02/09/2026
L'intervista di Scott al Corriere della Sera è un manifesto di essenziale sincerità, senza indulgenze alla retorica del pallone.
Parla da professionista, dice onestamente che se Mourinho lo chiamasse al Real ci penserebbe (chi non lo farebbe?) e perfino che non mangia la pizza, che ha provato una sola volta da quando è a Napoli.
Questo è più di ogni altro un sacrilegio per una certa idea di napoletanita, che comunque non è la mia. Ci tengo a precisarlo a scanso di equivoci.
Al Gran Galà del calcio di stasera, è stato altrettanto schietto, nella sostanza, sul contratto ai microfoni di Sky Sport: ”Non lo so, non ne abbiamo parlato. Nel calcio i contratti vanno e vengono, non è la cosa più importante in questo momento, la cosa a cui pensare è il campo“.
Nel corso del mercato di questa estate, ho scritto che desideravo più di ogni altra cosa che la sessione si chiudesse senza la sua cessione.
Era una cosa che temevo, ma ignoravo che comunque lo avremmo perso per un tempo indefinito per l'ablazione al cuore e, pare, anche per un'operazione alle vesciche.
Onestamente, non sapevo nemmeno che ci si operasse per le vesciche.
A meno che di rinnovo non si cominci a parlare in fretta, si iniziano a intravedere i titoli di coda sulla storia di Scott a Napoli, visto che il suo contratto scade il 30 giugno 2028.
E quando un calciatore attira l'attenzione di club disposti a dargli molti più soldi l'epilogo finisce per essere scontato.
Eppure, faccio fatica a trovare un solo giocatore che in questi anni meriterebbe il rinnovo più di McTominay.
RDI