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La differenza principale tra Karate-Jutsu e Karate-Do risiede nell'obiettivo finale della pratica: il Jutsu si concentra...
19/06/2026

La differenza principale tra Karate-Jutsu e Karate-Do risiede nell'obiettivo finale della pratica: il Jutsu si concentra sulle tecniche di combattimento e sull'efficacia letale per l'autodifesa, mentre il Do utilizza le stesse origini marziali come un percorso di crescita personale, etica e perfezionamento del carattere.

Karate-Jutsu (L'arte/tecnica)
Significato: "Arte della mano vuota".
Obiettivo: Pragmatismo, efficienza nel combattimento ed eliminazione dell'avversario. Le tecniche comprendono leve articolari, proiezioni e colpi mirati ai punti vitali.

Contesto: È la forma originale sviluppata a Okinawa, dove venne proibito l'uso delle armi.
I contadini, per difendersi dai signori della guerra, trovarono nel combattimento a mani n**e un mezzo fondamentale per la sopravvivenza in scenari di vita o di morte.

Karate-Do (La via)
Significato: "La via della mano vuota".
Obiettivo: Coltivazione dell'essere umano, autodisciplina e meditazione. Sebbene si pratichino le stesse basi, l'accento è posto sulla filosofia, sul rispetto e sul miglioramento continuo del carattere.
Contesto: È la transizione moderna e giapponese dell'arte, nata quando le tecniche mortali sono state adattate per essere insegnate nelle scuole, trasformando il combattimento in un'attività educativa e salutare.

Il disarmo della popolazione civile e il divieto di possedere armi in Giappone sono avvenuti attraverso un processo politico e sociale ben preciso, sviluppatosi in due epoche distinte:
La Caccia alle Spade (1588): Alla fine del XVI secolo, per porre fine alle sanguinose guerre civili e prevenire rivolte popolari, il reggente Toyotomi Hideyoshi emanò l'editto noto come Katanagari ("Caccia alle Spade"). Questo provvedimento confiscò tutte le armi (spade, lance, archi e armi da fuoco) a contadini, mercanti e monaci, sancendo il monopolio esclusivo delle armi alla sola casta aristocratica dei Samurai.

L'Editto Haitōrei (1876): Quasi tre secoli più tardi, con la modernizzazione dell'era Meiji, lo Stato decise di abolire la stessa casta dei samurai per creare un esercito nazionale moderno. L'editto Haitōrei vietò a chiunque di portare le spade in pubblico, riservando il possesso e l'uso delle armi unicamente alle forze di polizia e ai militari di professione.

Questa forte restrizione delle armi spinse gli abitanti delle isole di Okinawa a perfezionare segretamente le tecniche di combattimento giunte dalla Cina(Quanfa o chuan fa, 拳法 metodo del pugno)a mani vuote (Karate-Jutsu) e a trasformare i comuni attrezzi da lavoro agricolo e da pesca (come il Nunchaku, il Sai o il Bo) in micidiali strumenti da difesa personale, dando vita alla disciplina parallela del Kobudo.

La via del serpente La strada per andare al marela faccio piano per pensare,curva dopo curva e curiosasvela la bellezza ...
16/06/2026

La via del serpente

La strada per andare al mare
la faccio piano per pensare,
curva dopo curva e curiosa
svela la bellezza misteriosa.

Scendere al suo stesso livello,
passo dopo passo, rivela il bello.
In questo cammino tocca fare,
ma io vesto il greco oziare.

Non ti preoccupare, resta sereno:
la strada è breve e non è meno
dello scopo che vuoi raggiungere.
Con sobrietà si impara a vivere.

08/06/2026

Il termine Shōtōkan (松濤館) indica lo stile di karate do più diffuso al mondo, fondato dal Maestro Gichin Funakoshi. Il suo significato è intimo e poetico, strettamente legato alla vita del suo fondatore.

Il nome è composto da tre ideogrammi (kanji):
Shō (松): significa "pino".
Tō (濤): significa "onda" o "fruscio".
Kan (館): significa "casa" o "scuola".

Da giovane, il Maestro Funakoshi amava passeggiare e meditare sul monte Torao (la "Coda di Tigre"), a Shuri, in mezzo a f***e foreste di pini. Quando il vento soffiava tra gli alberi, il movimento delle chiome ricordava il movimento delle onde del mare. Funakoshi, che era anche un poeta e un calligrafo, scelse come pseudonimo letterario proprio Shōtō (letteralmente "onda di pino").

Nel 1939, quando i suoi allievi costruirono il primo dojo (luogo dove si pratica la Via) ufficiale a Tokyo, decisero di appendervi una targa con la scritta Shōtōkan, ovvero "la casa di Shōtō". Con il tempo, il nome del luogo è passato a identificare lo stile stesso.

