A spasso per i monti del FVG

A spasso per i monti del FVG Diario pubblico di tutte le escursioni fatte sui monti del Friuli Venezia Giulia da Max e Lisa. Il li

MONTE PERALBAData: 13/09/2020Zona: Sappada (UD)Lunghezza: 8,5 kmDislivello positivo: 970 mQuota massima: 2694 mDifficolt...
11/10/2020

MONTE PERALBA
Data: 13/09/2020
Zona: Sappada (UD)
Lunghezza: 8,5 km
Dislivello positivo: 970 m
Quota massima: 2694 m
Difficoltà: 4 su 5
Tempo percorrenza (percorso completo con soste): 5:30'
Escursionisti: Max, Lisa

DESCRIZIONE
Parcheggiamo l’auto nell’ampio parcheggio circa un chilometro prima del Rifugio Sorgenti del Piave e imbocchiamo a piedi la larga strada sterrata (CAI 132) che sale al Rifugio Calvi.
Superato il quarto tornante, al successivo bivio teniamo la destra e ci spostiamo su un sentiero più stretto e più pendente, denominato “Sentiero delle Marmotte” cosi come indicato su una grossa effige lignea.
Questo sentiero è una scorciatoia al Rifugio e pemette di risparmiare qualche centinaio di metri di percorso ma probabilmente nessun risparmio in termini di tempo in quanto il fondo, tra sassi, gradoni e contropendenze, risulta essere decisamente più difficoltoso della continuazione della larga strada sterrata percorsa in prededenza.
Dopo circa 50’ dalla partenza raggiungiamo il Calvi e subito continuiamo sul CAI 132 che inizialmente risulta essere una risalita su ghiaione piuttosto sdruciolevole ed abbastanza faticosa per poi trasformarsi in un sentiero molto più camminabile.
Al primo bivio, in prossimità di una grande roccia, teniamo la sinistra, abbandonando il CAI 132 e continuiamo a salire fino all’attacco della ferrata (1:20’ dal parcheggio).
La ferrata inizia con una divertente scala verticale con pioli in ferro per proseguire poi molto tranquilla permettendoci di trovare sempre dei comodi e solidi appoggi naturali, in modo da salire in maniere agevole.
La ferrata è piuttosto corta (160 m di dislivello circa), senza particolari difficoltà atletiche, mai esposta e ben tracciata in tutti i punti senza cavo. A nostro modo di vedere ottima come prima ferrata per chi si volesse avvicinare a questa tipologia di escursioni.
Terminata la ferrata inizia la parte fisicamente più impegnativa di tutta l’escursione, ovvero il completametamento degli ultimi 180 m di dislivello che ci semparano dalla cima.
Questa risalita anche se piuttosto faticosa a causa del terreno friabile non è per nulla pericolosa in quanto si svolge sempre su sentiero con solo alcuni tratti nei quali bisogna usare le mani per aiutarsi a superare qualche alto gradone di roccia.
Arrivati alla croce di vetta cima, dopo circa 2:20’ dalla partenza, ci fermiamo per mangiare il nostro pranzo al sacco e per godere del bellissimo panorama visibile da quota 2694 m.
Tolto di kit da ferrata iniziamo la discesa lungo la Via Normale “Giovanni Paolo II” (CAI 131) che scende dal versante Nord-Est del Peralba la quale inizia in cresta per poi scendere entro una canalina.
La discesa nella canalina è attrezzata con cavo ed in alcuni punti dei pioli, se vi sentite più sicuri potete affrontarla assicurandovi con l’imbrago ma a noi non è sembrato il caso in quanto la disarrampicata non presenta particolari difficolta per un escussionista che abbia affrontato qualche semplice passaggio di disarrampicata su rocce.
Scendiamo ancora, ora su sentiero tranquillamente camminabile ed al primo bivio, invece di girare a destra sul CAI 131 e quindi ritornare al Calvi per la strada più corta, proseguiamo diritti per andare ad osservare da vicino l’ Ex Caserma a difesa del Passo dell’Oregone.
Dalla caserma ritorniamo indietro fino a ri-incontrare il proseguimento del CAI 132 lasciato al bivio prima della ferrata, per proseguire sul medesimo fino al Calvi e poi scendere, questa volta, grazzie alla larga strada carrabile sterrata.
Dopo 5:30’ circa siamo di nuovo all’auto e partiamo, direzione Sacher 😊

CURIOSITA’
Il sentiero che dal rifugio Pier Fortunato Calvi (m. 2164) porta alla vetta del Peralba è stato dedicato a papa Giovanni Paolo II e dal luglio del 1988 porta il suo nome; il pontefice infatti, in occasione di una vacanza nella zona, raggiunse a piedi la cima del monte e si fermò a pregare ai piedi della statua della Madonna che dalla vetta domina le cime circostanti.

