Segni e Tracce

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18/05/2026

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28/04/2026

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⚠️ Attenzione alle zecche!

Abbiamo da poco fatto un video su questo tema, ma è fondamentale approfondire il discorso perché il pericolo che si corre nei boschi è costante e spesso sottovalutato.

Molti ci chiedono se sia rischioso avventurarsi nel bosco per via di lupi e cinghiali, ma la verità è che il pericolo concreto è molto più piccolo e difficile da vedere: le zecche.
Questi animali possono causare danni seri alla salute e, in alcuni casi, possono rivelarsi persino letali.

Le zecche dei boschi (Ixodes ricinus) stanno riprendendo la loro attività proprio in questo periodo.
Si tratta di ectoparassiti ematofagi, ovvero parassiti che stanno all’esterno del corpo dell'ospite e si nutrono di sangue.
Sono aracnidi che per nutrirsi utilizzano il rostro, un apparato boccale specifico che permette loro di ancorarsi saldamente alla nostra pelle.

La loro pericolosità deriva dal fatto che possono trasmettere patologie gravi.

Le principali sono la Malattia di Lyme, che è di origine batterica, e l'Encefalite da zecche (TBE), che è invece un'infezione virale.

La trasmissione avviene solitamente dopo circa 24–48 ore, quando la zecca può rigurgitare parte del pasto: è proprio in questo momento che i patogeni possono entrare nel nostro organismo.
Fortunatamente non tutte le zecche sono infette, ma non bisogna sottovalutare la cosa.

Per questo motivo, se ne troviamo una addosso, dobbiamo staccarla nel modo corretto per non agevolare il rigurgito.

Non usate mai sapone, olio, benzina o altri rimedi "fai da te": la zecca si staccherebbe solo perché sta soffocando e, proprio per lo stress del soffocamento, finirebbe per rigurgitare trasmettendoci eventuali malattie.

Bisogna usare solo delle pinzette, meglio se a punta sottile, afferrandola il più vicino possibile alla pelle senza schiacciare il corpo. Evitate anche di ruotare la pinzetta, perché il rostro potrebbe spezzarsi e restare conficcato, causando infezioni.

Una volta tolta, la zona va monitorata per circa un mese.
Se notate la comparsa di uno sfogo particolare, come un cerchio rosso a forma di bersaglio (l'eritema migrante), è un segnale tipico della Malattia di Lyme. Per questa malattia oggi non esiste un vaccino e si interviene con cicli di antibiotici, mentre per l'Encefalite esiste una vaccinazione specifica molto consigliata in zone dove le zecche risultano spesso infette.

Ma come possiamo proteggerci quando andiamo nel bosco?

L'abbigliamento è la nostra prima difesa.

È consigliabile vestirsi con abiti di colore chiaro, che rendono molto più facile individuare la zecca mentre cammina sui vestiti prima che raggiunga la pelle.
Bisogna indossare pantaloni lunghi e maglie a maniche lunghe, avendo cura di infilare i pantaloni dentro le calze per creare una barriera

Una volta tornati a casa, è fondamentale farsi una doccia e controllare accuratamente il nostro corpo.

Dott. Simone Rutella (Naturalista) e Gianfranco Dellacasa (appassionato di fototrappolaggio)

Splendida creatura 🥰
28/04/2026

Splendida creatura 🥰

Il tasso è un affascinante mammifero appartenente alla famiglia dei Mustelidi, riconoscibile per il suo aspetto robusto, le zampe corte e il muso allungato.
Si distingue anche per il particolare modo di muoversi: è infatti un animale pantigrado-digitigrado, capace cioè di appoggiare al suolo sia l’intera pianta del piede sia soltanto le dita.

Il suo mantello grigiastro è formato da peli lunghi e radi, mentre il capo è attraversato da tre caratteristiche bande longitudinali bianca, nera e bianca che lo rendono facilmente identificabile.
Il maschio è generalmente più grande della femmina, anche se le differenze tra i sessi non sono particolarmente marcate.

Dal punto di vista alimentare, in estate e autunno segue una dieta onnivora, mentre in inverno diventa più carnivoro. Si nutre di insetti, molluschi e piccoli vertebrati come rane, arvicole e conigli, senza disdegnare carogne. È anche un grande consumatore di lombrichi: può arrivare a mangiarne fino a 100–200 in una sola notte! Integra inoltre la dieta con alimenti vegetali come frutti, bulbi, erbe, ghiande e funghi.

