Accademia Karate Fudokan Affini Jorga

Accademia Karate Fudokan Affini Jorga Fudokan Karate Jorga

12/12/2023

🔴🔴[ LEGGI QUESTO POST - Potrebbe rivelarsi il post più importante della tua vita ] 🔴

Il post di oggi è importante perché riguarda l'Accademia degli uomini liberi.

Cosa vuol dire?

Allora io ieri dicevo a degli imprenditori con i quali facevo consulenza che non ha senso parlare di libertà.

Cosa desideri la libertà?

Ma cosa vuol dire?

E non te lo sanno più spiegare?

Sì, va bene essere libero di fare quello che voglio.

Ok, possiamo dire delle frasi da bar, ma prima di tutto la libertà vuol dire scegliere.

Vuol dire decidere, vuol dire agire.

Qui sulla mia pagina facebook ufficiale vedo 90.000 persone e 150 persone sono libere.

Le altre, tu compreso, sono rimaste schiave.

Schiave di un sistema, schiave di una situazione serve di padroni che sono fondamentalmente le loro menti.

Questa è la verità.

Perché la scelta di libertà è prima di tutto una scelta di conoscenza.

Certo poi noi siamo molto, molto bravi a trovarci degli alibi.

"No, non ho tempo per fare le cose"

Me lo sento dire tutti i giorni da tutti quelli che mi pagano per fargli trovare tempo per fare le cose.

Non hai capito?

➡️ Non hai tempo per far le cose? Me lo sento dire tutti I giorni da quelli che mi pagano per fargli trovare il tempo per far le cose.

Perché quello che veramente manca alla maggior parte degli esseri umani non è il tempo, ma il coraggio di usarlo.

E io me ne sono accorto quando in attività di consulenza, per esempio, chiedo agli imprenditori di esprimere dei loro desideri.

E tutti scrivono, dicono delle sciocchezze io dico no, no, ma un desiderio vero.

E a questo punto le persone di solito mi parlano di denaro e allora io tolgo l'alibi.

➡️Dico che hai tutto il denaro che vuoi.

E adesso che cosa ne fai? E lì si fermano.

Credetemi, è un esercizio interessante.

Togliamoci l'alibi del denaro perché molti di voi stanno ad ascoltare dei messaggi molto suadenti dei miei, quelli di ragazzotti di 25 anni senza arte né parte, che seduti in un aereo in un albergo di loro dicono Dubai. vi dicono che si stanno arricchendo senza fare fatica, senza lavorare.

È un messaggio che ha attirato anche te immagino

Ti spiego perchè:

nei periodi di presunta crisi (ma nei miei libri spiego che non è una crisi ma un cambiamento deliberato e pianificato del sistema economico). è facile andare ad ingannare le persone, a prenderle per la parte più debole.

E sapete perché?

Perché le persone non hanno più sogni da esaudire e desideri da realizzare concretamente.

Cioè, se tu togli le persone, anche la possibilità di vivere, di avere denaro, le persone perdono il desiderio per la vita e a quel punto diventano serve di un sistema che fa credere a loro che l'unica cosa che serve nella vita sia il denaro e non ciò per cui il denaro poi viene speso.

Il denaro è energia come tutte le altre cose.

E allora, se volete veramente cambiare la vostra vita, dovete cominciare a imparare a pensare.

E anche per fare denaro, dovete cominciare a imparare a pensare.
SOPRATTUTTO per fare denaro, serve pensare.

È quello che facciamo tutti i giovedì sera: ci sono persone che come voi avevano dei problemi ad esprimere i desideri.

Io lo leggo dai loro commenti (che spero abbiano il coraggio di pubblicare anche qui in pubblico e non soltanto nelle nostre chat private dell'accademia), perché è uno spettacolo e in quello spettacolo ci sono degli attori.

A turno, a turno recito io, a turno, recitano gli spettatori.

L'importante è sentire.

Imparare a pensare vuol dire tornare ad imparare, a sentire.

Ecco cos'è l'Accademia degli Uomini liberi: è un posto dove si torna ad imparare, a sentire quelli che sono i propri desideri veri di libertà.

Chiudo facendo una domanda precisa che faccio sempre ai miei allievi, spettatori, compagni, attori di questa commedia che stiamo recitando tutti insieme:

Tu, che cosa hai sentito con queste mie parole?