TRACCIA GPS
http://www.mediafire.com/file/d18zxnvq1fu0hf0/Monte_Peralba.gpx/file

Ecco un'anticipazione della nuova relazione....😉
14/09/2020

Ecco un'anticipazione della nuova relazione....😉

CRETA DI AIPData: 05/09/2020Zona: Passo del Cason di Lanza (UD)Lunghezza: 14 kmDislivello positivo: 1150 mQuota massima:...
06/09/2020

CRETA DI AIP

Data: 05/09/2020
Zona: Passo del Cason di Lanza (UD)
Lunghezza: 14 km
Dislivello positivo: 1150 m
Quota massima: 2280 m
Difficoltà: 4 su 5
Tempo percorrenza (percorso completo con soste): 7:15'
Escursionisti: Max, Lisa

DESCRIZIONE
Lasciamo l'auto nell’ampio parcheggio di fronte alla Casera Cason di Lanza ed imbocchiamo il Sentiero Val Dolce che parte esattamente da dietro la casera. La salita di svolge su strada forestale, a tratti lastricata, che con una pendenza non eccessiva ma costante ci permette di goderci appieno l’inizio dell’escursione e di avanzare senza alcuna fatica. In circa 20 minuti arriviamo ad un laghetto artificiale dove ci troviamo di fronte al primo bivio; imboccando il sentiero 458 che sale a sinistra si procede verso la Grotta di Attila, mentre mantenendosi sulla strada forestale si continua con l’avvicinamento verso Creta di Aip sullo stessa strada che dopo qualche centinaia di metri diventerà sent.459, via che decidiamo per ovvie ragioni di percorrere.
La salita continua in modo piacevole tra saliscendi e qualche pendenza mai eccessiva, sempre su terreno ottimale e per nessuna ragione problematico.
Superata una casera, dopo circa 1 ora dall’inizio dell’escursione, arriviamo ad una biforcazione piuttosto celata che se si dovesse camminare sovrapensiero potrebbe essere probabile causa di individuazione.
La corretta prosecuzione del sentiero ci obbliga a intraprendere la nascosta salita che si snoda alla nostra sinistra in mezzo alla boscaglia e che per la prima parte più che un sentiero sembra essere il fondo roccioso e ripido di un torrente. Su questo passaggio va prestata qualche attenzione alle rocce sempre scivolose a causa dell’acqua che scende, sopratutte nel caso che il giorno prima abbia piovuto abbondantemente. Dopo 5 minuti, superato questo tratto, la salita si fa molto più agevole e sempre su traccia battuta ed ora il versante Sud-Ovest di Creta di Aip diventa finalmente visibile.
Continuando prima su fondo terroso e poi su tornantini rocciosi e gradinati, giungiamo ad un bivio dove teniamo la destra per proseguire sempre sul 459 che costeggia le pareti della montagna, fino ad arrivare senza troppe difficoltà all’attacco della ferrata, individuabile in prossimità di una grossa roccia grazie ad una scritta su di essa.
La ferrata delle Crete Rosse è tutta molto divertente, sempre piena di appigli e senza tratti particolarmente pericolosi, tecnici o fisici. La prima metà si svolge tutta in risalita di un canale fino a sbucare in una zona più aperta per affrontare un caratteristico passaggio all’interno di un foro sulla parete e raggiungere subito un passaggio di risalita su pioli leggermente esposto ma non arduo.
Arrivati al termine della ferrata, dopo circa 40 minuti dall’attacco, continuiamo per altri 30 minuti su un sentiero che si snoda sulle creste sommitali, tra paesaggi incredibili di roccia nuda e vistosissimi fenomeni di carsismo, fino ad arrivare alla croce di vetta per goderci il bellissimo panorama che spazia a Nord sulla vallata austriaca di Hermagor, a Sud sulla Creta di Rio Secco e ad Ovest sullo Zermula.
Rifocillati a dovere iniziamo la discesa e decidiamo di affrontarla tramite la via ferrata austriaca Uberlacher che inizia un centinaio di metri indietro, in corrispondenza di un cartello segnaletico che abbiamo incontrato durante la salita alla cima.
L’altra scelta per la discesa sarebbe potuta essere la Via Normale che si sviluppa sul versante Ovest italiano, molto suggestiva, con qualche tratto di disarrapicata a cui prestare attenzione e sicuramente più breve rispetto la via austriaca che abbiamo deciso di fare perché la Normale l’avevamo già affrontata nel 2019 in fretta e furia a causa del meteo che stava volgendo al peggio.
La ferrata Uberlacher è un mix di sentiero attrezzato, sentiero camminabile ed alcuni rari passaggi simili ad una via ferrata.
Divertente la prima parte da disarrampicare fino ad arrivare alle due scalette da discendere, poi noiosa e non molto soddisfacente soprattutto a causa del fatto che per riprendere il sentiero di ritorno, ovvero il 459 dal quale abbiamo preso la ferrata delle Crete Rosse, dobbiamo risalire nuovamente di un centinaio di metri di dislivello dal versante austriaco.
Raggiunto il 459 il ritorno lo facciamo sui nostri stessi passi dall’andata e senza troppi problemi riscendiamo alla Casera Cason di Lanza dove ci fermiamo a prendere un caffè ed una sacher prima di andare all’auto.

