22/01/2026
La divulgazione 🐾
🐺 Riproponiamo un post che abbiamo scritto la scorsa settimana, aggiungendo qualche informazione in più:
Il lupo è un animale schivo che teme l’uomo e cerca di evitarne il contatto diretto: su questo punto, i dati parlano molto chiaro.
Il fatto che alcuni esemplari si spingano in zone limitrofe ai centri abitati non è un segno di "confidenza" o di perdita di selvaticità: il lupo mantiene comunque la sua naturale elusività nei confronti delle persone.
Per contestualizzare meglio il fenomeno, occorre considerare che la stragrande maggioranza degli avvistamenti in questi contesti avviene dall'interno delle auto.
I lupi non associano il veicolo alla presenza umana e, per questo motivo, risultano più facilmente osservabili (sorvolando sul fatto che, spesso, chi riprende questi video lo fa guidando con il cellulare in mano...).
Gli attacchi all’uomo, nonostante una certa narrativa sostenga che siamo "invasi" dai lupi, sono estremamente rari: negli ultimi due secoli non si registrano decessi causati da lupi in Italia. Analizzando i dati recenti, la maggior parte degli episodi di morsicatura è riconducibile ad un singolo individuo (il caso di Vasto).
Si trattava di un animale apertamente "confidente" perché, con ogni probabilità, era stato alimentato da qualcuno: questo gli ha fatto perdere il timore verso l’uomo, portandolo ad interagire in modo aggressivo. È bene ricordare che il morso di un lupo che intende realmente nuocere non è paragonabile a quello di un cane: la sua potenza mascellare è notevolmente superiore e, biologicamente, un predatore selvatico non spreca mai energie in attacchi inutili.
Questi sono casi anomali che non rispecchiano l’etologia della specie, ma che vengono ampiamente strumentalizzati da chi ha interesse a promuovere gli abbattimenti.
Il comportamento di un singolo individuo problematico non può e non deve condizionare la percezione collettiva e le politiche di gestione del lupo in Italia.
Poiché il tema degli attacchi alle persone offre ormai pochi appigli scientifici per chi vuole puntare sugli abbattimenti, la narrativa si è spostata su altri argomenti volti a generare paura e odio: le predazioni ai danni di cani e gatti.
Qui torniamo su un punto cruciale: la corretta gestione degli animali domestici. È responsabilità dei proprietari tenere i cani al guinzaglio e non lasciare i gatti liberi di vagare incustoditi, non solo per la loro incolumità (per un gatto i pericoli sono ben altri, come ad esempio il finire sotto ad una macchina), ma anche per la tutela della fauna selvatica.
Ogni anno, ad esempio, moltissimi caprioli vengono uccisi da cani mal gestiti che li inseguono, portandoli alla morte per stress o sfinimento prima ancora che per le ferite riportate (un cane, a differenza del lupo, morde "a caso" le proprie prede ed in "punti sbagliati"). Allo stesso modo, i gatti domestici sono responsabili della morte di una quantità enorme di piccoli animali: roditori, rettili e uccelli.
L’unico felino che dovrebbe occupare la nostra nicchia ecologica è il gatto selvatico (Felis silvestris); il gatto domestico deriva infatti dalla selezione di un felide africano, così come il cane deriva dalla domesticazione del lupo. Entrambi sono animali che devono essere gestiti con consapevolezza per ridurre al minimo l'impatto sull'ecosistema.
Molti dei dati citati in cronaca non trovano conferma nelle analisi genetiche necessarie ad attribuire con certezza la responsabilità al lupo. Spesso i media diffondono titoli allarmistici su presunti attacchi, su persone o animali, senza, ad esempio, che agli enti competenti sia stato permesso di raccogliere campioni di DNA per le verifiche.
Tali notizie alimentano nei social network un clima di odio e disinformazione, che sfocia frequentemente in incitamenti al bracconaggio. Quando poi la realtà dei fatti smentisce il coinvolgimento del lupo, si preferisce gridare al complotto piuttosto che accettare l'evidenza scientifica.