Pensavi che l'isola di Epstein fosse br**ta? Aspetta che la gente scopra questo posto.Indaga sul GETTY MUSEUM, una forte...
16/11/2023

Pensavi che l'isola di Epstein fosse br**ta? Aspetta che la gente scopra questo posto.

Indaga sul GETTY MUSEUM, una fortezza pedofila con più di 12 piani sotterranei. Fino al 2018 erano lì due milioni di donne e bambini.
Ci sono ascensori e praticamente una città laggiù con migliaia di schiave del sesso. Solo le persone della "ELENCO A" possono camminare ovunque.
Gli ascensori conducono ad un sistema di tunnel. È sorvegliato con alta sicurezza. È un inferno creato dentro un altro inferno!
L’isola di Epstein è solo la punta dell’iceberg.

Benvenuto nella realtà!

Fast. Secure. Powerful.

16/11/2023
16/11/2023
12/02/2023

GVARDIANO DEL FUDOKAN....

Radovan Bogojevic
11 marzo 2014
(1)Avevo solo dieci anni quando vidi per la prima volta il Dr. Ilija Jorga , fu come una folgorazione per me . Eseguiva le tecniche di karate con una velocità e concentrazione mentale impressionante, ricordo in particolar modo il suo movimento di “shuto” che provocava un rumore secco e corto, e non dava la possibilità e il tempo di capire che cosa fosse accaduto. Quell’immagine rimase così impressa dentro di me che da quel momento in poi mi è servita come pietra di paragone con la quale giudicavo la preparazione di un karateka. Quel modo di fare per me era, e ancore lo, la misura della bravura di un praticante di karate. Tutt'oggi non ho ancora incontrato un maestro che potrebbe eguagliarlo.
Per conoscere e comprendere meglio il mondo del karate ho frequentato nel corso degli anni esibizioni, dimostrazioni, seminari di diversi maestri e ho notato che la loro velocità e potenza nei movimenti diminuivano nel tempo, al contrario quella del mio maestro aumentava sempre di più.
In quel tempo mi allenavo sei ore al giorno; tre ore immerso dentro l’acqua del mare e per altre tre ore sulla sabbia. Facevo kion per 1 km andata e 1 km di ritorno, con 2 kg di pesi per braccio e 4 kg di peso per gamba. A volte portavo alcuni dei miei allievi per allenarsi (in particolare mi seguiva Salvatore Andaloro), ma nonostante fossero più giovani non riuscivano a mantenere il mio ritmo, così si fermavano aspettando il mio ritorno oppure camminavano a passo veloce accanto a me. Proseguivo il mio allenamento facendo una quarantina di kata per 3 volte ciascuno: 3 volte lento; 3 volte veloce; 3 con massimo kime. Nel pomeriggio iniziavo le lezioni ai miei allievi: dalle 16 alle 22 di sera. E nonostante il mio allenamento intenso non sono mai riuscito ad eguagliare a mio maestro.
(2)negli ultimi 3 anni lui ha raggiunto un livello molto alto, quello che potrebbe essere definito nella frase di “ Ikken hissatsu”(uccidere con un colpo solo), letteralmente significa “mettere tutta la forza fisica e mentale in un solo movimento”. Il maestro ci diceva sempre: “ Puoi ti**re 100 pugni al sacco e sudare, ma la bravura è sudare tirando solo un pugno “. Lui ha raggiunto questo livello. Non racconto questo per vanagloria ma per far capire al lettore cosa si può raggiungere con questi principi di karate o cosa si può perdere per sempre mettendoci meno impegno o seguendo la via cosi detta sportiva del karate. Ho sempre cercato di entrare nella profondità dei suoi principi sottili (fisici e mentali) per poter arrivare alla consapevolezza del movimento che è l'essenza di tutte le pratiche.
