30/10/2021
Ecco per voi un passaggio da Angeli Proverbiali vol 2, sul mondo che sta cambiando... ❤🥰☯
A: Eppure c’è molto in preparazione, molte cose in gestazione; è un vero e proprio periodo di passaggio.
L: speriamo verso il meglio, al momento molti di noi non se la passano affatto bene, ma questo lo sai già.
A: anche per noi angeli è un momento delicato.
L: davvero?
A: Immagina la madre che sta per partorire e noi lì pronti.
L: e perché così delicato?
A: è come se “voi in terra” e “noi in cielo” siamo tutti un po’ in allerta... non dobbiamo forzare il momento ma nemmeno farci trovare impreparati, dobbiamo essere presenti ma senza incalzare, senza stimolare.
L: una presenza vigile ma immobile?
A: sì, perché potrebbe diventare un condizionamento e noi non lo possiamo fare.
L: ma vi prego, condizionateci.
A: L’aspetto più difficile di questa fase è che l’umanità non si accorge che è in una fase di gestazione per cui ci saranno momenti molto difficili e voi lo sapete.
L: abbiamo ripreso con le buone notizie. Mi mancavano.
A: Adesso lo state già vivendo a livello individuale. Questi episodi che voi chiamate attacchi di panico, di ansia, angoscia, pianto o comunque episodi di emotività particolarmente fragile, si sentiranno in modo sempre più collettivo.
L: speriamo siano gli ultimi nefasti momenti in fase di gestazione prima della felicità.
A: eh sì. Il bambino deve sentirsi male per decidere di nascere e la madre deve sentirsi male per decidere di lasciar andare il bambino.
L: dopo le pessime notizie, il solito bagno di sangue.
A: io capisco come vedete voi le cose ma per come le vedo io, pur essendo estremamente delicato, è anche un momento meraviglioso e la cosa bella, e non è un caso, è che questa sofferenza non lascia nessuna traccia.
L: ah, una sofferenza che poi non lascia traccia, una vera fortuna
A: Oh sì puoi dirlo forte!
L: se non sbaglio stiamo parlando sempre di sofferenze, vero? insomma, quella roba per cui noi patiamo e piangiamo e tutto il resto... e l’importante è che non lasci traccia?
A: A differenza di altre sofferenze che l’umanità ha attraversato e che hanno lasciato un solco, anzi, delle cicatrici alle volte anche profonde come il periodo della peste o quello delle persecuzioni del clero nei confronti dei non cattolici....
L: stai mettendo tutto assieme ma c’è una bella differenza tra le calamità naturali e le insidie di un gruppetto di instabili mentali.
A: sto parlando di sofferenze che possono essere state causate dall’essere umano oppure calamità naturali come terremoti, inondazioni, guerre, invasioni; sto parlando anche di ogni tipo di violenza che l’essere umano ha perpetrato o sta perpetrando nei confronti di tutto ciò che è altro da sé.
L: vuoi dire tutti quegli eventi che hanno creato più o meno la storia dell’uomo?
A: esatto. L’importante è che tu consideri questi eventi come provenienti da due fonti differenti: alcuni causati dall’essere umano, altri no.
Tutti questi eventi dovevano lasciare un solco, dovevano lasciare una traccia nella collettività e allo stesso tempo nell’individuo, una traccia che potesse dar luogo ad un processo di saturazione di ciò che viene conosciuto come azione violenta. Come se ogni evento dovesse riempire una sorta di contenitore il quale una volta colmo può diventare qualcosa d’altro.
L: e perché è così importante che quelle faccende a dir poco terribili lascino un segno? Accanimento sulla sofferenza?
A: Al contrario! La traccia o solco lasciato dai ricordi di avvenimenti di violenza hanno come compito quello di raggiungere lo stato di saturazione.
L: un modello di apprendimento un po’ arcaico.
A: A forza di ricordare momenti di violenza l’essere umano arriva ad uno stato di repulsione e di rifiuto nei confronti della violenza.
L: speriamo di aver fatto il pieno una volta per sempre.
A: in un certo senso sì. Diciamo che è cambiato qualcosa di profondo.
L: del tipo?
A: Oggi il cambiamento, a differenza dal passato, porta ad un salto evolutivo. Quello che oggi chiamate comunemente upgrade è dato dal dolore che porterà a questo cambiamento ma senza lasciare traccia.
L: e noi sentiamo diversamente quindi?
A: certo, l’essere umano che lo prova se ne rende conto, comprende che anche se c’è dolore, non è fasullo. Sente che quel malessere non è profondo; è intenso ma non profondo e quindi anche se c’è la sensazione di malessere, l’individuo capirà che è in realtà un momento di passaggio.
L: senti ma... sei sicuro che non farà così tanto male? Non per dire ma voi non avete una grande percezione fisica, il vostro barometro frega un bel po’.
A: è come quando tu entri in un tunnel e ti trovi al buio, quel buio ha un significato particolare perché tu sai di essere dentro ad un tunnel, tu sai che in un tunnel non ci può essere la stessa quantità di luce che c’è all’aria aperte a meno che non si tratti di luce artificiale. La cosa importante è che, per quanto ti possa sembrare strano ciò che ti sto per dire, è l’amore ciò che sta guidando tutto questo processo e le persone che nel tempo sono state definite “di buona volontà” lo sentono. Mi segui?
L. sì, certo.
A: Essere persone di buona volontà significa aver raggiunto una maturità tale per cui l’individuo non si muove più nel “occhio per occhio dente per dente” ma si muove in un altro binario. Quelle persone saranno i protagonisti; il ruolo di queste persone sarà vivere questo momento delle doglie della mamma con la gioia del bambino che nasce; non con disperazione ma con gioia vera e propria. È come se tu vedessi qualcosa che comincia a deperire ma capisci che quel deperimento è il segnale di qualcosa che sta nascendo e non un segnale di morte, di finitudine, di nero, di buio, di privazione.
L: meno male. Questo è davvero importante per noi.
A: sì, perché fino adesso che cosa è successo invece? Per un uomo o una donna di buona volontà, per una persona credente, nel momento in cui si verifica una calamità sia per cause naturali o volute dall’uomo, in realtà è sempre stato un grandissimo sforzo mantenere un atteggiamento positivo. Se pensi alle inondazioni o ad un terremoto, di primo acchito non ti viene da pensare all’aspetto positivo, ti viene da sentire ed entrare in risonanza con il dolore come forma di solidarietà e di fratellanza tra te e il resto dell’umanità; durante quei passaggi l’aspetto positivo è sempre stato per te come per le altre persone di buona volontà il frutto di un tuo lavoro, il frutto di un processo, non ti è venuto naturale. Invece quando ci saranno momenti di oscurità o di sofferenza... ti verrà in automatico posizionarti in una visione positiva o evolutiva e non solo. È come se tutto ciò che hai fatto fino ad oggi, tutto ciò che hai vissuto ti posiziona lì; tutto ciò che hai vissuto acquisisce un senso “altro” ed “alto”. Quindi per le persone di buona volontà sarà un momento molto bello.
L: fondiamo subito un movimento e apriamo le iscrizioni.
Continua....
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