14/06/2026
TRIUNFO Y SOLEDAD
Parte 8 - Per il nome e per la maglia
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A causa di un sorteggio sfavorevole, la Selección si è trovata a giocare tutte le partite alle 12, con il sole ancora ben alto, a oltre 2000 metri di altitudine.
Le Coq Sportif aveva elaborato per le maglie un tessuto in microfibra per migliorare la traspirazione degli atleti in condizioni climatiche ostili, applicandolo però solo alla divisa da titolare, a strisce celesti e bianche.
La seconda maglia, totalmente blu, era completamente differente e di qualità pessima.
Dopo il duro match con l’Uruguay, Bilardo giura che i suoi uomini non vestiranno mai più quelle seconde magliette di cotone grosso, dal collo a girovita stretto e soffocante, fradice di sudore e pesanti il triplo dopo appena mezz’ora di gioco.
Malgrado per sorteggio sia l'Argentina a dover giocare i quarti con la seconda maglia.
Ai quarti, intanto, sono arrivati il favoritissimo Brasile che, oltre alla vecchia guardia della Seleção 82, sia pure un po' cigolante, dispone di esterni d'assalto come Josimar e Branco e di un centravanti fortissimo come Antonio Careca.
C'è anche la Francia di Platini, che mette fine all'Italia di Bearzot.
Ammaina la propria bandiera l'URSS di Lobanovski, per una storia che finisce calcisticamente in Messico e politicamente a Chernobyl.
La rivelazione Danimarca viene buttata fuori dalla Spagna, con Butragueño che gliene fa quattro.
Passano anche i soliti tedeschi, i padroni di casa del Messico e poi la prossima avversaria degli argentini: l'Inghilterra, che con Gary Lineker si sbarazza del Paraguay.
Già, Inghilterra-Argentina.
Quando la dittatura argentina graffiava la carne dei giovani argentini, il governo inglese percepiva ricche commesse per le ferrovie che le aziende di Sua Maestà stavano sviluppando.
La notte del 16 settembre 1976 fu definita "delle matite spezzate".
Venne ordinata una serie di sequestri, sparizioni e torture alle quali furono sottoposti giovani studenti.
Molti di loro avevano in precedenza partecipato alle proteste per la prevista abolizione del "Boleto Escolar Secundario", un tesserino che consentiva agli studenti liceali prezzi ragionevoli sui libri e sull'uso dei mezzi pubblici.
Cosa facevano l'Inghilterra e l'Occidente?
Niente.
Assolutamente niente.
Eppure l'esercito di Sua Maestà non tardò a combattere l'esercito argentino solo per riprendersi i suoi fottuti scogli delle Falkland.
Un esercito argentino composto da ragazzi come lo erano quelli scomparsi nella notte delle matite spezzate.
E quando nel 1985 l'esercito inglese raccolse 320 cadaveri argentini, proponendo di rimpatriarli, ci fu tutta la burocrazia politica a calare il silenzio.
"Le Malvinas sono già Argentine. Quei soldati sono già in patria, quindi restano lì".
Allora gli inglesi fanno un cimitero a Puerto Darwin e su 164 tombe di militi ignoti scrivono: "Soldado Argentino Solo Conocido Por Dios".
Dove erano gli inglesi mentre le pantere bruciavano i ragazzi argentini?
E dove era "el gobierno argentino" mentre gli inglesi ne affondavano altri della stessa generazione?
Perciò militari e inglesi erano della stessa pasta.
"El que no salta es inglés!".
Sempre.
I quarti di finale sono fissati per le 12 messicane e l’Argentina dovrà scendere in campo ancora una volta all’ora di punta e con l’insopportabile divisa di riserva.
Il rifiuto di Bilardo è tassativo, e chi deve provvedere è il magazziniere Rubén Moschella, che a bordo di un taxi, a 72 ore dalla partita e senza l’autorizzazione della FIFA per cambiare la divisa a torneo iniziato, si perde nel caos di Città del Messico alla ricerca di un facsimile del completo incriminato, che abbia sul petto il classico galletto francese, logo della Coq Sportif.
Tornerà esausto, con 38 maglie - una per tempo, per i 19 giocatori della rosa - in semplice cotone ma più leggere, e con un ampio collo a V.
Bilardo è scettico, quasi pentito della propria iniziativa.
Maradona entra nel suo ufficio con la nuova maglia indosso.
"Guardala, Carlos, perché è con questa che batteremo gli inglesi".
Bilardo ebbe un sorriso di tenerezza.
"Bueno, Diego", va bene.
Aveva una luce, Diego, cui era impossibile resistere.
A sole 48 ore dal match che cambierà la storia del calcio, un disegnatore abbozza uno stemma dell’AFA il più possibile simile all’originale, privo, per ragioni di tempo, dei tradizionali rami d’alloro.
Il resto del lavoro viene portato a termine a tempo di record dalle anonime e amorevoli sarte del club, che sul petto di ogni casacca cuciono il marchio dell’Asociación Fútbol Argentina, e sul retro stirano con materna pazienza i numeri dall’1 al 19, fabbricati in realtà per maglie da football americano e perciò più grandi, oltre che leggermente argentati e non bianchi.
Il 22 giugno gli argentini, con questa maglia indosso, entrano in campo con i Leoni inglesi in consueta tenuta bianca.
Ci sono partite importanti.
Altre fondamentali.
Altre, ancora, decisive.
E poi alcune, massimo 10, oppure 15, nella Storia del Calcio, per cui c'è un Calcio prima di esse e uno dopo di esse.
Argentina-Inghilterra del 22 giugno 1986 in Messico è una di queste.
Nel trambusto del tifo dello stadio Azteca si udiva perfettamente il coro argentino.
"El que no salta es inglés!".
(... Continua..)
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