Per quanto riguarda la riproduzione, gli accoppiamenti avvengono principalmente tra gennaio e marzo, anche se nelle femmine più giovani il periodo fertile può slittare fino a maggio-giugno. I piccoli nascono generalmente alla fine dell’inverno.

Animale dalle abitudini prevalentemente notturne, il tasso riduce la propria attività durante i mesi più freddi, pur senza andare in letargo.
È anche una specie sociale: vive in gruppi familiari che possono contare fino a una decina di individui. Questi condividono tane molto complesse, costituite da un fitto sistema di gallerie sotterranee che vengono ampliate di generazione in generazione.
Gli ingressi sono numerosi e facilmente riconoscibili per il materiale accumulato all’esterno.

Un’ultima curiosità: il tasso utilizza piccole buche nel terreno come vere e proprie latrine, mantenute e riutilizzate nel tempo.
Oltre a una funzione pratica, queste hanno un ruolo importante nella marcatura del territorio.

Dott. Simone Rutella (Naturalista) e Gianfranco Dellacasa (appassionato di fototrappolaggio)

23/04/2026

12/04/2026

L’importanza dell’acqua e di tutto ciò che circonda l’ambiente ❤️ umide Anna Di Grazia Gambarini Umberto Veltroni Segni e Tracce

05/04/2026

Raccogliere l’ortica 👩🏼‍🌾

Per noi è disordine…🫶🏼🐾
02/04/2026

Per noi è disordine…🫶🏼🐾

Se il tuo giardino sembra perfetto, il tuo ecosistema è vuoto. 🌿

Ogni angolo che sembra abbandonato sostiene una catena di vita che sparisce nel momento in cui passi il rastrello. Il disordine non è trascuratezza — è habitat.

I 10 "disordini" da non toccare mai:

🍂 Foglie secche ammucchiate — rifugio invernale per rospi, scarabei e larve utili. Il mucchio che sembra da spazzare è un albergo termico da ottobre a marzo.
🪵 Ramo caduto sul suolo — hotel per cocciniglie del legno, centopiedi e funghi che riciclano il legno morto in humus. Più è marcio, meglio funziona.
🌳 Ceppo vecchio non rimosso — nido di scarabei xilofagi e larve che nutrono i picchi e gli altri uccelli insettivori.
🌾 Erba alta al bordo — zona di caccia per il toporagno comune e rifugio per gli impollinatori. Il metro di prato non sfalciato vicino al muro vale più di qualsiasi cassetta nido.
💧 Pozzanghera che non si asciuga — abbeveratoio per uccelli, rospi e vespe che controllano i bruchi. Una bacinella poco profonda in un angolo produce lo stesso effetto.
🪨 Pietre accatastate senza ordine — rifugio termico per lucertole muraiole e orbettini che cacciano insetti parassiti tutto il giorno.
🍎 Frutta caduta non raccolta — fonte di cibo per merli, tordi e farfalle in autunno e inverno. Non è sporcizia — è la tavola invernale della fauna locale.
🌱 Terra nuda non coperta — zona di nidificazione per le api solitarie. La maggior parte delle specie italiane nidifica nel suolo; un pavimento di ghiaia o cemento le esclude completamente.
🌿 Angolo dimenticato con vegetazione spontanea — più specie vegetali spontanee = più insetti = più predatori = meno parassiti.
🕸️ Ragnatele sulla recinzione — ogni ragnatela cattura 50-500 insetti a notte senza nessun intervento da parte tua.

Più sembra abbandonato, più c'è da resistere alla tentazione di pulirlo. 🌱

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27/03/2026

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Proprio in questo momento, sotto una catasta di legna o un capanno da giardino vicino a casa vostra — una volpe sta partorendo 🦊.

Da quattro a sei volpacchiotti. Circa 100 grammi ciascuno. Gli occhi chiusi. Un pelo marrone scuro, non ancora rosso — non li riconoscereste come volpi.

La femmina non uscirà dalla tana per due settimane. Il maschio deposita il cibo all'entrata ogni notte. Non entra mai.

Per ora non c'è niente da vedere. Ma la volpe che attraversa il vostro giardino a passo deciso, qualcosa in bocca, senza esitare sulla direzione — è lui che rifornisce.