(3) Nel 1980 mi sono trasferito a vivere in Italia. Poco tempo dopo iniziai a collaborare con lui nel suo progetto di diffusione del Karate-Fudokan. Ricordo ancora oggi l'entusiasmo con quale mi spiegava le sue scoperte nella medicina riguardanti alcune tecniche e posizioni dannose per il nostro corpo. Diceva: ”Io voglio salvare i miei gomiti, la mia schiena, le miei ginocchia, non posso fare più gli stessi errori dei miei maestri e soprattutto sono responsabile della salute dei miei studenti, come uomo e come medico, tenendo conto del fatto che il karate prevede un allenamento ripetitivo e la ripetizione continua provoca usura a livello osseo-tendineo soprattutto se il movimento è contro natura”. Mi allenavo costantemente sotto la sua guida, viaggiando periodicamente in Serbia e organizzando stage in Italia. Lo seguivo nelle varie gare, nei seminari e negli eventi internazionali, cercando di aiutarlo a diffondere il Fudokan. Per anni ho preparato atleti, ho organizzato stage, ho coinvolto altri maestri e ho cercato di portare avanti una federazione nazionale, attraversando momenti di grande soddisfazione ma anche delusioni e incomprensioni.
(4) Molti insegnanti sono entrati nel mondo del Fudokan, ma poi hanno cercano di inventare nuove federazioni abusando inconsapevolmente e senza rispetto della parola “Fudokan”. Il loro errore sta nel non essersi accorti della sottile differenza che c’è tra i principi Fudokan e quelli Shotokan, che apparentemente sono simili, ma in realtà sono molto diversi. Questi insegnanti continuano a fare shotokan cercando di convincere se stessi e gli altri di star facendo Fudokan. Fudokan è un arte! E solo attraverso lunghi anni di pratica giornaliera si può capire e comprendere quella differenza. Fudokan è massima concentrazione, massima determinazione, massima stabilita e equilibrio, massima esplosione di potenza (kimè). Il tutto in un unico movimento nella totale armonia dell’essere!
(5) Sono molti gli aneddoti che posso raccontare del Dr. Ilija Jorga nel corso di questi lunghi anni e che possono aiutare il lettore a farsi un’idea della persona che ho il piacere e l’onore di avere come maestro.
Nel 1989 sono andato in Polonia per un stage di tre giorni, dopo il quale si è svolto il campionato Baltico. In semifinale ho arbitrato un atleta russo che combatteva contro un atleta polacco. Era un incontro un pò confusionario, nel senso che i due si scambiavano colpi senza portarne nessuno a segno. Alla fine dei tempi regolamentari prolungai ancora per due minuti ma non cambiò nulla. Ad un certo punto mi è sembrato di vedere un mezzo mae-geri da parte dell’atleta russo e d’impulso decisi di assegnare il punto. Tempo di girarmi e guardare gli arbitri mi ritrovai un gran mae-geri nello stomaco eseguito alla perfezione ,come solo il mio maestro lo sa fare, e mi buttò qualche metro indietro. Per fortuna avevo una buona resistenza addominale. Ilija, con molta tranquillità, mi disse:
Questo è mae-geri ! ... e poi domandò:
é lo stesso?
No! risposi.
Allora annullalo. Disse il maestro.
Ho annullato il punto. Con questo ho voluto farvi capire quale era il suo modo di insegnare, a volte poco ortodosso ma pur sempre efficace!
A tal proposito, durante uno stage a S. Teresa di Riva (Sicilia) mi chiamò come ukè per spiegare alcune tecniche. Insolitamente quella volta non si è trattenuto e affondava i colpi su di me, proiettandomi e colpendomi anche mentre ero a terra con ginocchiate e gomitate. Cinque anni dopo, durante un allenamento estivo, mi domandò:
Ricordi quando ti ho picchiato in Sicilia?
Si, Maestro!
Lo sai perché?
Sicuramente per farmi rinforzare.
Si, ma per due motivi in particolare: Primo per toglierti il sorriso continuo che avevi durante l’allenamento; secondo per vedere quanto resisti e soprattutto per metterti alla prova e vedere il tuo comportamento.
Non mi ha tolto il sorriso e si è accorto che non avevo nessun desiderio di rivalsa; ho semplicemente accettato il suo insegnamento come dovrebbe fare chiunque abbia rispetto e fiducia nel proprio maestro.
(6)Una volta stavo preparando tavole e mattoni per una esibizione di tameshiwari, nel karate questa pratica serve per capire la preparazione di un adepto ed è considerata importante. Ma Ilija si avvicinò e mi disse: “Perché lo fai? A cosa ti serve? Il cranio è più debole di un pugno! Non serve a niente ! Tu sei un giovane uomo. Le tue mani devono servire per accarezzare la tua donna, tua figlia, non devi rovinartele cosi”. Questo è il suo atteggiamento critico nei confronti di alcuni aspetti della pratica antica di karate, che non si adattano alle nostre esigenze moderne di vita. Lui preferiva rafforzare tutto il corpo, non solo alcune parti di esso.
