20/02/2026
MOKUSO
La pratica marziale richiede una concentrazione eccezionale. Serve per essere consapevoli pienamente, per non cedere alle distrazioni, per avere una percezione costante e profonda dello spazio e del tempo nel quale si agisce. È anche indispensabile per avvertire le tensioni del corpo, per sentire il respiro, per guidare l'attacco e la difesa.
Entrare nel giusto stato mentale non è semplice; questo è il motivo per cui si ricorre tradizionalmente ad esercizi che acuiscono la capacità di focalizzazione della mente.
Uno dei più importanti fra questi, mutuato dallo Zen, è anche il più praticato nelle arti marziali giapponesi. Parliamo, ovviamente, del "Mokuso", che possiamo tradurre come "silenzio della mente (da moku = silenzio, so = pensare).
La pratica del Mokuso in apparenza è semplice, nella sostanza è estremamente ardua. Occorre spegnere la mente superficiale e arrestare il pensiero, spostando l’attenzione sulle percezioni fisiche: quella del respiro, quella della propria presenza fisica. Si sorveglia quindi attentamente la correttezza della postura, nella posizione di ‘seiza’.
In questo modo lo spazio della mente si svuota e nel contempo si amplia e ‘si espande’; si abbanonano i pensieri ricorrenti e ripetitivi, gli stati d’animo e i timori che ci condizionano.
Dopo una pratica devota e costante, il praticante riesce a raggiungere uno stato di profonda serenità, un senso di distacco e di calma interiore che permette di esercitare al meglio il proprio "vissuto marziale".