Mario de Benedictis

Mario de Benedictis Insegnante di Scuola Primaria (preferisco l'antica dizione: Maestro Elementare). Allenatore FIDAL Specialista di Mezzofondo, Fondo e Marcia.

Preparatore Atletico e Formatore di Tecnici Sportivi. Scrittore per chi ha la forza e il coraggio di leggermi.

“Quando il talento incontra la programmazione, i sogni diventano medaglie.” 🏅🇮🇹Sei ori, tre argenti, cinque bronzi: meda...
11/08/2025

“Quando il talento incontra la programmazione, i sogni diventano medaglie.” 🏅🇮🇹

Sei ori, tre argenti, cinque bronzi: medagliere vinto agli Europei Under 20 di Tampere.

Un risultato che si inserisce nella continuità dei successi delle nostre nazionali negli ultimi anni, dagli Under 18 agli Assoluti.

È il frutto di un lavoro collettivo che parte dal territorio, passa per società e tecnici, e trova nella struttura federale una regia attenta e coerente.

Anche per questo, Stefano Mei, credo che il percorso che stiamo seguendo stia dimostrando che si può costruire, passo dopo passo, un’atletica italiana solida e credibile.

Rientrato ieri dal Raduno Nazionale Giovanile della FIDAL, svoltosi a Tirrenia dal 16 al 19 aprile. Sono assai soddisfat...
20/04/2025

Rientrato ieri dal Raduno Nazionale Giovanile della FIDAL, svoltosi a Tirrenia dal 16 al 19 aprile.
Sono assai soddisfatto: giovani meravigliosi (ne esistono, vivaddio!) e colleghi ancora pieni di passione, curiosità e massimamente aperti al confronto.

Torno a Pescara con un mondo di idee che mi ballano dentro il cervello. Pensieri che rilanciano domande che mi accompagnano da un po’ nel mio cammino professionale.

Quanto tempo serve per costruire un giovane fondista? Quanto per dargli un motore capace di reggere la fatica, per strutturargli un corpo che sappia correre o marciare in economia e armonia? E quanto, invece, per accompagnarlo verso un’identità, una maturità emotiva, un equilibrio interno che lo faccia restare dentro questo percorso lungo, spesso silenzioso, e talvolta solitario?

Sono domande che non cercano una risposta netta, quanto piuttosto un orizzonte da esplorare. Perché allenare un giovane non è solo questione di carichi, di tabelle o di tempi di recupero. È prima di tutto abitare un tempo non misurabile con il cronometro, fatto di stagioni di crescita e attese, di progressi visibili e di soste invisibili, in cui corpo e mente procedono a ritmi spesso divergenti.

Il motore, si sa, richiede pazienza: va costruito gradualmente, rispettando i tempi biologici, le fasi di sviluppo, gli inevitabili assestamenti della crescita. E il telaio – quella struttura biomeccanica che regge tutto – si plasma lentamente, un passo dopo l’altro, tra tecnica, forza e adattamenti. Ma non c’è solo il corpo: c’è anche la psiche, con i suoi slanci e le sue fragilità, con l’incertezza dell’età, con il bisogno di senso e di riconoscimento.

E allora: come si muove, dentro tutto questo, un allenatore? Come guida senza forzare, accompagna senza trattenere, propone senza imporre? Dove trova la misura giusta tra l’ambizione e l’attesa, tra il progetto sportivo e il rispetto della persona in divenire?

Forse la vera domanda non è "quanto tempo ci vuole", ma quale tipo di tempo è necessario. E soprattutto: che tipo di presenza educativa serve per abitare quel tempo con intelligenza, cura e lungimiranza.

Buona Pasqua, Amici miei. Buona Pasqua a Tutti.

Repetita Non è un amico. Augusto Vancini è l'Amico. Quello che quando lo pensi, ti giri e te lo trovi davanti. Quello ch...
12/04/2025

Repetita

Non è un amico. Augusto Vancini è l'Amico. Quello che quando lo pensi, ti giri e te lo trovi davanti. Quello che c'è sempre, con la parola giusta, spesa nel momento giusto. Quello dalla battuta fulminea e dalla risata cristallina che raddrizza più di una giornata storta, da sempre.
Augusto è uno del 13, come me e mia madre - ci si scherza sempre su, nevvero Augusto? 13 di marzo per mamma, 13 di aprile per Augusto e 13 di maggio per me.
Buon compleanno Augusto, col cuore.