(7)Un altro episodio che m’impressionò piacevolmente fù a Prohor-Pcinjski, in Serbia, durante un campo di addestramento. In quel tempo ogni anno si organizzavano stage di 15 giorni, con sessioni di allenamento dalle 6 del mattino alle 20 di sera, durante le quali si metteva a dura prova la preparazione psico-fisica degli atleti. L’addestramento era simile a quello svolto nel “Tempio di Shaolin”, e per questo motivo viene chiamato “Shaolin della Serbia“. In uno di quei giorni, durante la pratica al makiwara ero in coppia con un serbo di almeno 140 kg di peso, con una bella massa muscolare. Entrambi eravamo 5° Dan. Ci allenavamo insieme al makiwara e ci stavamo impegnando al massimo, ma riuscivamo con difficoltà a smuovere l’asse per colpire. Improvvisamente si avvicino Ilija e ci ordina di colpire con più forza. Il mio collega, in tono di sfida, gli chiese: “Ma perché? tu ce la fai?” Con grande serietà Ilija fa per spostarlo e si sistema davanti all’asse. Lo colpi con uno tsuki sinistro così potente ed esplosivo che la tavola si spezzò in due, ruotando su se stessa e sfiorando il mento del mio maestro che con un scatto felino si spostò di fianco evitando l’impatto della tavola rotta. Lo tsuki e il movimento di schivata sono stati quasi contemporanei, il tutto avvenne in un attimo. Noi sentimmo solo una botta secca! Come se niente fosse accaduto, ci guardò, ci sorrise e se ne andò. Che potenza devastante! Il makiwara era costruito con legno di quercia bollito, molto resistente ed elastico, quasi impossibile da rompere, ma non per lui.
(8)Ricordo che un pomeriggio, a Napoli, mentre eravamo in albergo, io firmavo diplomi e lui stremato dal lungo viaggio e intenso allenamento si è addormento. Qualcuno bussò alla porta, in un attimo si alzo di scatto, apri la porta, riconobbe la persona e ritornò a letto e si addormentò all’istante. Il tutto accade in un centesimo di secondo. Questo episodio, apparentemente semplice, denota la capacita di Ilija di distaccarsi immediatamente da ciò che lo circonda e padroneggiare con apparente facilita il sonno e la veglia.
(9)Quando veniva a casa mia il momento migliore per apprendere da lui era la notte. Dopo una giornata intensa di lezioni e stage, quando rimanevo solo con lui, cercava di correggere i miei errori ed insegnarmi come progredire più veloce nel karate. Mi parlava del suo stile Fudokan e formulava nuove idee fino alle quattro di mattino, quando lui in automatico si addormentava per svegliarsi altrettanto automaticamente alle sei in punto, desto e pronto, senza mostrare alcuna stanchezza o residuo di sonno.
Ricordo che durante uno stage in Polonia nel 1989-90 organizzato dal suo allora allievo (4°dan Fudokan) Krasinsky, Ilija stava spiegando il salto del kata unsu. Erano presenti molti giovani campioni nel karate tradizionali. Lui oscurò tutti facendo un salto, non solo tecnicamente perfetto, ma molto più alto degli altri atleti. Egli aveva allora 50 anni.
Un altro episodio (1994-1995) che ricordo fu una sera (dopo una giornata di allenamento) a Rimini. Egli scherzando sfidò a tutti a fare flessioni in un modo particolare e nessuno tranne lui ci riuscì.
(10)Mi ricordo tutte le volte che andavo a prenderlo in aeroporto con delle valigie pesantissime. Pensavo che fossero piene di mattoni. Gli domandai come mai pesassero cosi tanto. Lui rispose: “Oh Rade, questi sono tutto i miei libri. Io sono un professore, devo preparare e correggere esami per i miei studenti”. Ogni volta che lo accompagnavo in aeroporto, nell’attesa ci mettevamo in un angolo e lui creava nuove tecniche di kion o kata condividendoli con me e chiedendo un mio parere su di esse (non perché avesse bisogno del mio consiglio, ma penso che con questo suo comportamento voleva farmi capire quanto fossi importante per lui), ignaro della gente che osservava. Sembrava non gli importasse molto. Non avendo mai tempo libero, ogni attimo per lui era utile per creare il nuovo. Era come un’artista perennemente e totalmente assorto nella sua arte.
