28/05/2026
Grazie a Giorgia Stainer per il suo sempre apprezzatissimo contributo!!!
Leggete e condividete!!
Terza puntata della nostra rubrica "oltre il tatami". Oggi la dott.ssa Giorgia ci spiega il significato di "ONEGAI" e "ARIGATŌ":
"O negai shimasu" e "dōmo arigatō gozaimash*ta" sono le espressioni che accompagnano, in Aikidō, il momento del saluto rituale ( 礼"rei"). Ma cosa significano di preciso?
"O negai shimasu" (お願いします) è la frase che sancisce l'inizio della pratica. Combina "shimasu" (forma cortese del verbo "suru" che significa "fare") col sostantivo "negai" che vuol dire "preghiera, richiesta, desiderio, speranza". Il prefisso "o" serve ad ingentilire quest'ultimo termine conferendogli maggior formalità. Traducibile in modo abbastanza libero come "per favore/ti prego", o negai shimasu avanza una richiesta cortese all'interlocutore di fare qualcosa per chi parla. Sul tatami diventa un invito reciproco a praticare insieme (maestri e allievi, tori e uke), lasciando al contempo trasparire un forte desiderio di ricambiare la disponibilità dell'altro allo studio condiviso dell'Aikidō.
Dōmo arigatō gozaimash*ta (どうもありがとうございました) è invece l'espressione che conclude la pratica. Si sviluppa a partire da "gozaimash*ta" che è una versione arcaica e formale del verbo "aru" ("essere, esistere") espressa al registro cortese e al tempo passato. I termini "dōmo" e "arigatō" stanno entrambi per "grazie" (l'uno più colloquiale, l'altro più formale). Dato che in Giapponese affiancare due parole dallo stesso significato é un modo comune per dare enfasi, dōmo arigatō gozaimash*ta (traducibile in italiano come "mille grazie") esprime in modo estremamente educato una profonda riconoscenza per quanto fatto insieme durante la pratica in Dōjo.
Poche, semplici sillabe...che tuttavia riverberano tutto l'entusiasmo, l'impegno e la gratitudine sincera che nascono dall'esercizio dell'"Arte della Pace"!