CURIOSITA'
Al termine della risalita dal versante austrico è possibile imboccare il sentiero che porta in una quindicina di minuti a Sella di Aip, più a Sud dove nel 2019 è stato inaugurato il bivacco Lomasti, ben visibile dalla cima della montagna.
Il nuovo manufatto, che con la lamiera del rivestimento conserva esternamente l'iconico colore rosso dei 'bivacchi Fondazione Berti', ha una struttura a botte studiata per resistere al vento e scaricare velocemente gli accumuli di neve, ed è stato realizzato pressoché interamente con legno lamellare di larice e abete bianco e rosso. I lavori sono stati affidati a un'impresa locale, la Diemme Legno di Pontebba (UD), improntandoli sulla sostenibilità con materiale ecocompatibile e a 'chilometro zero', utilizzando legno proveniente dalla filiera regionale certificata PEFC.
Il bivacco è dedicato al ricordo sentito e affettuoso di Ernesto Lomasti, alla cui memoria è intitolata la struttura che veniva costruita per la prima volta proprio nel 1979, anno della prematura scomparsa del forte alpinista.

TRACCIA GPS
http://www.mediafire.com/file/wgw33ypsvj7dhny/Creta_di_Aip.gpx/file

Nuove attrezzature per nuove avventure!
30/08/2020

Nuove attrezzature per nuove avventure!

🚶‍♂️27.08.2020Sentiero CAI 1. Oggi tocca accontentarsi del nostro Carso con questo bellissimo sentiero panoramico. L'int...
27/08/2020

🚶‍♂️27.08.2020

Sentiero CAI 1. Oggi tocca accontentarsi del nostro Carso con questo bellissimo sentiero panoramico.
L'intero sentiero 1 si sviluppa su 63km, noi abbiamo scelto di prenderlo dalla vedetta Tiziana Weiss e di proseguire fino a dopo Santa Croce lungo un bellissimo percorso in cresta, per gustarci la vista sul mare.

🚶‍♂️25.08.2020Parcheggiato alle 18.30 al rifugio Pelizzo, in una mezzoretta siamo in cima al Monte Matajur. Il sole sta ...
26/08/2020

🚶‍♂️25.08.2020

Parcheggiato alle 18.30 al rifugio Pelizzo, in una mezzoretta siamo in cima al Monte Matajur. Il sole sta già gradualmente scendendo, illuminando i versanti delle montagne. Si gode di una vista a 360°, che spazia sulle valli del Natisone e si vede benissimo tutta la catena del Canin. Esattamente alle 19.57, il sole è totalmente sceso. Ci gustiamo per un pò i bellissimi colori, e poi scendiamo verso la macchina con le pilette frontali.

CAPANNA BRUNNER - SENTIERO RE DI SASSONIAData: 20/08/2020Zona: Cave del Predil (UD)Lunghezza: 9 kmDislivello positivo: 1...
22/08/2020

CAPANNA BRUNNER - SENTIERO RE DI SASSONIA

Data: 20/08/2020
Zona: Cave del Predil (UD)
Lunghezza: 9 km
Dislivello positivo: 1050 m
Quota massima: 1520 m
Difficoltà: 3 su 5
Tempo percorrenza (percorso completo con soste): 4:30'
Escursionisti: Max, Lisa

