26/10/2018
"Lettura raccomandata". Il pensiero del nostro carissimo e bravissimo Mattia sulla situazione della Roma, sul percorso iniziato 7 anni fa e su quelli che sono gli obiettivi a lungo termine della nostra Roma. Dedicategli 5 minuti del vostro tempo: li valgono, per avere un impatto più razionale rispetto la passione per la Roma.
"La rosa della Roma è forte davvero. Soprattutto per questo ai tifosi viene il sangue amaro quando si perdono partite giocando in maniera mediocre come è accaduto già tre volte in questa stagione.
Sono partiti due calciatori importanti come Nainggolan e Strootman, ma va detto che entrambi stanno giocando in modo tutt'altro che brillante, sono in evidente fase calante ed è quindi difficile credere che con loro le cose sarebbero potute andare diversamente finora. Anzi, non si può negare che anche con loro in campo questa squadra abbia trascorso momenti di totale appannaggio, né che il loro grande temperamento e attaccamento alla causa (che tanti oggi considerano una fondamentale mancanza), non era bastato ad evitare cali di tensione e risultati deludenti. Eppure si continua a ridurre tutto a questo, principalmente con lo scopo di attaccare la società ed esprimere sentenze distruttive sul mercato, interpretando la realtà in maniera pretestuosa e sempre più condizionando - condizionati dai risultati -.
Allo stesso tempo non si possono considerare Nzonzi, Pastore, Cristante, Lorenzo Pellegrini, De Rossi, Zaniolo e Coric inadatti a p***eguire obiettivi importanti, perchè formano un centrocampo ricco di esperienza, talento e qualità. Il fatto che il rendimento di alcuni di loro sia oggettivamente ancora al di sotto delle aspettative, non giustifica i giudizi definitivi su un reparto che - vuoi per l'età ancora giovane di alcuni, vuoi per il necessario periodo di adattamento di altri - ha margini di crescita importanti. D'altronde se guardiamo la parabola di ognuno, Nzonzi sta crescendo di settimana in settimana assumendo sempre più un ruolo fondamentale in mediana, Pellegrini ha trovato una continuità di prestazioni brillanti che hanno convertito i fischi e i mugugni nei suoi confronti in applausi convinti e meritati; l'unico che in questo momento va gestito e recuperato da parte del mister pare essere Cristante, apparso ancora un pò timido e incerto quando è stato chiamato in causa.
Ognuno in modo diverso e per motivi differenti deve trovare continuità, senza la quale non si va lontano. Il fatto che ancora non ci siano riusciti tutti, da sicuramente modo di sputare veleno sul DS Monchi per la campagna acquisti, sui singoli calciatori che si auto ledono quando approcciano una partita nel modo sbagliato, e sull'allenatore che di norma passa per il responsabile numero uno dei tristi spettacoli che vanno in scena sul terreno di gioco.
Se si vuole dare un senso ad un progetto nato e costruito sul lungo periodo non si possono pretendere risultati istantanei e cambiare ogni due anni quando si vivono momenti di crisi e di difficoltà. Il Borussia Dortmund di Klopp arrivò 5° e 6° nei primi due anni della sua gestione. Risultati che allora furono deludenti, soprattutto in un campionato ancora meno competitivo del nostro. Ma fu data continuità al progetto tecnico e i risultati andarono migliorando fino alla conquista dello scudetto a spese del Bayern Monaco che può essere considerata la juventus di Germania per la sua storica supremazia nel campionato nazionale. Se a Roma Eusebio arrivasse 5°, verrebbe considerato scarso, non da grande squadra, aziendalista e chi più ne ha più ne metta. Senza contare che troppi parlano come se in 90 anni di storia fossimo stati abituati a vincere trofei a grappoli e non si ha mai la pazienza di dare fiducia ad un allenatore, a meno che le cose non vadano sempre e da subito in maniera perfetta. Questo perchè ad ogni discorso viene anteposto l'odio verso la società che spiega tutti i giudizi e le considerazioni distruttive. Quando a rimetterci è solo Di Francesco e quindi la Roma.
Non è vero che in 14 mesi a Roma il tecnico non ha mai dimostrato nulla. Non è vero che la sua squadra non ha mai avuto un'identità e che le sono sempre venuti meno gli stimoli, il carattere e la maturità al di fuori delle partite di cartello.
