28/07/2026
Giorgia oggi ci parla del saluto in Aikido!
Eccoci al consueto appuntamento! Oggi la dott.ssa Giorgia ci parla del saluto.
ZAREI
È risaputo come O' Sensei Morihei Ueshiba fosse non solo un eccellente marzialista, ma anche un grande mistico dell'Ōmotokyō: una "nuova religione" giapponese, nata dal sincretismo fra Shintoismo, Buddhismo e tradizioni popolari. Il reigi aikidoistico deve perciò molto alla ritualitá di questo culto, a cominciare dal cerimoniale dello 座礼 "zarei" (il saluto in ginocchio) che si effettua all'inizio e alla fine di ogni lezione.
Schierati in seiza davanti al kamiza (il fulcro spirituale del dōjo, con la foto del Fondatore e di altri Maestri) sia gli insegnanti, sia gli allievi si predispongono a questo saluto tramite un momento di meditazione chiamato "mokuso" (黙想 letteralmente "il pensiero che tace"). Una volta concluso, tutti congiungono i palmi delle mani davanti al viso con le dita estese verso l'alto: un gesto chiamato "gassho" (合掌) mutuato dalle pratiche buddhiste a simboleggiare l'unione di ying e yang, istinto e razionalitá, spirito e corpo.
Il saluto vero e proprio si articola in tre fasi successive riassumibili con l'espressione: "ni rei, ni hakushu, ippai" (二礼,二拍手,一拝), ovvero: due inchini (ni rei), due battimano (ni hakushu) e un ultimo inchino di ringraziamento (ippai).
I primi due inchini rappresentano un saluto ai Sensei i cui spiriti risiedono idealmente nel kamiza.
I due battiti di mani servono invece a scacciare le energie negative, richiamando al contempo quelle positive: in modo non troppo dissimile dai rituali di preghiera shintoisti, attirano inoltre l'attenzione delle 43 divinitá che proteggono l'Aikidō.
A quest'ultime si rende omaggio con l'ultimo inchino, solitamente più lungo e profondo dei precedenti, dopo il quale il Sensei si volta verso gli allievi per pronunciare le consuete parole "onegai shimasu" o "dōmo arigatō gozaimash*ta", dando così il via o concludendo la pratica.
Un cerimoniale di cui esistono interessanti varianti ma sempre votato a dimostrare rispetto per il Dōjo e per chi lo abita, oltre alla propria gratitudine, umiltà e disponibilità all'apprendimento. E voi conoscevate questi significati nascosti? Fatecelo sapere nei commenti!