DESCRIZIONE
Lasciamo l'auto in un parcheggio un paio di chilometri dopo il ristorante sul lago di Raibl e imbocchiamo il sentiero 625 che punta alla Capanna Brunner.
La salita si svolge completamente nel bosco, costeggiando a sinistra il Rio Bianco, e non risulta essere particolarmente difficoltosa, in ogni caso va fatta un pò di attenzione nel superamento di qualche gradone, nelle radiciaie ma sopratutto nell'attraversamento dei guadi del torrente Rio Bianco che scende dall'alto nascendo da Vetta Bella, ben più in sopra.
Dopo 1 ora arriviamo a Capanna Brunner dove indossiamo il kit da ferrata e ci prepariamo per iniziare il sentiero attrezzato Re di Sassonia che parte dal lato Ovest della Capanna. Dopo un primo tratto in discesa, il sentiero diviene un continuo saliscendi tagliando lateramente la parete del monte Angolo di Riobianco dal quale scendono nove torrenti che formano altrettanti canyon da discendere per poi nuovamente risalire.
Il sentiero puttosto stretto, il terreno friabile, i continui saliscendi, i tratti attrezzati e sopratutto il caldo, ci mettono fisicamente un pò in difficoltà ma il panorama e l'ambientazione lungo tutto il sentiero sono di quelle che, anche se a bassa quota, lasciano senza fiato!
La vista su Cima del Lago, sul Monte Robon, sul Monte Poviz e più in lontananza sul Monte Ursic è strepitosa e l'ambientazione così selvaggia rede tutto fantastico.
Il sentiero Re di Sassonia è sempre ben attrezzato in tutti i punti leggermente esposti, che sono molti, anche se a nostro avviso qualche fune in più in corrispondenza di qualche discesa su fondo frabile sarebbe consigliata vista la natura escursionistica del sentiero. I passaggi su scalette a pioli sono un paio, per nulla difficoltosi e buoni più che altro per scattare qualche simpatica foto ricordo! Come detto sopra, la principale difficoltà, che non rende questa escursione una camminata in completo relax, consiste nel terreno molto friabile, in quanto siamo quasi sempra a ridosso di torrenti e canyon, associata alla strettezza della linea del sentiero che potrebbe portare qualche escursionista poco attento a mettere il piede in fallo nel lato verso valle (lato sinistro).
Indispensabile l'uso del caschetto poichè i passaggi si svolgono sempre sotto ad alte pareti di roccia friabile e di conseguenza la caduta di qualche sasso dall'altro per distaccamento non è assolutamente da escludersi.
Dopo 3 ore e 30 minuti dall'inizio della camminata arriviamo al bivio nel bosco dove continuando verso N-O si raggiunge il Rifugio Corsi (ora chiuso per manutenzione) mentre prendendo la svolta che va a Sud si scende, ovvero la direzione che prendiamo per rientrare verso l'auto.
La discesa è interamente nel bosco, molto piacevole, fresca e rilassante tra ruscelli e distese di faggeti ed in circa 1 ora ritorniamo alla nostra auto.

CURIOSITA'
La Capanna Brunner nasce nel 1900 come capanna di caccia del Re di Sassonia “ KÖNIG HÜTTE “ e durante la Prima Guerra Mondiale venne trasformato in una delle sedi di comando austriaca di seconda linea; dopo la guerra, passò sotto il controllo Demaniale Statale è nel 1926 fu aff***ato dalla Società Alpina delle Giulie, che provvide al restauro radicale ribattezzandolo col nome del socio volontario di guerra e medaglia d’oro Guido Brunner, caduto sul monte Fior l’8 Giugno 1916.
Il 28 agosto 2008 iniziarono i lavori di ristrutturazione ed il rifacimento della capanna ha comportato ben più di 50 viaggi compiuti con l’ausilio dell’elicottero per il trasporto del materiale.
Per evitare un nuovo veloce degrado della struttura, non essendo previsto un gestore, si è deciso di tenerla chiusa: chi volesse soggiornarvi lo può fare prenotando l'utilizzo con i moduli che si trovano su sito http://www.caitarvisio.it/.

TRACCIA GPS
http://www.mediafire.com/file/p7c6ynk5tv9dhho/Capanna_Brunner-Sentiero_Re_di_Sassonia.gpx/file

RIFUGIO TOLAZZI - RIFUGIO MARINELLIData: 16/08/2020Zona: Collina (UD)Lunghezza: 10 kmDislivello positivo: 800 mQuota mas...
22/08/2020

RIFUGIO TOLAZZI - RIFUGIO MARINELLI

Data: 16/08/2020
Zona: Collina (UD)
Lunghezza: 10 km
Dislivello positivo: 800 m
Quota massima: 2050 m
Difficoltà: 2 su 5
Tempo percorrenza (percorso completo con soste): 3:00'
Escursionisti: Max, Lisa