Lui ama quello che fa, ama il karate a tal punto che, da giovane, riuscì ad abbattere l’iniziale rifiuto di sensei Kase ad insegnargli, dopo che il suo amato maestro Murakami torno nella sua patria . Ben cinque volte egli viaggiò da Belgrado a Parigi per convincere il grande Maestro giapponese Kase ad insegnarli. Alla fine aceto di insegnare quel strano allievo assai promettente
(11)Un episodio che dimostra quanto egli amasse il karate è quello del suo rapporto con il suo primo insegnante: Tetsuji Murakami. Durante uno stage Murakami colpì l’amico di Ilija con un mawashi geri facendogli perdere i sensi. Ilija andò a prendere un secchio con l’acqua per far rinvenire l’amico. Una volta in piedi, Murakami lo colpì nuovamente con un mawashi geri mettendolo di nuovo al tappeto. Infuriato, Ilija cercò di colpire con il secchio il maestro giapponese, ma prima che riuscisse a farlo quest’ultimo lo colpì con uno tsuki rompendogli i denti davanti. E come se non bastasse un’altra volta Murakami ruppe il pollice a Ilija solo perché eseguiva in modo scorretto shuto. Chiunque abbandonerebbe all’istante un maestro del genere , un occidentale qualunque, abituato com’è al benessere e alla vita facile, non potrebbe accettare a vent’anni di perdere i denti davanti a causa di un maestro… Ilija invece non solo continuò a seguirlo, ma lo fece con grande stima. Alla morte di Murakami lui era disperato e ancora oggi lo considera il miglior maestro che abbia avuto! Questo ci fa capire lo spirito di quest’uomo. Ci sono anche aneddoti più divertenti riguardanti il suo rapporto con Murakami Sensei. Una volta Ilija fece uno scherzo al fratello Vladimir. Quest’ultimo doveva rompere dei mattoni, ma Ilija si era premurato a mettere dei mattoni troppo cotti che difficilmente si sarebbero spezzati. Così Vladimir iniziò a provare e riprovare, colpo dopo colpo, ma non riusciva a romperli, solo a insanguinarsi le mani. Quando arrivò Murakami chiese chi avesse fatto questo scherzo. Ilija se ne stava zitto in un angolo. Murakami guardò i mattoni, li colpì e li ruppe! Ilija quella volta non si cambio per fare allenamento, egli saggiamente evito di presentarsi davanti al collerico Murakami.
Un altro episodio molto divertente che riguarda Ilija e Vladimir avvenne nel 1988 ai campionati mondiali a Torino. Nella hall dell’albergo l’organizzatore dei campionati con molta gioia comunicò a Ilija di aver trovato una sistemazione per entrambi i fratelli nella stessa stanza. Ilija cambiò improvvisamente umore perché sapeva che non sarebbe riuscito a riposare accanto al fratello per il sonno pesante e rumoroso. Non avendo alternativa dovette però accettare. Vladimir subito dopo cena andò a dormire in camera. Ilija invece in stanza iniziò a scrivere sempre assorto nella sua creazione del Fudokan. Il rumoroso dormire di Vladimir lo disturbò facendogli perdere la concentrazione e anche la pazienza. Egli così disse al fratello di smetterla di russare. Vava con molta calma gli disse: “Ilija, non ti preoccupare, girami dall’altro lato quando mi senti russare”. Ilija lo fece e tornò a scrivere. Dopo qualche minuto Vava riprese il suo russare. Ilija si alzò e lo girò nuovamente dal lato opposto con molta pazienza. Dopo pochi minuti riprese la respirazione rumorosa. Ilija per la terza volta lo girò a pancia in giù e riprese a scrivere. Quando per l’ennesima volta senti Vava russare, Ilija non sapendo più da quale parte girarlo, con furia spostò il letto con Vava nel corridoio. E lasciò il fratello tutta la notte a dormire sereno fuori dalla stanza. Gli atleti che passavano dal corridoio vedevano il grande maestro e facevano attenzione a non disturbarlo. Lui continuò indisturbato a respirare e creare sinfonia come un orca marina o come un orso. Quando si svegliò il mattino dopo rimproverò Ilija che gli rispose: “Hai disturbato Dio e uomini con il tuo russare, vai a curarti, non sono la tua balia!”. Anche in questo Ilija dimostrò la sua grande pazienza e il suo grande coraggio e determinazione.
