Gio Puliafito Waterpolo Coach

Gio Puliafito Waterpolo Coach Waterpolo Coach Responsabile settore Giovanile Nuoto Catania pallanuoto. Be yourself. But change, whenever and wherever necessary, for the better.

Then only, the right people will love you.

02/11/2025

Julio Velasco in visita al ritiro della nazionale di rugby di Gonzalo Quesada ha ribadito un concetto che ha spesso sottolineato e che nel rugby è fondamentale.

“L’aiuto al compagno non è una questione etica. Se è anche etica è meglio, ma l’importante è che l’aiuto ci sia perché è parte del gioco”

02/11/2025

UNDER 16 IN COMMON TRAINING! 🔴🔵

Durante questo weekend la nostra Under 16 ospiterà la Rari Nantes Bologna per degli allenamenti congiunti in vista dei prossimi campionati di categoria! 💪

Sport ma anche condivisione: gli atleti bolognesi infatti alloggeranno durante il weekend a casa dei pari età rossazzurri! 😴

28/10/2025

Sorpassa quelli che abbandonano qundo sono stanchi,supera quelli che si fermano perchè scoraggiati ,quelli che sono rallentati dai pregiudizi, quelli che si arrendono al fallimento, e supera l'avvesario che perde di vista il traguardo.
Perchè se davvero vuoi vincere, la volontà non può arrendersi, la corsa non può fermarsi e la fiducia nn puo indebolirsi .(Muhammadd Ali)

14/10/2025

Viviamo in un’epoca che ha trasformato la felicità in marketing. Ogni prodotto, ogni pubblicità e ogni servizio sembrano prometterci la stessa cosa: “Acquistami, e sarai felice!”. Come se la felicità fosse qualcosa che si potesse comprare. Come se la gioia fosse qualcosa fuori di noi, ottenibile con poco sforzo (ma con tanti soldi) e in poco tempo. Con un semplice click.

Eppure, come sempre accade, queste promesse di felicità si rivelano puntualmente effimere. Superata l’euforia iniziale, ci ritroviamo subito infelici, annoiati, affamati di altra gioia da “fast food”. Ci scopriamo ancora più dipendenti da questa sensazione che è soltanto piacere materiale, visto che ci riempie fuori, ma ci svuota dentro. Un vuoto che, stupidamente, cerchiamo di riempiere con nuovi acquisti, con l’ennesima illusione.

La verità è che ciò che arriva subito, se ne va con altrettanta rapidità. E questo vale anche per la felicità. Infatti, sono convinto che resti soltanto quella gioia che costruiamo nel tempo, duramente. Perché non è un bene da ricevere, ma una conquista da guadagnarsi, con speranza e coraggio.
È quella soddisfazione che ti pervade quando ce la fai con le tue sole forze; è quella pace che provi quando hai dato il massimo che potevi dare. Perché la felicità viene da dentro. Non dipende da ciò che compriamo, ma da ciò che diamo.

Questa è la felicità che sperimentiamo nello sport. Perché lo sport non ti regala la felicità, ma te la fa sudare. Non ti dà false promesse o comode illusioni. Anzi, in un certo senso, ti disillude. Ti assicura che, se metterai piede in palestra, farai fatica, ti stancherai, ti farai male. Se ci pensate, lo sport è il contrario del marketing: non ti attira, ma ti respinge. Non a caso, la parte più difficile è sempre iniziare.

Eppure, ci insegna che l’autentica felicità nasce proprio dall’impegno che attraversa tutte quelle fasi faticose e difficili.
Mi riferisco a quella felicità che si sperimenta dopo una corsa o dopo un allenamento. Che non è la soddisfazione di aver ottenuto qualcosa, ma di aver raggiunto qualcosa.

Insomma, è il percorso che ci rende felici, non la metà in sé. Non l’oggetto. Dopotutto, se mi limitassi a comprare il premio, che gratificazione ci sarebbe? La gratificazione, quella vera, nasce dal fatto che non è la medaglia a ve**re da noi, ma siamo noi ad andare da lei. E questo fa tutta la differenza del mondo.