Si parla spesso di volontariato nello sport - soprattutto in Atletica Leggera. Ho sempre guardato con sospetto a certe f...
26/02/2025

Si parla spesso di volontariato nello sport - soprattutto in Atletica Leggera. Ho sempre guardato con sospetto a certe forme di "beneficenza" e a certi "benefattori" impegnati nello sport giovanile.
Recupero una mia riflessione sul tema, uno scritto di qualche anno fa.
Buona lettura, se Vi va.

IL LATO OSCURO DEL VOLONTARIATO NELLO SPORT GIOVANILE: QUANDO L'AIUTO DIVENTA AUTOPROMOZIONE

Nello sport giovanile il volontariato è spesso visto come una risorsa indispensabile per avvicinare i più piccoli all’attività fisica. In un mondo in cui i costi per praticare sport possono essere un ostacolo, la presenza di allenatori, educatori e dirigenti che mettono a disposizione il loro tempo gratuitamente sembra un valore inestimabile. Eppure, dietro la generosità dichiarata, si celano talvolta dinamiche meno trasparenti che mettono in discussione la reale efficacia di questo approccio.

Il problema principale del volontariato sbandierato ai quattro venti è che spesso nasconde obiettivi secondari. Alcuni si dedicano all’insegnamento dello sport non tanto per passione o per un sincero desiderio di aiutare i giovani, ma piuttosto per ottenere visibilità, costruire una rete di contatti o creare una base di consenso che torni utile in futuro. È il caso di chi utilizza il proprio ruolo per guadagnare prestigio personale, magari in vista di incarichi più ambiziosi nel mondo sportivo o politico. Non è raro che chi si presenta come benefattore dello sport coltivi, in realtà, mire personali ben più pragmatiche.

Oltre a questo aspetto etico, esistono limiti concreti che il volontariato privo di una struttura solida porta con sé. Spesso, chi si offre di allenare gratuitamente non possiede le competenze adeguate per lavorare con i giovani. Formare bambini e ragazzi richiede conoscenze che vanno oltre la semplice esperienza sportiva: serve un bagaglio di pedagogia, psicologia e metodologia dell’allenamento che non tutti i volontari possiedono. L’assenza di una preparazione adeguata può non solo frenare il potenziale degli atleti in erba, ma addirittura danneggiarli.

Un altro rischio è la discontinuità del servizio. Un allenatore volontario, per quanto animato da buone intenzioni, potrebbe non essere sempre disponibile o potrebbe abbandonare il progetto dopo pochi mesi, lasciando i ragazzi senza una guida stabile. Senza una base solida e professionale, il rischio è che l’entusiasmo iniziale si trasformi presto in un’esperienza frustrante sia per gli atleti sia per le loro famiglie.

Non bisogna poi sottovalutare l’impatto negativo che l’abuso del volontariato può avere sulla professionalizzazione dello sport. Se l’idea che si può lavorare gratuitamente con i giovani diventa la norma, il valore degli allenatori qualificati rischia di essere sminuito. In un sistema in cui la qualità della formazione non viene riconosciuta né economicamente né socialmente, si rischia di allontanare le figure più preparate, con il risultato di impoverire l’intero settore.

Infine, c’è un aspetto ancora più sottile e pericoloso: la strumentalizzazione dei giovani atleti. Alcuni volontari creano un bacino di ragazzi non tanto per formarli, quanto per costruire un proprio giro di affari. Può trattarsi dell’organizzazione di eventi a pagamento, della promozione di attività parallele o, nei casi peggiori, dell’accesso a finanziamenti pubblici o sponsorizzazioni in nome di un presunto impegno sociale.

Tutto questo non significa che il volontariato nello sport giovanile debba essere visto con diffidenza o rifiutato in toto. Esistono realtà virtuose, animate da persone genuine che dedicano il loro tempo con passione e competenza. Tuttavia, il volontariato non può essere l’unico modello su cui costruire il futuro dello sport per i più giovani. È necessario un equilibrio tra l’entusiasmo di chi si mette a disposizione e il riconoscimento del valore della professionalità, affinché i giovani possano crescere in un ambiente sano, stabile e veramente orientato al loro sviluppo.