(12) Una volta Ilija mi raccontò di essere stato invitato a presentare il karate in Russia al KGB. Ovviamente i Russi sono un popolo guerresco molto forte e non è facile che uno straniero qualunque possa andare ad insegnar loro un arte di combattimento. È chiaro che lo avrebbero messo alla prova per vedere il suo valore, ed essere messo alla prova significava combattere sul serio. Ilija è un medico e professore universitario, non ha certo bisogno del karate per vivere. La passione e l’amore per la sua arte lo spingono a dedicare il suo tempo ad essa. La prova aveva chiaramente a che fare con forte combattente (campione di un sistema di combattimento russo chiamato nogo rucni boi), una montagna di muscoli pronto a mettere in ridicolo il giovane maestro serbo. Ilija avrebbe anche potuto tirarsi indietro, vivere una vita normale con il suo stipendio di medico. In una occasione come questa era in gioco la sua reputazione, la sua carriera come insegnante di karate, il Fudokan stesso. Questi sono momenti nei quali un intera vita ci passa di fronte in un attimo. Ilija non poteva dimenticare certo i sacrifici fatti negli anni per apprendere l’arte che amava. Ricordava perfettamente gli insegnamenti dei suoi maestri (Murakami Kase nishiyama) e la fede profonda che nutriva nel principi del suo Fudokan. Fu per queste ragioni che non volle tirarsi indietro da una prova così ardua. E chiaramente non poteva permettersi di perdere lo scontro se voleva che il Fudokan acquisisse credibilità nel mondo intero. Così, durante lo scontro colpì il russo con una tale potenza da rompersi il tendine della mano e fratturare le costole al suo avversario. Il combattimento finì! La credibilità del Fudokan, e del suo fondatore, era salva.
In un'altra occasione, sempre in Russia, ebbe uno scontro con un altro energumeno che aveva cercato di sfotterlo durante tutta la lezione con un risolino. Tesho alle costole e ginocchiata in viso. Da quel momento iniziò a prenderlo sul serio e a rispettarlo maggiormente!
(13) Una volta incontrai Ilija con un collare. Mi raccontò che in Germania mentre tornava a casa alle tre del mattino, dopo una lunga giornata di allenamento e una lunga notte di riunione, stava per scendere dalla macchina un motociclista, sbandando, gli stava per arrivare addosso. Egli con un riflesso improvviso saltò sul tetto della macchina evitando la collisione. Il motociclista entrò dentro la macchina dallo sportello dal lato guida dove qun attimo prima c’era il mio maestro, che nel frattempo saltò come un felino sul tetto. Tutti i duri anni di addestramento sono serviti per quell’attimo. Un solo centesimo di secondo di esitazione sarebbe stato fatale.. ma nel saltare lui si provocò una trauma al collo, a causa della forte e completa contrazione di tutti muscoli del corpo.
(14) È molto difficile parlare di un uomo come lui. Chi è quest’uomo? Una grande personalità che eccelle in ogni campo di cui si occupa. Egli è artista, scienziato, medico, scrittore, poeta, guerriero, creatore dello stile. In 72 anni ha fatto quello che altri forse possono fare in 2-3 vite. Egli non è stato solo allievo di maestri eccelsi, ma è anche creatore. Allievo – Maestro – Creatore. Gran parte degli insegnanti di karate sono rimasti sempre “allievi” in realtà, sono “maestri” di coloro che sanno ben poco di cosa siano i veri maestri. Lui invece ha seguito fedelmente i suoi insegnanti ma è riuscito ad andare oltre, a creare il nuovo! Ma per far questo ha dovuto lottare contro tutto e tutti. Ora è finalmente libero di esprimersi liberamente, la sua creatività sta cercando di riunire gli stili, di recuperare il vero karate, quello che era prima che diventasse uno sport e perdesse così la sua vera natura.
