10/06/2026
L’unico giudice dovrebbe essere il campo
Noi crediamo che lo sport debba insegnare una cosa semplice: si vince e si perde giocando.
Soprattutto quando parliamo di ragazzi, di settore giovanile, di famiglie che fanno sacrifici e di una società che lavora ogni giorno per far crescere i propri atleti, il campo dovrebbe restare l’unico vero giudice.
Quanto accaduto nella fase nazionale Under 15 di Calcio a 5 ci lascia una sensazione amara. Avevamo conquistato sul campo il titolo regionale calabrese e stavamo vivendo un percorso importante, fatto di entusiasmo, orgoglio e appartenenza. Dopo due gare, con una vittoria e un pareggio, la possibilità di arrivare alla Final Four era concreta. Mancava una partita, da giocare in casa, davanti alla nostra comunità.
Poi tutto è cambiato senza giocare.
La rinuncia di un’altra squadra ha modificato gli equilibri del girone e ha inciso sul destino della competizione. Il risultato è stato pesante: siamo usciti senza essere stati battuti sul campo.
Ed è proprio questo il punto.
Come possiamo spiegare ai nostri ragazzi che devono allenarsi, rispettare gli avversari, credere nel gruppo e accettare il risultato, se poi il loro percorso può essere interrotto da una decisione presa fuori dal campo?
Le regole servono. Le istituzioni vanno rispettate. Ma quando una regola non protegge la correttezza della competizione, allora va rivista. Perché la burocrazia non può diventare più forte dello sport. Non può spegnere l’entusiasmo di ragazzi che stavano semplicemente provando a vivere un sogno.
Nel settore giovanile il danno non è solo sportivo. È educativo. Ogni scelta trasmette un messaggio. E il messaggio non può essere che chi si presenta, gioca e rispetta il percorso rischia di pagare per il comportamento di altri.
Noi crediamo in uno sport fatto di libertà, responsabilità, lealtà e merito. Uno sport che premi chi ha il coraggio di scendere in campo, non chi condiziona una competizione senza giocarla.
Quanto accaduto non può essere liquidato come un semplice episodio regolamentare. Deve diventare un’occasione seria per correggere ciò che non funziona.
Perché quando il campo viene superato dalla burocrazia, non perde solo una squadra.
Perde lo sport.