16/03/2025
Lettera aperta alla Pallanuoto
Ho dato alla Pallanuoto anni della mia vita come giocatore, come allenatore, come dirigente e come tifoso.
Ho dato a lei tanto ma non quanto da lei ricevuto.
Ho vissuto vittorie, sconfitte, battute d’arresto e grandi spinte in avanti.
La voglia di fare, di migliorarmi, di andare oltre, di mettere in discussione me stesso come giocatore, come allenatore, come dirigente e come uomo.
Ed è come uomo che ora provo questa nostalgia.
Non vedo più rispetto, mi manca la spontaneità dei gesti, la voglia di andare oltre i propri limiti ma senza cattiveria, senza brutalità, senza violenza. Mi manca il fair play. Ho vissuto e sono cresciuto con il canto dell’acqua.
L’acqua che è madre, che è accoglienza, che è essenza. E come una madre ti sgrida, ti aiuta a crescere a volte ti punisce.
Ma con l’amore di una madre.
Oggi non riconosco più questa madre. Vedo cattiveria, vedo lo stigma del fallimento, vedo l’uso alla violenza per vincere.
Non si vince con la cattiveria che fa male agli altri e a noi stessi.
La grinta, la cattiveria agonistica non è brutalità, né violenza.
La grinta è fiducia in sè stessi, amore per lo sport, per la propria forza personale.
Mi manca l’acqua madre che insegna e culla e vorrei che noi allenatori e dirigenti imparassimo nuovamente ad ascoltarla e se scoprissimo che la stanchezza l’ha ammutolita, imparassimo a trovare in noi una nuova voce con la quale insegnare ai nostri ragazzi la POESIA di giocare a pallanuoto veramente.
Roberto Consiglio