04/02/2026
IL SISTEMA DELLE REGOLE DELLA PALLACANESTRO ITALIANA AIUTA DAVVERO LE SOCIETÀ?
Da quando la pallacanestro italiana ha abbandonato il principio della proprietà del cartellino, il sistema ha perso un equilibrio fragile ma fondamentale: quello tra formazione, investimento e ritorno economico.
Oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti: i settori giovanili non sono più una priorità strategica per molte società, il reclutamento è diventato un costo e non un progetto, e gli allenatori si trovano schiacciati tra obblighi federali e sostenibilità economica.
Il problema non è culturale. È strutturale.
IL CORTOCIRCUITO ECONOMICO DELLE SOCIETÀ
Le società, soprattutto quelle non professionistiche, vivono una pressione crescente:
• tasse federali sempre più onerose
• costi di iscrizione ai campionati
• spese di gestione (trasferte, staff, impianti)
• nessuna tutela patrimoniale sull’atleta formato
In questo contesto, investire sul settore giovanile diventa irrazionale.
Formare un giocatore per 8–10 anni, senza alcuna garanzia di ritorno economico o tecnico, significa esporsi a una perdita certa. Il talento, una volta cresciuto, può andarsene liberamente. Il club resta con i costi.
Il messaggio implicito del sistema è chiaro: meglio sopravvivere che costruire.
I REGOLAMENTI FIP 2025/2026: PREMI ESISTENTI, MA INSUFFICIENTI
Per la stagione sportiva 2025/2026, i meccanismi di incentivazione sono disciplinati principalmente dai Comunicati Ufficiali n. 1012 e n. 1013 della Federazione Italiana Pallacanestro (aggiornati a novembre 2025).
I premi esistono, ma non incidono realmente sui bilanci né orientano le scelte strategiche delle società.
1. Premi di Valorizzazione e NAS (Nuovo Addestramento Sportivo)
Il sistema NAS si basa su un principio corretto:
chi utilizza atleti “formati” versa contributi che vengono redistribuiti a chi li ha cresciuti.
• Destinazione fondi:
o 85% alle società di formazione
o 15% al Fondo FIP
• Parametri economici:
o Serie A: 15.000 €
o Serie A2: 11.000 €
o Serie B: 7.500 €
Il problema?
Queste cifre non coprono neppure lontanamente il costo reale di un settore giovanile strutturato.
Inoltre, se una società smette l’attività giovanile o perde l’affiliazione, il premio viene assorbito dalla Federazione. Un paradosso: chi rinuncia alla formazione non viene penalizzato, ma il sistema sì.
2. Premialità per Serie A2 e Serie B Nazionale
Per A2 e B Nazionale sono previste premialità legate al ranking dei settori giovanili, definito dalla Lega Nazionale Pallacanestro.
• Incentivi solo per i primi 12 settori giovanili
• Percentuali dal 13% (1° posto) al 6% (10°–12°)
Questo modello introduce una competizione elitaria:
premia chi è già forte, strutturato, sostenuto economicamente.
Chi è in difficoltà resta fuori dal sistema e non ha strumenti per crescere.
3. Settore femminile e premialità Under
Nel settore femminile (Serie A1 e A2) e nei campionati maschili di A2 e B Nazionale, sono previsti incentivi legati:
• all’impiego di giovani
• al minutaggio effettivo
• alla presenza a referto
La finalità è condivisibile, ma le risorse stanziate (es. 200.000 € complessivi in A2) risultano frammentate e poco incisive.
Ancora una volta, il premio non modifica le scelte tecniche, ma viene percepito come un piccolo ristoro a posteriori.
IL NODO CENTRALE: NESSUN INCENTIVO STRUTTURALE ALL’UTILIZZO DEI GIOVANI
Il vero problema è che non esiste un legame forte e obbligante tra:
• settore giovanile
• utilizzo dei giovani nei campionati senior
• ritorno economico certo e programmabile
Oggi conviene prendere un giocatore già formato altrove, magari a basso costo, piuttosto che investire internamente.
Il sistema disincentiva il coraggio.
UNA PROPOSTA CONCRETA DI RIFORMA
Se davvero si vuole salvare il futuro della pallacanestro italiana, serve un cambio di paradigma. Non premi simbolici, ma incentivi strutturali, sostenuti da risorse esterne e non dalle società stesse.
1. Fondo centrale di incentivazione (extra-società)
• Creazione di un Fondo Giovani alimentato da:
o sponsor federali dedicati
o contributi istituzionali (Sport e Salute, enti pubblici)
o partnership con media e broadcaster
👉 Nessun aggravio diretto per le società.
2. Premio legato all’utilizzo reale dei giovani “interni”
• Incentivi solo per:
o giocatori provenienti dal proprio settore giovanile
o tesserati da almeno 3–4 anni
• Premio calcolato su:
o minutaggio reale
o convocazioni continuative
o permanenza nel roster
Non basta farli giocare “un minuto per regolamento”.
3. Contratti di valorizzazione federale
• La Federazione diventa garante economico:
o se un atleta formato internamente passa di categoria
o o cambia società entro X anni
Scatta un indennizzo automatico, certo e rapido.
Non negoziabile, non simbolico.
4. Premi pluriennali e programmabili
• Incentivi su base triennale, non annuale
• Parametri chiari e stabili
Le società devono poter pianificare, non sperare.
CONCLUSIONE: SENZA INVESTIMENTO NON C’È SVILUPPO
La pallacanestro italiana non ha un problema di allenatori, né di passione.
Ha un problema di regole economiche.
Finché formare un giocatore sarà un atto romantico e non una scelta sostenibile, i settori giovanili continueranno a ridursi, e il livello tecnico dei campionati seguirà la stessa parabola.
Il talento va coltivato.
Ma soprattutto, va difeso.
✍️ BUZZER