08/09/2026
EDITORIALE URLO ROSSONERO ❤️🖤
7 punti nelle prime 3 partite, ma quanti dubbi: questo Milan è ancora un cantiere (impaurito).
Il sfiora il colpaccio all'Allianz Stadium grazie alla zampata di , ma guardiamoci in faccia: portar via i tre punti sarebbe stato un mezzo furto. L'1-1 finale contro la Juventus rispecchia fedelmente quanto visto in campo, lasciando un misto di rimpianto per la beffa subita nel recupero e di sano realismo per una prestazione complessiva tutt'altro che esaltante.
Siamo i primi ad accettare che per assimilare la nuova filosofia calcistica di Ruben ci voglia tempo. I meccanismi richiedono pazienza, ed è normale. Quello che invece fatichiamo ad accettare è l'atteggiamento: impaurito, troppo basso e decisamente compassato.
Nel primo tempo siamo stati spettatori non paganti, senza mai calciare in porta. Anzi, dobbiamo ringraziare il cielo (e l'errore clamoroso di Locatelli) se la Juve non ha sbloccato prima il match.
Le note dolenti arrivano soprattutto dai singoli. è rimasto un'isola deserta in mezzo alla difesa bianconera, mai servito e costretto al lavoro sporco. Buio pesto anche sulle fasce, dove Diego ha letteralmente steccato l'esordio, apparendo ancora acerbo per palcoscenici del genere.
Ma la delusione più inaspettata e cocente della serata porta il nome di Adrien : da un giocatore della sua esperienza e caratura ci si aspetta personalità e geometrie, non una prestazione così opaca e priva di mordente.
Fortunatamente, nel grigiore generale, ci sono le note liete e tre pilastri a cui aggrapparsi per il futuro:
L'acuto di Alphadjo Cissé: Ha il grande merito di sbloccare una partita complicatissima, capitalizzando al massimo una delle pochissime fiammate offensive della nostra serata e regalandoci l'illusione della vittoria.
Il totem Mario : Altra prestazione monumentale dello spagnolo. La prova del suo valore? La Juve trova il pareggio nei minuti finali solo dopo la sua uscita dal campo, sfondando proprio dal suo lato. Imprescindibile.
Koni e Luka su tutti: Il belga è stato una roccia insuperabile in retroguardia. Il croato, eterno, è salito in cattedra quando la palla scottava, ripulendo ogni possesso e predicando calcio nel deserto.
Usciamo da Torino con un punto e la consapevolezza che la strada è ancora lunghissima. Il talento c'è, ma serve un cambio di passo mentale. Meno paura, più coraggio.