Se ti piace ciò che scrivo, “𝗧𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝘁𝗿𝗮𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗶. 𝗟𝗼 𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗳𝗶𝗹𝗼𝘀𝗼𝗳𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘁𝗮” è uno dei miei libri. Racconta di come lo sport possa migliorarci la vita.
Lo trovi qui: https://amzn.eu/d/6LMhn3W

Il Saggio dello sport

29/09/2025

Cinque giorni fa il basket è finito su tutti i giornali (e su qualche tg) per un fatto imbarazzante.
Mercoledì scorso, in A2, alla prima di campionato, Rieti ha perso in casa 60-72 contro Avellino (che è un'ottima squadra allenata da Buscaglia). In sala stampa un giornalista locale ha preso la parola rivolgendosi a così al coach di Rieti Franco Ciani: "La squadra è scarsa. Ci hanno surclassato. Vorresti dirci 'bicchiere mezzo pieno'? La gente è delusissima. Si è vista la pochezza di questa squadra. Giocatori come Pascolo e Parravicini chi li ha presi?? Chi?? Ma Pascolo è un giocatore di basket?? Lo è stato... Mi piacerebbe che un allenatore dicesse 'Questa sera abbiamo fatto schifo! Scusate, perdonateci...'. No, io non ci sto! Io sono un amante di Rieti, di questa squadra e di questa città: l'allenatore quest'anno è Ciani, l'anno prossimo potrebbe essere un altro, quindi tu vai via e io rimango perchè questa è la mia città, la mia squadra. La partita di questa sera è stata uno schifo. Uno schifo! Vergognatevi!".

Poi si è alzato ed è andato via senza dare la possibilità al coach di replicare. Ciani, con estrema educazione, ha preso atto della fuga del giornalista rispondendo: "Evidentemente la mia opinione non interessa".
Il giorno dopo il club ha comunicato che il giornalista si sarebbe scusato.

Ripetiamo: tutto ciò è accaduto alla prima partita di campionato. 1 partita giocata, 40 minuti totali di stagione disputati, 37 partite al termine della regular season.

Soltanto quattro giorni dopo, ieri, Rieti ha disputato subito la seconda partita di campionato: ha vinto fuori casa a Rimini, 75-77, in casa della finalista della scorsa stagione ed una delle squadre più accreditate alla promozione in Serie A anche quest'anno.
Tra i migliori in campo Parravicini con 15 punti, 3 assist, 2 recuperi, 18 di valutazione, e Dada Pascolo (35 anni) con 10 punti, 4/6 da due, 6 rimbalzi, 16 di valutazione. Nel complesso, una grande partita di Rieti.

In sala stampa un giornalista riminese ha fatto i complimenti a coach Ciani aggiungendo "Bravi, nonostante la bufera mediatica dei giorni scorsi...".

Questa la risposta di Ciani: "Sì, me l'hanno detto di questa bufera... (sorride)". Poi ha proseguito diventando più serio: "È stata una settimana come tutte le altre. Noi ci alziamo la mattina per fare il nostro lavoro, come tutti, e per farlo al meglio. Sono gli altri che lo guardano e che lo giudicano, e che esprimono i loro pensieri. Ma questo non inficia con la nostra quotidianità. Faccio i complimenti ai miei giocatori perchè hanno saputo isolarsi da tutto ciò che è accaduto fuori dal campo, relativamente ad una questione sulla quale non voglio nemmeno tornare. Abbiamo fatto quello che dei seri professionisti devono fare: lavorare e impegnarci per provare a vincere. A volte può capitare di commettere degli errori, sbagliare, e perdere. Penso che questa sera abbiamo dimostrato quale possa essere il nostro vero valore."

Nemmeno mezza parola polemica. Nemmeno un accenno a chi lo ha aggredito, senza motivo, dopo appena 40 minuti di campionato.

Franco Ciani, da 35 anni, fa all'allenatore professionista. Ha allenato un po' ovunque. È ritenuto da molti uno dei migliori "insegnanti di pallacanestro" che abbiamo in Italia. In 35 anni mai una parola fuori posto. Mai una polemica. Mai una mancanza di rispetto verso qualcuno. Nemmeno di fronte ad un tipico esempio di totale mancanza di cultura sportiva, quella che nel nostro Paese vorrebbe la testa dell'allenatore già dopo una partita di campionato, quella che dopo ogni sconfitta si fionda alla ricerca di un colpevole, quella che non accetta la sconfitta come risultato, si è scomposto.

Franco Ciani è da sempre uno dei personaggi più belli e positivi che abbiamo nel basket italiano: uno che nonostante un destino infame gli abbia impedito di coronare il sogno di giocare a basket, ha messo la sua passione, il suo entusiasmo, la sua educazione e la sua cultura sportiva a disposizione della pallacanestro. Uno che ha sempre combattuto l'inciviltà, la derisione (anche nei suoi confronti) e la mancanza di rispetto, con la miglior arma a disposizione delle persone intelligenti: l'educazione.