Se pensate che una tana si trovi nelle vicinanze 🌿:

Non avvicinatevi — la femmina può spostare tutta la famiglia se si sente osservata. Non depositate cibo vicino all'entrata: ci pensa già il maschio. Se la tana è sotto il vostro terrazzo o il capanno, lasciateli in pace fino all'estate — la famiglia si disperde prima di luglio. Non chiamate nessuno — una tana vicino a un'abitazione è normale e temporanea.

Sotto terra. Nel buio. A pochi passi da voi.

01/03/2026

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La divulgazione 🐾
22/01/2026

La divulgazione 🐾

🐺 Riproponiamo un post che abbiamo scritto la scorsa settimana, aggiungendo qualche informazione in più:

Il lupo è un animale schivo che teme l’uomo e cerca di evitarne il contatto diretto: su questo punto, i dati parlano molto chiaro.
Il fatto che alcuni esemplari si spingano in zone limitrofe ai centri abitati non è un segno di "confidenza" o di perdita di selvaticità: il lupo mantiene comunque la sua naturale elusività nei confronti delle persone.
Per contestualizzare meglio il fenomeno, occorre considerare che la stragrande maggioranza degli avvistamenti in questi contesti avviene dall'interno delle auto.
I lupi non associano il veicolo alla presenza umana e, per questo motivo, risultano più facilmente osservabili (sorvolando sul fatto che, spesso, chi riprende questi video lo fa guidando con il cellulare in mano...).
Gli attacchi all’uomo, nonostante una certa narrativa sostenga che siamo "invasi" dai lupi, sono estremamente rari: negli ultimi due secoli non si registrano decessi causati da lupi in Italia. Analizzando i dati recenti, la maggior parte degli episodi di morsicatura è riconducibile ad un singolo individuo (il caso di Vasto).
Si trattava di un animale apertamente "confidente" perché, con ogni probabilità, era stato alimentato da qualcuno: questo gli ha fatto perdere il timore verso l’uomo, portandolo ad interagire in modo aggressivo. È bene ricordare che il morso di un lupo che intende realmente nuocere non è paragonabile a quello di un cane: la sua potenza mascellare è notevolmente superiore e, biologicamente, un predatore selvatico non spreca mai energie in attacchi inutili.
Questi sono casi anomali che non rispecchiano l’etologia della specie, ma che vengono ampiamente strumentalizzati da chi ha interesse a promuovere gli abbattimenti.
Il comportamento di un singolo individuo problematico non può e non deve condizionare la percezione collettiva e le politiche di gestione del lupo in Italia.
Poiché il tema degli attacchi alle persone offre ormai pochi appigli scientifici per chi vuole puntare sugli abbattimenti, la narrativa si è spostata su altri argomenti volti a generare paura e odio: le predazioni ai danni di cani e gatti.
Qui torniamo su un punto cruciale: la corretta gestione degli animali domestici. È responsabilità dei proprietari tenere i cani al guinzaglio e non lasciare i gatti liberi di vagare incustoditi, non solo per la loro incolumità (per un gatto i pericoli sono ben altri, come ad esempio il finire sotto ad una macchina), ma anche per la tutela della fauna selvatica.
Ogni anno, ad esempio, moltissimi caprioli vengono uccisi da cani mal gestiti che li inseguono, portandoli alla morte per stress o sfinimento prima ancora che per le ferite riportate (un cane, a differenza del lupo, morde "a caso" le proprie prede ed in "punti sbagliati"). Allo stesso modo, i gatti domestici sono responsabili della morte di una quantità enorme di piccoli animali: roditori, rettili e uccelli.
L’unico felino che dovrebbe occupare la nostra nicchia ecologica è il gatto selvatico (Felis silvestris); il gatto domestico deriva infatti dalla selezione di un felide africano, così come il cane deriva dalla domesticazione del lupo. Entrambi sono animali che devono essere gestiti con consapevolezza per ridurre al minimo l'impatto sull'ecosistema.
Molti dei dati citati in cronaca non trovano conferma nelle analisi genetiche necessarie ad attribuire con certezza la responsabilità al lupo. Spesso i media diffondono titoli allarmistici su presunti attacchi, su persone o animali, senza, ad esempio, che agli enti competenti sia stato permesso di raccogliere campioni di DNA per le verifiche.