DESCRIZIONE
Parcheggiamo l'auto al parcheggio fronte Rifugio Tolazzi e ci incamminiamo sulla larga strada, a tratti asfaltata, che sale verso Malga Morareto lasciando subito a sinistra la svolta che porta al Volaia e proseguendo diritti.
La larga strada, percorribile anche con un fuoristrada, non presenta alcuna difficoltà e sale agevolmente snodandosi tra diversi tornanti e costeggiando il Rio Fulin e poi l'Affluente Destro Morareto.
Il piano di battaglia è quello di salire al Rifugio Marinelli e poi puntare direttamente al Monte Floriz ma il tempo piuttosto incerto ci disincentiva a completare tutto l'itinerario.
Proseguiamo quindi facilmente fino a raggiungere Malga Morareto e da li imbocchiamo il sentiero segnato che taglia il prato Piano dei Buoi puntando al Marinelli.
Il sentiero inizialmente semplice sale poi molto rapidamente e si fa sempre più impervio e umido a causa della pioggia della sera precedente e dell'umidità presente nell'aria, rallentandoci nella salita e affaticandoci non poco.
Dopo circa 50' di salita per 400 m di dislivello dall'inizio del sentiero usciamo dal medesimo per affrontare gli ultimi 5' di salita su strada sterrata, ovvero quella che abbiamo abbandonato in prossimità di Malga Morareto e che bene o male costeggia sempre a sinistra il sentiero fino al Marinelli.
Arriviamo al Rifugio Marinelli in mezzo alle nuvole e non sicuri dell'evolversi del meteo abbandoniamo l'idea di proseguire sul Monte Floriz, beviamo un caffè e riscendiamo facilmente al Tolazzi, questa volta tutto su strada sterrata.
P.S.: Vista la conclusione anticipata dell'uscita volevamo fermarci a mangiare il frico a Malga Morareto ma non avendo prenotato e considerato il continuo flusso di persone che stava salendo non abbiamo trovato alcun posto a sedere e ci siamo dovuti accontentare di mangiare i nostri panini.

CURIOSITA'
Il Rifugio Marinelli fu costruito nel 1901, modificato e ampliato più volte, venne dedicato a Giovanni Marinelli, geologo e primo presidente della Società Alpina Friulana, e al figlio Olinto, anch'egli presidente della SAF.
La ristrutturazione più recente risale al 2001 e ha portato alla realizzazione di una struttura con 50 posti letto ed un'ampia terrazza con una magnifica vista panoramica.

TRACCIA GPS
http://www.mediafire.com/file/rpn17rhrl0o2tll/Rifugio_Tolazzi-Rifugio_Marinelli.gpx/file

LAGO PERA - PASSO GIRAMONDO - LAGO DI BORDAGLIAData: 15/08/2020Zona: Forni Avoltri (UD)Lunghezza: 16 kmDislivello positi...
22/08/2020

LAGO PERA - PASSO GIRAMONDO - LAGO DI BORDAGLIA

Data: 15/08/2020
Zona: Forni Avoltri (UD)
Lunghezza: 16 km
Dislivello positivo: 1300 m
Quota massima: 2160 m
Difficoltà: 2 su 5
Tempo percorrenza (percorso completo con soste): 6:30'
Escursionisti: Max, Lisa