E' ingiusta e poco veritiera questa infima e banale volontà di andare a screditare gli oggettivi meriti di qualcuno, nel tentativo di creare finte verità alle quali tanti credono pur avendo vissuto quei momenti. Pur di sfogarsi. Pur di trovare il modo di accollare una qualsiasi colpa e responsabilità da far pagare pesantemente.
Andando a guardare il rendimento dello scorso anno ci accorgiamo che la Roma, al di là del periodo di crisi di risultati nelle 7 partite consecutive senza vittorie (totale 3 pareggi e 3 sconfitte), ha vinto 23 volte, pareggiato 5 e perso solamente 4 volte. Nello specifico, in ben 16 vittorie la Roma ha mantenuto la porta inviolata (18 i clean scheet totali in campionato), sintomo di un equilibrio e una solidità con pochissimi precedenti. Inoltre delle restanti 7 partite vinte in cui abbiamo concesso gol all'avversario, 6 sono arrivate con 2 o più gol di scarto.
Nelle 9 partite pareggiate o p***e, i risultati obiettivamente difficili da accettare sono stati solamente 3: Roma-Milan 0-2 (arrivata prima della vittoria a Napoli per 4-2 e complessivamente in mezzo ad un ottimo periodo di salute di 6 vittorie giallorosse di cui 5 senza subire gol); Bologna-Roma 1-1 e Roma-Fiorentina 0-2 (che ha preceduto la storica impresa con il Barcellona).
Sono più accettabili i pareggi con la lazio (tre giorni dopo gli sforzi della qualificazione alla semifinale di Champions), con la juve (che è la juve), il Genoa (partita compromessa dall'episodio del rigore ed espulsione di De Rossi), e Chievo (una di quelle partite stregate in cui la palla non è voluta entrare).
L'aspetto principale di queste partite in cui la Roma non è riuscita a portare a casa i 3 punti, riguarda l'atteggiamento e l'approccio positivo con cui sono state affrontate le sfide. Quelle stesse qualità mentali che sono invece mancate in maniera evidente e clamorosa nelle 7 gare consecutive che hanno rappresentato un ormai classico periodo di crisi che questa squadra attraversa ogni anno da sempre. Come in alcune partite di questo inizio di stagione.
E' quindi sensato e costruttivo dire che il problema sarebbe Di Francesco e - peggio ancora - che sarebbe opportuno cambiare la guida tecnica? Assolutamente no. Per non parlare dei puntualissimi media italiani sfruttatori, generatori, amplificatori e cavalcatori dei malumori della piazza, che hanno sparato cazzate (così le ha definite James Pallotta) sulle conversazioni del tutto immaginarie che sarebbero avvenute tra il numero uno giallorosso e i suoi dirigenti sull'ipotetico ultimatum nei confronti del tecnico che invece non è mai stato messo in discussione.
Ma siccome ci si affolla nel ricordare che la Roma ha perso 7 partite in casa in campionato dall'anno scorso con Eusebio in panchina (senza contare però il rendimento ottimo in trasferta), è giusto osservare tutti i dati che riguardano la sua Roma.
Tra tutte le squadre che compongono i gironi di Champions, la Roma è quella che insieme a Barça e PSG ha segnato di più; i Giallorossi sono quelli che più di tutti hanno effettuato tiri nello specchio della porta. Una squadra che un'identità ce l'ha e non da martedì sera, anche se tanti ancora non gliela riconoscono.
I dati Opta ci aiutano a ricordare che Di Francesco è il secondo allenatore di sempre per vittorie nella prima competizione europea (8), secondo solo a Spalletti (15) che ne ha giocate anche di più; Olimpico inespugnabile in Champions con il tecnico abruzzese: 7 gare vinte su 8 giocate, 20 reti segnate e 2 subite (nella gara vinta 4-2 sul Liverpool).
Bisogna dire che lui non è quello che viene descritto dai tifosi incazzati, e chi guarda oltre i singoli risultati e non si lascia condizionare dai malumori (pur legittimi che siano), lo sa.
Progetti a lungo termine richiedono ragionamenti, decisioni e reazioni a lungo termine. Prevedono giocatori giovani che cresceranno, rose che dovranno assimilare gli insegnamenti e raccogliere i frutti del lavoro svolto. Si deve continuare a lavorare sui propri limiti che ho sempre sostenuto fossero mentali. La Roma deve sempre giocare con la voglia e la determinazione nell'andare a recuperare palloni nella metà campo avversaria ed imporre il suo gioco, mettendo in pratica le idee del tecnico - preparato e Romanista - che sono chiarissime.
Forza La Roma!"