Tali notizie alimentano nei social network un clima di odio e disinformazione, che sfocia frequentemente in incitamenti al bracconaggio. Quando poi la realtà dei fatti smentisce il coinvolgimento del lupo, si preferisce gridare al complotto piuttosto che accettare l'evidenza scientifica.
È ormai un classico della retorica antilupo: parlare di complotto sostenendo che i progetti di conservazione servano solo a "far soldi". Questa accusa infondata viene usata ad arte per screditare i ricercatori e incentivare l'opinione pubblica a favore degli abbattimenti.
Abbattimenti che però non costano poco alla comunità: secondo recenti notizie di cronaca, ad esempio, l'abbattimento di un singolo lupo in Val Venosta sarebbe costato circa 50 mila euro, richiedendo l'impiego di ben 27 voli di elicottero (qui la notizia: https://www.ildolomiti.it//cronaca/2025/ventisette-voli-di-elicottero-e-50mila-euro-per-abbattere-un-lupo-ecco-come-e-avvenuta-la-caccia-allesemplare-ucciso-in-venosta ).
Un dispendio di risorse pubbliche enorme per una strategia che non risolve il problema alla radice (e mi chiedo come possano aver saputo che il lupo a cui hanno sparato, peraltro di notte, era quello "giusto")
Gli abbattimenti, specialmente per quegli allevatori che non adottano adeguate misure di prevenzione, non solo sono inefficaci, ma risultano spesso controproducenti:
Innanzitutto abbattere dei lupi non mette in sicurezza il bestiame: è sufficiente infatti l'arrivo di un solo lupo in dispersione, ossia un giovane esemplare che abbandona il nucleo familiare d'origine per cercare un nuovo territorio, per subire nuovamente pesanti perdite.
In questi contesti si verifica spesso il fenomeno dell’overkilling: non si tratta di "crudeltà", ma di una risposta istintiva del predatore che, trovandosi di fronte a prede domestiche incapaci di fuggire o chiuse in un recinto, continua ad attaccare finché c’è movimento, uccidendo più animali di quanti ne possa effettivamente consumare; sono dinamiche queste che in natura non avvengono.
Non bisongna poi tralasciare il fatto che la scienza dimostra che gli abbattimenti hanno un effetto peggiorativo. Uccidere uno o più componenti di un nucleo familiare ne disgrega la complessa struttura sociale: i superstiti, perdono la capacità di coordinarsi per cacciare prede selvatiche difficili, come i cinghiali. Di conseguenza, si spingono ancora di più verso il cibo "facile" e mal custodito, come il bestiame domestico.
Il lupo è un predatore opportunista: la sua strategia biologica consiste nell'ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo e rischio. Se gli permettiamo l'accesso a prede facili non proteggendo i nostri animali d'allevamento con misure preventive indirette, il lupo ne approfitterà sempre, indipendentemente dal numero di esemplari presenti sul territorio.
Bisogna smentire anche l'idea che l'abbattimento serva a "disabituare" i lupi dal predare bestiame o dall'avvicinarsi all'uomo. Dal punto di vista etologico, il lupo non possiede capacità di astrazione contestuale: uccidere un individuo non "insegna" nulla agli altri membri del branco. Non si crea un monito per il futuro; si tratta esclusivamente di una mera eliminazione fisica che non modifica il comportamento della popolazione circostante.
C'è un altro mito secondo cui il lupo starebbe "svuotando i boschi" uccidendo tutte le prede. Si tratta di un'affermazione antiscientifica: nessun predatore può eliminare le proprie prede (con le quali è coevoluto), poiché ciò porterebbe alla sua stessa estinzione. In natura, è la disponibilità di prede a regolare il numero dei predatori, e non il contrario.
Attraverso i nostri video e il monitoraggio costante tramite le nostre fototrappole nei boschi della Liguria, cerchiamo di mostrarvi la realtà della fauna nel suo habitat. Osserviamo i comportamenti intraspecifici (tra individui della stessa specie) e interspecifici (tra individui di specie diverse).
Siamo in un periodo storico di forte tensione riguardo alla gestione del lupo.
Noi continueremo ad impegnarci per una divulgazione scientifica rigorosa e trasparente. In questo 2026 saremo ancora più attivi sul campo, negli eventi pubblici e soprattutto nelle scuole, per formare una coscienza ecologica basata sui fatti.

Un saluto dal Dott. Simone Rutella (Naturalista) e Gianfranco Dellacasa (appassionato di fototrappolaggio).

Indirizzo

Via Val Di Torbola 34 S. Quirico Pescia
Pescia
51017

Telefono

+393476722476

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