Grazie Franco.

08/09/2025
15/08/2025

L' ERBA DEL VICINO É SEMPRE PIÙ VERDE

“La gente deve smettere di parlare di quello che manca, è deleterio per tutti.
Si vede sempre quello che manca, è uno sport tutto italiano guardare quello che manca, l’erba del vicino è sempre più verde.
È una filosofia di vita che non va.
La vittoria quando arriverà arriverà: ci sono tante squadre forti, si può vincere e si può perdere, l’importante è riuscire a dare il massimo, che i nervi non ci tradiscano, godiamoci questo, quello che abbiamo e non quello che non abbiamo, poi è chiaro che daremo tutto quello che abbiamo per fare di più”

Julio Velasco

14/08/2025

[L’ALLENATORE]

L'allenatore è una persona, e in quanto persona non può essere perfetto.

Ma prende continuamente decisioni affinché il suo team esprima il massimo del potenziale.

Spesso non ci dorme la notte per trovare soluzioni, per risolvere imprevisti, per pensare a come poter fare, e lavora ore e ore al giorno, anche più dei suoi atleti, per incastrare ogni pezzetto del puzzle al suo posto e assicurarsi che ogni cosa si svolga in maniera proficua.

E lo fa pur sapendo che non potrà mai mettere d'accordo tutti!

L'allenatore si confronta con il suo staff, spesso anche con i suoi giocatori, ma poi è consapevole che essendo il leader, l'ultima parola spetta a lui.
Quindi si assume la responsabilità, non cerca alibi, non cerca colpevoli in campo o fuori, ma educa i suoi giocatori all'autonomia, alla mentalità vincente, al lavoro duro.

Spesso è antipatico, severo, nervoso, ai limiti dell'incomprensibile.

Ma è il tuo allenatore e sappi che anche in quei momenti sta facendo del suo meglio.

Forse sta cercando una reazione, forse rompe un equilibrio per crearne uno di più forte, forse ti abitua alla pressione a cui il tuo avversario ti sottoporrà in gara, forse ti sta spingendo oltre quelli che tu consideravi dei limiti.
Vuole temprare il tuo corpo, ma anche la tua mente.

E fa male.
A volte lo vorresti strozzare perché già tutto ti sembra complicato e hai una quantità pazzesca di cose da dover gestire... perché ci si mette anche lui?!

Perché lui è lì per questo.

Ti allena. Ti sfida. Il suo compito è quello di portarti ad un livello superiore.
Tecnico, Fisico, Mentale.

L'allenatore ha necessariamente un disegno più completo di quello del singolo atleta e vuole il bene della squadra.
Lavorerà sempre per ottenere il miglior risultato possibile.
Anche perché il c**o è il suo.

Il tuo allenatore è una persona.

Ricordatelo.

Il tuo allenatore, che tu ci creda o no sta dalla tua parte: esulta con te e piange con te. Magari di nascosto.

E sono certa che quando ti confronti con lui porti a casa sempre una lezione e un punto di vista che non avevi considerato.

Conviene fidarsi davvero, prendere il massimo che ti può dare e concentrarti solo a mettere grande intensità in ogni allenamento e gara.

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Spesso l'avversario da ba***re non è dall'altra parte della rete o del campo. “Il vero nemico dell'organizzazione è spes...
06/08/2025

Spesso l'avversario da ba***re non è dall'altra parte della rete o del campo.
“Il vero nemico dell'organizzazione è spesso dentro l'organizzazione stessa.
Quando la definizione dei ruoli non è chiara, quando ci sono crepe e attriti difficilmente si riuscirà a creare un clima di cooperazione e unione indispensabile all'attacco delle altre squadre.
Come si può pensare a un nemico da sconfiggere quando il vero nemico siamo noi?”.
Clima, ruoli chiari e definizione dell'obiettivo diventano parole chiave nella programmazione strategica altrettanto quanto all'assunzione di responsabilità e autonomia: “un bravo capo può permettersi di lasciare i propri uomini liberi perché sa che agiranno secondo i suoi dettami.
Quando si vince, vince la squadra”.

05/08/2025
A volte lavorare duro può non bastare, bisogna lavorare meglio nei dettagli, ma essere consapevoli che l’unica strada e ...
10/07/2025

A volte lavorare duro può non bastare, bisogna lavorare meglio nei dettagli, ma essere consapevoli che l’unica strada e il sacrificio l’impegno la dedizione verso il lavoro e il gioco di squadra.

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Nicolosi
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