La metafora dello Shōtōkan, nel senso stretto dei termini che lo compongono, risiede nel cogliere l'origine della "casa del vento" e nella comprensione della natura. La vera essenza della filosofia marziale e naturalistica va oltre il movimento : risiede nella manifestazione in cui il praticante contempla una dinamica in corso.

Il vento, di per sé, non si vede. Ne percepiamo l'esistenza solo quando incontra la materia: il fruscio tra gli aghi di pino, il movimento dei rami, l'onda verde che si crea nella foresta.

Cogliere la "casa del vento" significa cercare l'origine di una forza invisibile ma tangibile.
Nel karate, questo si traduce nella ricerca dell'energia interna (Ki), della motivazione e dell'intenzione pura che precedono il movimento fisico. Il pugno o la parata sono la manifestazione visibile, ma lo studio del praticante è rivolto a comprendere l'origine di questa energia.

Il pino, nella cultura orientale, è il simbolo per eccellenza della resilienza, della longevità e della forza vitale. È un albero sempreverde che resiste alle intemperie. La comprensione dello stile Shōtōkan attraverso questa metafora indica la capacità di rimanere saldi e flessibili allo stesso tempo. Il vento scuote l'albero e lo piega, ma il pino non si spezza; assorbe l'energia e ritorna alla sua posizione originale, vivo e immutato. È il ciclo continuo della vita che si adatta e si rinnova.

La parola Kan rappresenta il luogo spirituale in cui questa interazione avviene, trascende il luogo in cui il praticante — nel silenzio della meditazione o nel dinamismo del corpo — impara ad ascoltare e ad agire, adattandosi alle leggi della natura. Il movimento degli alberi nel vento è l'essenza stessa dello Shōtōkan: una forza invisibile che genera armonia dal movimento.

03/06/2026

Ape e Fiore di fico d'india.

La Bradanico-Salentina (SS 7-ter): storia di un’eterna incompiutaIl progetto della Bradanico-Salentina nasce negli anni ...
24/05/2026

La Bradanico-Salentina (SS 7-ter):
storia di un’eterna incompiuta

Il progetto della Bradanico-Salentina nasce negli anni '70 come un'opera infrastrutturale strategica, concepita per unire rapidamente la Basilicata (la zona del Bradano) a Taranto, proseguendo poi fino a Lecce. I primi lotti dell'arteria stradale vengono finanziati dalla Cassa per il Mezzogiorno, l'ente pubblico nato nel dopoguerra per colmare il divario infrastrutturale del Sud Italia.

Oggi, a più di quarant'anni dall'apertura dei primi cantieri, la Bradanico-Salentina si presenta ancora incompiuta. Le immagini attuali del tracciato mostrano un paesaggio sospeso: terra battuta, roccia scavata e cumuli di materiale da riporto che si mescolano alle sterpaglie e alla natura brulla del territorio, testimoniando un cantiere riaperto ma ben lontano dall'aspetto di una superstrada.

Sul fronte istituzionale, l'ultimo cronoprogramma ufficiale e i contratti in essere fissano come data limite per il completamento funzionale dei lotti chiave (tra cui la variante di Sava e Manduria) il 30 luglio 2026. Termini di realizzazione, questi, che saranno certamente prorogati.

Masseria Sant' Angelo e servi di Maria.La ca****la di Sant'Angelo si trovava nell'odierna zona industriale, nel territor...
17/05/2026

Masseria Sant' Angelo e servi di Maria.

La ca****la di Sant'Angelo si trovava nell'odierna zona industriale, nel territorio occupato dalla Masseria S. Angelo, di cui ha conservato il nome. Verso il 1587, questa fu probabilmente la prima casa dei Servi di Maria, prima della costruzione del convento vero e proprio. La presenza dell'ordine a Manduria vide i religiosi dimorare nella masseria fino alla conclusione dei lavori della nuova sede, avvenuta nel 1638.

Dopo la soppressione del 1809, la memoria dei Servi di Maria fu mantenuta viva dalla Congregazione dell'Addolorata, riunitasi presso la Chiesa di S. Michele Arcangelo, comunemente nota come "di S. Angelo". Nel 1945, grazie all'interessamento del vescovo Mons. Di Tommaso, i Servi di Maria fecero ritorno a Manduria. A memoria di questo evento, nel 1961 venne apposta una lapide che ricorda i successivi lavori di ampliamento e restauro: il nuovo convento, l'altare maggiore, il pavimento marmoreo, l'organo e il campanile. All'interno della chiesa sono inoltre degne di nota alcune pitture del leccese Rino Di Coste (1967) e, in particolare, la splendida statua policroma della Pietà, donata ai Padri qualche anno dopo il loro ritorno dal dott. Ermanno Soloperto.

Testo estrapolato dalle note di E. Dimitri nel testo Manduria Sacra del sacerdote L. Tarentini

Rotulafai
08/05/2026

Rotulafai

Cardo Mariano e Grano
08/05/2026

Cardo Mariano e Grano

05/05/2026

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Manduria
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