Antonio Lamberto Martino

Antonio Lamberto Martino • Trainer Mindfulness
• Esperto in gestione Emotiva e Psicologia positiva
• Mental Coach e Brainstorming

Siena non finisce dove terminano le sue mura.Continua nei campi che la circondano, negli alberi carichi di frutti, nelle...
18/09/2026

Siena non finisce dove terminano le sue mura.

Continua nei campi che la circondano, negli alberi carichi di frutti, nelle mani di chi coltiva, nei profumi e nei sapori che raccontano questa terra molto prima delle parole.

Amare un territorio significa viverlo tutto!

Significa proteggere le sue bellezze naturali, sostenere chi lavora la terra, riconoscere il valore dei suoi prodotti e trasformare la sua identità in futuro.

Perché Siena non è soltanto una città da fotografare.

È uno straordinario scrigno di cultura enogastronomica che aspetta ancora di essere scoperto, raccontato e valorizzato come merita.

La mia giornata oggi comincia così, un’ottima spremuta di melograno e una certezza.

Chi ama davvero Siena non si limita ad ammirarla.
Se ne prende cura!

Ed è da questa terra, dalle sue persone e dalle sue radici che dobbiamo ripartire.

Perché il futuro di Siena non si costruisce guardandola dalle finestre del Palazzo Pubblico.

Si costruisce vivendola!

16/09/2026

Dovremmo essere sorpresi?

«A Siena formiamo giovani brillanti. Poi troppo spesso li accompagniamo alla stazione.»Ringrazio la Gazzetta di Siena e ...
08/09/2026

«A Siena formiamo giovani brillanti. Poi troppo spesso li accompagniamo alla stazione.»

Ringrazio la Gazzetta di Siena e il giornalista Vincenzo Battaglia per aver voluto approfondire una riflessione che nasce dal mio lavoro e, soprattutto, dall’ascolto di tanti giovani.

Non penso che i ragazzi di oggi abbiano meno voglia di lavorare o di impegnarsi.
Al contrario, incontro giovani preparati, sensibili e pieni di capacità.

Il problema è ciò che accade dopo la formazione.

Troppo spesso manca un collegamento reale con il lavoro, con le imprese, con le istituzioni e con i luoghi nei quali si prendono le decisioni.

Non possiamo limitarci a chiedere ai giovani di restare a Siena.

Dobbiamo domandare loro che cosa servirebbe per poter costruire qui il proprio futuro.

Per questo oggi la domanda la rivolgo direttamente a loro:

qual è la condizione concreta che potrebbe convincerti a restare, tornare o costruire il tuo futuro a Siena?

Lavoro, casa, formazione, sport, spazi, possibilità d’impresa oppure altro?

Vi leggo e vi ascolto.

Antonio Lamberto Martino, insegnante di mindfulness, racconta come ormai Siena sia un punto di passaggio per tanti giovani e non di arrivo

A Siena formiamo giovani brillanti. Poi li accompagniamo alla stazione.Quando arrivai qui, vent’anni fa, trovai una citt...
04/09/2026

A Siena formiamo giovani brillanti. Poi li accompagniamo alla stazione.

Quando arrivai qui, vent’anni fa, trovai una città che credeva nei giovani.

Oggi vedo ragazze e ragazzi capaci, che studiano, si impegnano e costruiscono competenze.
Poi li vedo partire.

Non perché non amino Siena.
Perché Siena non offre loro abbastanza ragioni per restare.

E mentre l’attuale amministrazione celebra convegni, taglia nastri e pronuncia la parola “giovani” davanti alle telecamere, i giovani veri preparano le valigie.

La stazione è diventata il punto d’arrivo delle politiche giovanili del Comune.

Non basta chiedere loro di restare.
Servono formazione collegata al lavoro, affitti accessibili, sport, sostegno all’impresa e spazi nei quali trasformare un’idea in un progetto.

Meno slogan.
Meno fotografie istituzionali.
Più possibilità concrete.

Perché una città che costringe i propri giovani a partire non perde soltanto abitanti.

Perde lentamente il proprio futuro. Un treno alla volta.

SE DEVI CHIEDERE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE QUALE PIZZA TI PIACE, ABBIAMO UN PROBLEMA!Non è una battuta. È successo da...
31/08/2026

SE DEVI CHIEDERE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE QUALE PIZZA TI PIACE, ABBIAMO UN PROBLEMA!

Non è una battuta. È successo davvero.

Dietro di me, una coppia di ventenni legge il menù della pizzeria con il cellulare in mano.

Fin qui, nulla di strano.

Poi capisco cosa stanno facendo:

chiedono all’IA di aiutarli a scegliere la pizza.

L’algoritmo consiglia.
Loro ordinano.
Le pizze arrivano.
Assaggiano.

Non gli piacciono.

Confesso: ho riso.

Perché possiamo affidare all’Intelligenza Artificiale calcoli, dati, traduzioni e analisi complesse.

Ma c’è una cosa sulla quale possediamo ancora una tecnologia imbattibile:

il palato.

Se ami il piccante, lo sai tu.
Se detesti le acciughe, lo sai tu.
Se preferisci una marinara a una quattro formaggi, dovrebbe saperlo la tua bocca prima di ChatGPT.

Eppure questa scena, comica quanto assurda, racconta qualcosa di molto più serio.

Il problema non è l’Intelligenza Artificiale.
Il problema è quando smettiamo di usare quella umana.

E non prendiamocela soltanto con i ragazzi.