DESCRIZIONE
Parcheggiamo l'auto di fronte allo stabilimento della Goccia di Carnia e ci incamminiamo lungo la strada che fiancheggia la Cava di marmo "Avanza" proseguendo sempre dritti al vicino bivio.
La larga strada sterrata continua a salire fiancheggiando a sinistra il Torrente Degano che con l'avanzare si fa sempre più visibile tra gli alberi e sempre più rumoroso fino all'arrivo alla Stretta di Fleons, dove è possibile ammirare la cascata che tra le rocce fa fare un balzo di una decina di metri al torrente.
Dopo pochi minuti arriviamo ad una fontana sotto ad un ponticello in pietra e continuiamo al primo bivio prendendo il sentiero che svolta a destra (142) e che dopo un primo e poi un secondo guado si fa leggermente più pendente e più accidentato.
C'è da dire che durante tutto il percorso se si dovesse rimanere a corto d'acqua non mancherebbero sicuramente fontane e corsi d'acqua per riempire le borracce.
Continuiamo a tenere sempre il 142 anche al bivio successivo e dopo un paio di minuti passiamo a fianco delle case utilizzate dai pastori (vi ritoneremo, capiremo poi il perchè) dove fuori da una di queste vi è un cane pastore in completo relax all'ombra, ma del gregge nessuna traccia.
Proseguiamo mantenendoci sul 142 (Variante Traversata Carnica) e saliamo ora sul sentiero che si fa leggermente più impervio ma scalabile grazie ai naturali gradini di roccia che permettono di avanzare facilmente ma più a rilento.
Superati i resti della Casera Sissanis di sopra proseguiamo di una ventina di metri e vediamo un gruppetto di tre persone ferme sul prato a destra del Rio Sissanis, sentiamo dei rumori che ci sembrano dei pianti di un bambino e ci decidiamo di guadare il torrente per andare a vedere.
Scopriamo in mezzo al prato una pecora morta a li vicino due agnalli neonati, sicuramente venuti alla luce durante la notte di tempesta precedente ed un agnellino leggermente più grande, già segnato, ma con una zampa rotta.
Assieme ad un'altra coppia di ragazzi decidiamo di trasportare gli agnelli alle case dei pastori superate in pecedenza più a valle e dopo una ventina di minuti di discesa le ri-raggiungiamo affidando gli agnelli ad un pastore.
La deviazione di costerà circa 1 km, 1 ora e 130 m di dislivello in più, non conteggiati nel riepilogo ma presenti nella traccia GPS.
Ripercorriamo la strada già fatta fino alla zona del prato dove abbiamo trovato gli agnellini, continuiamo in salita per una trentina di minuti e dopo aver incrociato il gregge che sta scendendo guidato da un secondo pastore arriviamo finalmente a Sella Sissanis dove ci riposiamo e godiamo della stupenda vista dall'alto sul Lago Pera (si chiama lago Pera perchè è a forma di pera? a guardarlo dall'alto sembrerebbe proprio di si!).
Non scendiamo al lago per recuperare un pò di tempo perso a causa dell'imprevisto e lo superiamo tenendoci più alti, sul sentiero 142A fino a ri-immeterci sul 142 poco più avanti e scattare una bella foto da un punto panoramico sul Lago di Bordaglia circa 200 m più sotto.
Continuiamo sul ghiaione che taglia la base della Creta di Bordaglia, imperante alla nostra sinistra, fino ad arrivare ad un bivio: Proseguendo dritti si va al Passo Giramondo lungo il 403, svoltando a destra si scende subito al Lago di Bordaglia.
Decidiamo di andare al Passo Giramondo per tornare poi sui nostri passi nuovamente al bivio, allungando di una trentina di minuti il giro ma permettendoci di osservare da vicino un gruppetto di marmotte poco impaurite dalla presenza umana in casa loro.
Scendiamo al lago attraverso il 142a per tagliare poi attraverso un sentiero poco pulito e accidentato, arrivando direttamente sulla sponda N-E dello specchio d'acqua.
Dopo una sosta obbligata riprendiamo il nostro cammino risalendo alla vicinissima Casera Bordaglia di sopra e da li, dopo aver rapidamente risolto un errore di direzione, iniziamo la lunga discesa lungo il 142, nella prima parte piuttosto impervio, fino a passare vicino alla caratteristica chiesetta di San Giovanni Bosco e alla Casera Bordaglia di sotto dove era in corso una festa di ragazzi e quindi prendere la larga strada sterrata forestale (sempre 142) che ci permette di scendere facilmente di quota fino a tornare al punto di partenza e quindi all'auto.

CURIOSITA'
Ai margini delle aree aperte si possono incontrare caprioli e cervi, mentre più in alto pascolano i camosci. Le sue costiere ospitano anche il gallo cedrone, la pernice bianca e il francolino di monte che, insieme agli ermellini e alle colonie di marmotte, sono tutte vittime degli agguati silenziosi della lince o dell'aquila reale. Il lago è di origine glaciale.

TRACCIA GPS
http://www.mediafire.com/file/hjng8hjbprl9k4o/Lago_Pera-Passo_Giramondo-Lago_Bordaglia.gpx/file

MONTE AMARIANAData: 10/08/2020Zona: Amaro (UD)Lunghezza:  6 kmDislivello positivo: 950 mQuota massima:  1900 mDifficoltà...
22/08/2020

MONTE AMARIANA

Data: 10/08/2020
Zona: Amaro (UD)
Lunghezza: 6 km
Dislivello positivo: 950 m
Quota massima: 1900 m
Difficoltà: 3 su 5
Tempo percorrenza (percorso completo con soste): 4:00'
Escursionisti: Max, Lisa