È ormai un classico della retorica antilupo: parlare di complotto sostenendo che i progetti di conservazione servano solo a "far soldi". Questa accusa infondata viene usata ad arte per screditare i ricercatori e incentivare l'opinione pubblica a favore degli abbattimenti.
Abbattimenti che però non costano poco alla comunità: secondo recenti notizie di cronaca, ad esempio, l'abbattimento di un singolo lupo in Val Venosta sarebbe costato circa 50 mila euro, richiedendo l'impiego di ben 27 voli di elicottero (qui la notizia: https://www.ildolomiti.it//cronaca/2025/ventisette-voli-di-elicottero-e-50mila-euro-per-abbattere-un-lupo-ecco-come-e-avvenuta-la-caccia-allesemplare-ucciso-in-venosta ).
Un dispendio di risorse pubbliche enorme per una strategia che non risolve il problema alla radice (e mi chiedo come possano aver saputo che il lupo a cui hanno sparato, peraltro di notte, era quello "giusto")
Gli abbattimenti, specialmente per quegli allevatori che non adottano adeguate misure di prevenzione, non solo sono inefficaci, ma risultano spesso controproducenti:
Innanzitutto abbattere dei lupi non mette in sicurezza il bestiame: è sufficiente infatti l'arrivo di un solo lupo in dispersione, ossia un giovane esemplare che abbandona il nucleo familiare d'origine per cercare un nuovo territorio, per subire nuovamente pesanti perdite.
In questi contesti si verifica spesso il fenomeno dell’overkilling: non si tratta di "crudeltà", ma di una risposta istintiva del predatore che, trovandosi di fronte a prede domestiche incapaci di fuggire o chiuse in un recinto, continua ad attaccare finché c’è movimento, uccidendo più animali di quanti ne possa effettivamente consumare; sono dinamiche queste che in natura non avvengono.
Non bisongna poi tralasciare il fatto che la scienza dimostra che gli abbattimenti hanno un effetto peggiorativo. Uccidere uno o più componenti di un nucleo familiare ne disgrega la complessa struttura sociale: i superstiti, perdono la capacità di coordinarsi per cacciare prede selvatiche difficili, come i cinghiali. Di conseguenza, si spingono ancora di più verso il cibo "facile" e mal custodito, come il bestiame domestico.
Il lupo è un predatore opportunista: la sua strategia biologica consiste nell'ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo e rischio. Se gli permettiamo l'accesso a prede facili non proteggendo i nostri animali d'allevamento con misure preventive indirette, il lupo ne approfitterà sempre, indipendentemente dal numero di esemplari presenti sul territorio.
Bisogna smentire anche l'idea che l'abbattimento serva a "disabituare" i lupi dal predare bestiame o dall'avvicinarsi all'uomo. Dal punto di vista etologico, il lupo non possiede capacità di astrazione contestuale: uccidere un individuo non "insegna" nulla agli altri membri del branco. Non si crea un monito per il futuro; si tratta esclusivamente di una mera eliminazione fisica che non modifica il comportamento della popolazione circostante.
C'è un altro mito secondo cui il lupo starebbe "svuotando i boschi" uccidendo tutte le prede. Si tratta di un'affermazione antiscientifica: nessun predatore può eliminare le proprie prede (con le quali è coevoluto), poiché ciò porterebbe alla sua stessa estinzione. In natura, è la disponibilità di prede a regolare il numero dei predatori, e non il contrario.
Attraverso i nostri video e il monitoraggio costante tramite le nostre fototrappole nei boschi della Liguria, cerchiamo di mostrarvi la realtà della fauna nel suo habitat. Osserviamo i comportamenti intraspecifici (tra individui della stessa specie) e interspecifici (tra individui di specie diverse).
Siamo in un periodo storico di forte tensione riguardo alla gestione del lupo.
Noi continueremo ad impegnarci per una divulgazione scientifica rigorosa e trasparente. In questo 2026 saremo ancora più attivi sul campo, negli eventi pubblici e soprattutto nelle scuole, per formare una coscienza ecologica basata sui fatti.
Un saluto dal Dott. Simone Rutella (Naturalista) e Gianfranco Dellacasa (appassionato di fototrappolaggio).