Arrivano dopo vent’anni di una cultura gastronomica televisiva che troppo spesso ha trasformato il cibo in spettacolo, il cuoco in personaggio, il piatto in scenografia e la tradizione in audience.

Abbiamo imparato a fotografare ciò che mangiamo.

A giudicare l’impiattamento.

A seguire chef, influencer e classifiche.

Ma rischiamo di dimenticare la cosa più elementare:

riconoscere ciò che ci piace.

La cucina mediterranea nasce esattamente dal contrario.

Memoria.
Territorio.
Stagioni.
Profumi.
Mani.
Tavola.

Esperienza.

Usiamo pure l’IA. È uno strumento straordinario.

Ma quando arriva il cameriere, facciamoci ancora una domanda da esseri umani:

«Io, cosa ho voglia di mangiare?»

Perché il giorno in cui un algoritmo dovrà dirci persino quale pizza ci piace, non dovremo preoccuparci dell’Intelligenza Artificiale.

Dovremo preoccuparci della nostra. 🍕

Impasto Pizzeria Contemporanea

Condividilo se ami il mare! 🌊
27/08/2026

Condividilo se ami il mare! 🌊

IL MEDITERRANEO NON SI RACCONTA. SI FA.Con le mani.Con quello che offre la terra.Con quello che arriva dal mare.Sarde, f...
26/08/2026

IL MEDITERRANEO NON SI RACCONTA. SI FA.

Con le mani.
Con quello che offre la terra.
Con quello che arriva dal mare.

Sarde, finocchietto selvatico, limone.

Pochi ingredienti, nessun bisogno di stupire.

Perché prima di diventare “dieta”, il Mediterraneo era già gesto, memoria, territorio e convivialità.

La cucina del futuro dovrebbe ripartire proprio da qui, meno artifici, più identità.

🌊🍋🐟

Quando metto le mani nella farina, torno a essere il Re del grano.Non per un titolo.Non per la televisione.Non per i fol...
24/08/2026

Quando metto le mani nella farina, torno a essere il Re del grano.

Non per un titolo.
Non per la televisione.
Non per i follower.

Ma per le scelte che continuo a fare.

Lievito madre.
Mani, non scorciatoie.
Solo farine da grani autoctoni italiani. 🇮🇹

Perché il pane può cambiare forma, seguire le mode, diventare perfino spettacolo.

Ma una verità resta:

il pane non ha bisogno di follower.
Ha bisogno di essere fatto bene.

Il marketing lo lascio agli altri.
Le chiacchiere anche.

A me basta una cosa molto più concreta:

avere ancora le mani sporche di farina italiana. 🇮🇹🌾

A distanza di dieci anni, c’è ancora chi mi chiede:«Perché hai lasciato la cucina in televisione?»Oggi la risposta mi ap...
20/08/2026

A distanza di dieci anni, c’è ancora chi mi chiede:

«Perché hai lasciato la cucina in televisione?»

Oggi la risposta mi appare ancora più chiara.

C’è una verità che prima o poi comprendiamo tutti: non possiamo pretendere di migliorare ciò che ci circonda se non siamo disposti, prima, a migliorare noi stessi.

Dieci anni fa vedevo un mondo accelerare. Aumentavano le informazioni, ma diminuiva il tempo per comprenderle. La competenza lasciava troppo spesso spazio alla semplificazione, l’approfondimento allo spettacolo, il pensiero critico al consenso immediato.

Così mi feci una domanda:

voglio essere visibile o voglio essere utile?

Scelsi di essere utile.

La televisione mi aveva dato molto, ma sentivo che il mio percorso doveva andare oltre.

Perché possiamo preparare il piatto più bello, raccontare la ricetta più affascinante e celebrare prodotti straordinari. Ma se una società perde la capacità di comprendere, pensare e riconoscere ciò che prova, abbiamo qualcosa di molto più importante di cui occuparci.

Così tornai a studiare.

Gestione emotiva, mindfulness, crescita personale, costruzione e comprensione delle emozioni.

Da quel percorso, anni dopo, è nata Emologia.

Non ho mai abbandonato la cucina. La buona tavola, quella autentica, fatta di cultura, territorio e convivialità, continua a essere parte di me.

Ho semplicemente scelto quale contributo volevo lasciare.

Non soltanto nutrire le persone.
Ma contribuire a nutrire il loro modo di pensare, sentire e comprendere.

Perché i programmi finiscono.
Le mode passano.
I riflettori si spengono.

La conoscenza, invece, continua a illuminare.


L’accessorio più bello dell’estate 2026?Le tue emozioni!Portale al mare.In barca.In montagna.Ovunque tu vada non farti m...
17/08/2026

L’accessorio più bello dell’estate 2026?
Le tue emozioni!

Portale al mare.
In barca.
In montagna.
Ovunque tu vada non farti mancare Emologia!

Perché quest’estate la vera tendenza non è apparire.
Non è mostrare dove sei.
È sentire davvero ciò che stai vivendo!

☀️📕 Le mode estive passano.
Con Emologia tu resti!

Scopri l’estate su Amazon https://www.amazon.it/dp/B0G3LCVC1F

Cosa succede quando le tue emozioni sono la tua forza? Nasce Emologia, una rivoluzione. Antonio L. Martino, tra i massimi esperti e Trainer in mindfulness, Mind Coaching e gestione emotiva, ha dedicato la sua vita per creare qualcosa di mai visto: una scienza delle emozioni capace di unire te...

Indirizzo

Via Delle Vergini, 18
Siena
53100

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