31/12/2025
Ciao Roberto!
“Al Sei Nazioni dí quest’anno ci sono arrivato, confido nel prossimo e poi nei mondiali”. Anche quando sapeva perfettamente che il suo tempo stava per finire, Roberto Sesena non si piangeva addosso, e parlava di rugby come se ad attenderlo ci fosse ancora una numero indefinibile di partite, di terzi tempi, di chiacchiere, di impegno. E’ morto il 28 dicembre, e con lui si sfoltisce ancora quel bosco che era il Chicken delle origini, la squadra messa su dal Ghezzi partendo dai compagni di classe di suoi figlio, e presto diventata una realtà importante. Era arrivato nella giovanile (allora ne esisteva una sola) allenata dal mitico Genna, che poi sarebbe stato a lungo il dirigente accompagnatore della Prima squadra. “Arrivai - racconta Remo Cettolo - che lui era lì da poco. Una bella squadra. Lui, Marietto Barbiani che era un bravo mediano di mischia, Zollo, Nevi, Ganassini che ci ha lasciato già da qualche anno. A quei tempi la Prima aveva diritto a portarsi dietro una sola riserva, il sedicesimo giocatore, che spesso veniva prelevato dalla giovanile, e a volte toccava a lui”. Poi l’approdo in prima squadra: una foto ce lo mostra insieme a giocatori che avrebbero fatto la storia del Chicken: Villa, Borsani, Barbani, Senatore. Indossano la maglia a tre colori - giallo, verde, nero - di cui si è poi persa la memoria. Smise presto, ma la sua avventura nel rugby era lontana dal finire. Perchè fu tra i pilastri della , la squadra milanese che univa spirito sociale, militanza politica e insofferenza alle regole federali, e che è stata a lungo dominatrice del campionato Uisp, e di cui con la sua inseparabile macchina fotografica (grande sua passione, come la musica e la moto) raccontò molte stagioni. Ma l’amore per lo Stella non gli impedì di rincrociare la strada del Chicken, indossando come Old la maglia gialloverde che portava da ragazzo. Era un uomo dalle mille curiosità, cosa che non sempre accade ai rugbisti, e gli piaceva impegnarsi, sb*****si. E in ogni cosa che faceva portava il suo sorriso, perchè è la gentilezza che salverà il mondo.”