DESCRIZIONE
Parcheggiamo l'auto al termine della tortuosa strada che sale da Amaro, in corrispondenza della zona Cristo di Forca, ed imbocchiamo il sentiero che sale verso Nord descritto come "Via ferrata" dal classico cartello rosso indicante la necessità dell'utilizzo di cascetto ed assicurazione.
La prima mezz'ora di salita è tutta nel bosco su fondo abbastanza piacevole e poco difficoltoso consistente in terra battuta e qualche radice qua e là. In prossimità di qualche tornante la vegetazione si fa decisamente meno f***a ed è possibile iniziare a godere di un discreto panorama sulla valle del Tagliamento e sul Monte San Simeone più a Sud.
Usciti dal bosco il sentiero si fa più stretto e ,complice l'erba alta che lo invade dal lato, dobbiamo stare un pò più attenti a dove mettiamo i piedi. Dopo non molto il sentiero, ora più ghiaioso e leggermente più largo, ci fa assaporare il classico ambiente da "inizio ferrata" ed ogni tanto ci voltiamo per ammirare il panorama, ora più sgombro, sui monti a Sud dell'Amariana.
Superati dei tonantini ghiaiosi arriviamo all'inizio della ferrata ed indossiamo in kit per affrontarla in sicurezza.
Il primo tratto è semplicissimo e molto breve, ne segue una camminata per prendere la seconda parte, più lunga ma non per questo difficoltosa.
C'è da dire che, più che una ferrata, la risaltita di questa parte conclusiva alla cima dell'Amariana sembra un sentiero attrezzato che però tuttavia va affrontata con un minimo di attenzione a causa di alcuni passaggi su fondo sdruciolevole e appigli non sempre solidi.
La ferrata è sempre piacevole, tecnicamente semplice e presenta spesso un percorso laterate alternativo che non necessità di risalire assicurati ma in ogni caso consigliamo di seguire il percorso normale e di indossare caschetto e imbrago per essere più tranquilli e dare un pizzico di divertimento in più alla salita.
La parte principale della ferrata termina su un piano dove il sentiero si biforca: A destra si va al Cuel di Spirual, a sinistra si va alla vetta del Monte Amariana.
Ovviamente prendiamo in sentiero di sinistra e ,superati alcuni passaggi attrezzati a causa del fondo scivoloso, arriviamo all'ultimo tratto camminabile che ci conduce alla croce di vetta.
Il panorama è molto bello e permette di spaziare con la vista da Villa Santina a Gemona, mostrando in maniera chiarissima la confluenza del Fiume Fella, nascente da Camporosso, con il corso del Tagliamento.
Mangiamo un panino e iniziamo la discesa, lungo lo stesso sentiero di ascesa, maggiormente complicata rispetto la salita nei tratti con fondo ghiaioso, che ci rallentano un pò ma sicuramente ci fanno divertire di più.
In discesa, sulla ferrata, ci accorgiamo della presenza di diversi gruppetti di stelle alpine che prontamente fotografiamo e che ovviamente non cogliamo mentre nel tratto camminabile, poco prima dell ingresso nel bosco, scorgiamo in cielo la presenza di cinque grossi uccelli rapaci che volano circolarmente sopra le nostre teste e che scopriremo poi essere dei grifoni stanziali presso la Riserva del Lago di Cornino, una trentina di chilometri più a Sud.
Il resto della discesa è piacevole e senza troppe difficoltà torniamo alla zona di parcheggio.
Successivamente ci fermiamo alla Cascata del Torrente Favanins, un paio di chilometri ad Est di Amaro, dove con un paio di passaggi di risalita leggermente complicati lungo la parte finale della cascata ci portiamo alla pozza di caduta, nel punto in cui la cascata conclude il suo balzo in un'ambientazione da favola tra grotte e pietre solcate da centinaia di anni di azione erosiva dell'acqua.

CURIOSITA'
Un tempo si credeva (a torto) che il Monte Amariana fosse il più alto della Carnia, e anche un vulcano spento. Per tradizione, se la cima del monte è annuvolata, si aspetta la pioggia, e il detto popolare dice: Cuant che la Mariane a ja il cjapiel, met ju il falcet e cjape su il riscjel (Quando la Mariane ha il cappello, metti giù la falce e prendi in mano il rastrello).

TRACCIA GPS
http://www.mediafire.com/file/htuxyw4tmt8ps1k/Monte_Amariana.gpx/file
N.B.: la traccia caricata non è registrata, bensì creata a software ripercorrendo il percorso fatto.

MONTE ZERMULA - ZUC DELLA GUARDIAData: 01/08/2020Zona: Passo del Cason di Lanza (UD)Lunghezza: 6 kmDislivello positivo: ...
22/08/2020

MONTE ZERMULA - ZUC DELLA GUARDIA

Data: 01/08/2020
Zona: Passo del Cason di Lanza (UD)
Lunghezza: 6 km
Dislivello positivo: 700 m
Quota massima: 2150 m
Difficoltà: 4 su 5
Tempo percorrenza (percorso completo con soste): 5:30'
Escursionisti: Max, Lisa