20/02/2025

L’ALLENAMENTO E IL RESTO

Conosciamo la teoria e la metodologia dell’allenamento sportivo. Studiamo i protocolli più avanzati, analizziamo le variabili fisiologiche, valutiamo la biomeccanica applicata al mezzofondo e alla marcia. Sappiamo orientarci nei meccanismi complessi della fisiologia del movimento, dove si intrecciano resistenza, velocità, potenza e coordinazione. E concentriamo la nostra attenzione dentro quelle due, tre ore di allenamento quotidiano, spesso maniacalmente strutturato, nel quale l’atleta affronta fatica e sofferenza, talvolta gioisce per un miglioramento, talvolta riflette su una difficoltà da superare.

Ma poi ci sono le ventuno, ventidue ore restanti.

Ed è proprio in quell’arco temporale che si gioca una partita altrettanto decisiva. L’allenamento è il motore della prestazione, ma la sua efficacia dipende da tutto ciò che accade al di fuori di esso. Il recupero, l’alimentazione, il sonno, la gestione dello stress e della tensione psicologica, il tempo libero: elementi spesso trascurati, eppure fondamentali per permettere all’organismo di trasformare la fatica in miglioramento, lo sforzo in adattamento.

Il recupero non è soltanto una parentesi passiva, un tempo morto tra una sessione e l’altra. È un processo attivo, regolato da complessi equilibri biologici. Il muscolo si ricostruisce, le riserve energetiche si ripristinano, il sistema nervoso ritrova stabilità. Senza un recupero adeguato, l’allenamento non è altro che una demolizione progressiva, un logorio senza crescita.

L’alimentazione è carburante e materiale da costruzione insieme. Le scelte nutrizionali di un atleta non sono mai casuali: ogni pasto è un’occasione per fornire al corpo i nutrienti necessari per sostenere lo sforzo e favorire il recupero. La qualità dei macronutrienti, l’equilibrio tra proteine, carboidrati e grassi, l’adeguato apporto di vitamine e minerali sono variabili che incidono direttamente sulla capacità di allenarsi e migliorare.

E poi c’è il sonno, troppo spesso sottovalutato. È nel riposo notturno che il corpo si rigenera davvero, che gli ormoni orchestrano i processi di riparazione e crescita muscolare, che la mente si rilassa e si prepara alla sfida successiva. Un sonno disturbato, insufficiente o irregolare mina la qualità dell’allenamento più di un programma imperfetto.

Infine, c’è la cosiddetta "sfera mentale". L’atleta non è solo un corpo in movimento, ma anche una mente che elabora, che sente, che reagisce. Le ventidue ore fuori dalla pista o dalla palestra sono popolate da pensieri, emozioni, scelte che possono favorire o ostacolare la crescita sportiva. Il riposo mentale, la capacità di staccare dalla pressione, di gestire ansia e aspettative, di trovare equilibrio tra vita sportiva e vita personale sono aspetti che determinano la qualità della performance tanto quanto la forza e la resistenza.

Allenarsi non è solo spingersi oltre il limite in quelle poche ore di sforzo. È saper gestire tutto il tempo che le circonda, costruire un sistema armonico in cui ogni momento della giornata contribuisca al miglioramento. Perché non si diventa atleti migliori solo correndo o marciando più veloce o sollevando più peso, ma anche – e soprattutto – imparando a vivere meglio quelle ventuno, ventidue ore che fanno la differenza.

REPETITA (quanno ce rivo’, ce rivo’)Alla fine di ogni anno arriva il momento dei consuntivi di rito, degli auguri - reli...
23/12/2024

REPETITA (quanno ce rivo’, ce rivo’)

Alla fine di ogni anno arriva il momento dei consuntivi di rito, degli auguri - religiosi o laici che siano - del fare voti affinché l’anno che verrà sia felice e piano; foriero di pace.

Affetto anch’io dalla sindrome del discorso presidenziale di fine anno - amplificata dall’innocuo narcisismo che si approvvigiona ai 5000 contatti che ho qui su Faccialibro (il 70% di essi ignora chi io sia) - mi abbandono ad alcune considerazioni.

Spesso dico e scrivo che la disponibilità dei generosi è il primo nutrimento degli ingrati.
Per la salute di ogni anima generosa - e di chi le vive accanto - il mio puerile aforisma dovrebbe recare in sé, implicitamente, l’adagio: “Fai del bene e scordalo”.

Qualcuno mi ricorda una verità inconfutabile: gli errori si pagano sempre ed è comunque meschino esercizio quello del cinese che, seduto sulla riva del fiume, attende il passaggio della salma del nemico - esercizio meschino e pure sterile: molte ‘salme’ sanno nuotare.

Quindi vabbè, prometto di essere più buono, con me stesso. Me lo merito.

Indirizzo

Pescara
65123

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