italia sarà l’ennesimo “compromesso” italiano. Questa è la verità.
Avremo un impianto ben lontano dagli standard di bellezza e armonia che una città come Sorrento meriterebbe: una mini-tribuna centrale discutibile e quattro settori disomogenei, figli di epoche diverse. La solita tendenza a non fare mai le cose al top fino in fondo, spendendo 7 milioni di euro per un’ordinarietà che non sarebbe nemmeno a norma per la Serie B.
È una rivoluzione assurda poter tornare al campo Italia e giocare senza difficoltà tra i professionisti: non ci sputiamo sopra, tutt’altro! Eppure bisogna completare il percorso delle riflessioni.
La gente forse è ancora dell’idea di vecchie foto e rendering del campo, dove si vedevano tribune coperte e un gioiellino.
No. Il gioiellino, anche stavolta, è un film che forse non vedremo mai. Non è colpa dei professionisti che hanno elaborato questa idea. Anzi. Va precisato per onestà intellettuale. Si lavora in team e seguendo ovviamente delle direttrici. Ciò non vuol dire rinnegare la cronaca, che parla di lavori ingenti al campo Italia come mai accaduto.
Purtroppo però va detto che da 50 anni e oltre a Sorrento ancora una volta lo stadio non ci sarà. Ci sarà un campo, a nostro avviso.
Sappiamo benissimo che oggi è un'utopia pensare di modificare un progetto già avviato. La città ha tanti problemi e argomenti di assoluta urgenza né si vuole mettere il tema campo Italia dinanzi ad altre emergenze. Ma questa fase deve servire a farci compiere un salto di qualità. Come comunità dobbiamo alzare l'asticella.
Godiamoci questo primato, sosteniamo i ragazzi verso la salvezza e prepariamoci a riabbracciarli a casa. Ma usiamo questo entusiasmo per far nascere una nuova consapevolezza: facciamo squadra per iniziare fin da ora a progettare il domani. In modo diverso.
Se il Sorrento sul campo sta dimostrando a livello nazionale, portando il nome della città in alto, di valere grandi traguardi, noi come comunità dobbiamo trovare la visione per regalargli, un giorno, un vero stadio.
Non solo per la squadra. Ma anche per tanti ragazzi, bambini e famiglie che meritano impianti di qualità.