DESCRIZIONE
Parcheggiamo l'auto al parcheggio di fronte alla Casera Cason di Lanza ed imbocchiamo immediatamente il sentiero che dal parcheggio punta all'attacco della ferrata, facilmente individuabile poiche ben segnalato da un cartello che indica per l'appunto la direzione "Alla via ferrata dello Zermula".
La prima metà del sentiero si sviluppa completamente nel bosco su terreno accidentato che necessità di alcuni superamenti di scalini e qualche balzo tra le rocce, la seconda parte invece, all'aperto e con vista sul fianco Est del Monte Zermula alla propria sinistra, si divide in una parte di passaggi tra rocce e bassi arbusti ed una parte conclusiva di risaltita su ghiaione per guadagnare l'attacco alla ferrata.
Va fatta particolare attenzione alla segnaletica del sentiero in quanto in alcuni punti la ridotta presenza di segni potrebbe far imboccare delle diramazioni a fondo cieco anche se il punto di arrivo rimane sempre e comunque ben visibile.
Dopo circa 1 h di avvicinamento arriviamo all'attacco della ferrata e dopo aver indossato il kit iniziamo con la salita pregustandoci già il divertimento anche se in questa giornata risulta particolarmente trafficata e di conseguenza dovremmo necessariamente prevedere dei momenti di attesa per far avanzare il gruppone che ci precede composto da una quindicina di sloveni.
A parte il tratto iniziale piuttosto verticale e su roccia liscia e levigata, tutta la ferrata presenta ottimi appigli naturali che consento una salita agevole senza mai doversi aiutare con la fune metallica.
Dopo circa 1 h e 30' concludiamo la ferrata e con una camminata molto breve ma ripida raggiungiamo la croce di vetta del Monte Zermula dove mangiamo in rapidità il pasto a causa di un insolito ed insopportabile sciamare di formiche.
Dalla cima scendiamo a ritroso fino al termine della ferrata e da li imbocchiamo il Sentiero delle Trincee che si svolge più in alto ed è più lento rispetto la via di rientro normale bassa, ma permette di godere di un bellissimo panorama e di visitare tutte le grotte sede di ricoveri e depositi munizioni della Grande Guerra.
Il sentiero in questione necessita di qualche attenzione in più rispetto la via bassa, sopratutto nella parte di discesa conclusiva, in quanto si svolge su un terreno pieno di sassi e piuttosto friabile.
Arrivati al primo bivio giriamo a sinistra e poi al secondo a destra in direzione Zuc della Guardia, così come segnalato dalla cartellistica presente.
L'avvicinamento alla ferrata "degli Alpini" dura circa 20' attraverso un sentiero poco pulito, invaso dall'erba alta che non consente sempre di vedere dove si mettono i piedi e reso un pò scivoloso dalla pioggia del giorno precedente, in ogni caso non difficoltoso ma necessità di particolare attenzione per evitare di mettere il piede in fallo.
Arrivati all'attacco della ferrata notiamo che il gruppo di sloveni è appena salito ma data la numerosita dei presenti e la poca attenzione degli scalatori stanno iniziando a piovere pietre dall'alto, quindi velocemente ci ripariamo all'interno di una grotta in corrispondenza della scaletta di inizio ferrata ed aspettiamo qualche minuto che la situazione si faccia più tranquilla e sicura prima di iniziare a salire in sicurezza.
La salita lungo la ferrata degli Alpini presenta solamente due difficoltà, ovvero l'uscita dalla scaletta iniziale a cui manca un piolo ma che con un piccolo sforzo e qualche bel allungamento degli arti può essere superato ed il passaggio attraverso una canalina piuttosto stretta che, per chi non è minuto, può provocare qualche grattacapo in più. Per il resto la ferrata risulta piacevolissima e piena di ottimi appigli che anche in questo caso consentono sempre la risalita senza l'aiuto della fune.
Passati 20' circa dall'attacco arriviamo alla croce di vetta e dopo qualche foto iniziamo la discesa dal versante Nord che consiste in un sentiero attrezzato, dove quindi è possibile assicurarsi, e che come difficoltà presenta unicamente il fondo scivoloso a causa della presenza di ghiaia e sassi e qualche passaggio che necessita dell'aiuto delle mani per agevolarsi in fase di discesa da alcuni gradoni.
Arrivati al bivio togliamo il kit da ferrata e teniamo la destra continuando sempre sul sentiero, prima all'aperto e poi nel bosco, che ci riporterà dopo circa 30' al parcheggio.

CURIOSITA'
Il monte Zermula durante la Prima Guerra Mondiale costituiva la prima linea italiana in questo settore che fronteggiava le postazioni austriache poste sulla linea di confine. ll nome del monte deriva dal friulano "germoi" (germoglio) e rappresenta la massima elevazione del sottogruppo cui dà il nome.

TRACCIA GPS
http://www.mediafire.com/file/wrljfzpl3zzxt9c/Monte_Zermula-Zuc_della_Guardia.gpx/file
N.B.: la traccia caricata non è registrata, bensì creata a software ripercorrendo il percorso fatto.

Indirizzo

Sistiana

Sito Web

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