Lui può fare questo perché è uno scienziato del karate. La perfezione di movimento che c’è in lui non c’è in nessun altro stile. Da medico qual è sa cosa è bene o male per il corpo. È anche ricercatore e storico, e sta rielaborando il karate per riportarlo alle origini. Il suo è uno stile universale di movimento da poter applicare a qualsiasi sport e disciplina. Lui sceglie solo il modo migliore per esprimere le potenzialità del corpo.
Io vedo Ilija come una via di mezzo tra Musashi (il guerriero intenso e spietato) e Yosh*taka Funakoshi (che non accetta il karate del padre e cerca di creare il nuovo).
(15) Ilija per me è l’ultima speranza del karate moderno, colui che può superare l’aberrazione che lo sport ha fatto di questa antica arte. Un arte essenziale ed estremamente efficace, lo “zen in movimento” come in Giappone veniva definita, si è trasformata in occidente in una sorta di balletto di poca efficacia. La pratica dei kata, che doveva sviluppare un indomito spirito guerriero e una concentrazione di potenza fuori dal comune, di armonia e un stile di vita atto a portarci verso illuminazione, si è trasformata, a causa dello sport, in una pratica esclusivamente estetica, dove ciò che conta è l’eleganza del movimento (poco importa che sia efficace in un vero scontro) e le banali formalità che possono far ottenere punti per vincere un misero trofeo di latta! Il combattimento sportivo (kumitè) non è altro che una “disperata recita organizzata”, dove i punti sono assicurati da poche tecniche del tutto inefficaci in un vero scontro! È solo un gioco di abilità, non servirebbe a niente nella vita reale! Lo sport ha davvero rovinato quest’arte meravigliosa… e la responsabilità di certo è anche di tutti i maestri giapponesi che hanno portato il karate in occidente trasformandolo in un grande business, arricchendosi sulla nostra ignoranza. Iljia è colui che può ridare al karate il suo vero volto!
(16) Ilija è anche un uomo di grande spiritualità.
Io gli parlavo sempre della meditazione, così una volta a Prohor Pcinjski egli volle provare l’esperienza meditativa. Si recò nella famosa grotta del santo di Prohor su una montagna impervia. La grotta era molto piccola e scomoda. Si poteva entrare solo inginocchiandosi. Egli rimase lì a meditare avvolto nel silenzio e nel buio impenetrabile , sentiva camminare le formiche come se fossero carri armati, in più questo era un posto di rifugio per gli scorpioni e i serpenti. Ma il suo desiderio di percepire e di vivere per un attimo la vita del santo vissuto molti secoli fa in questa grotta era più forte di qualsiasi pericolo. Il posto emanava una energia particolare, sembrava che il santo fosse ancora la. Iljia riusi a varcare la soglia CHE SEPARA MORTALE DA IMMORTALE. La sua mente entrò in un stato di superCoscienza, egli visse un momento mistico. È stato invaso da una luce interiore, entrò in quel vuoto tanto desiderato da moltissimi ricercatori della spiritualità, assaporando un profondo senso di pace e beatitudine. Ilija si è trovato sul lastrico di decidere se abbracciare o meno la spiritualità. Lui era pronto a farlo, ma non compì questo passo perché temette di dover lasciare tutto. Perciò non accetta questa sua parte spirituale. Ma lo sacrifico per la sua missione di rinnovamento del arte del karate Fudokan. Preferì la dura via incerta, piena di prove e sacrifici inumane al posto di una vita serena, piena di armonia e beatitudine sempre nuova. È facile isolarsi in una montagna e meditare dove nessuno ti disturba… ma questo è egoismo… l’altruismo è vivere e condividere la vita di ogni giorno in armonia e rettitudine in mezzo e con gli altri…
(16)Dal 1990 al 2003circa, con l’inizio della guerra civile fratricida, tra Serbi ortodossi e Serbi cattolici in Croazia e dopo qualche anno tra Serci ortodossi e Serbi della religione musulmana in Bosnija. Al lettore può sembrare strano il fatto che non chiamo musulmani questi ultimi. Per me sono SERBI qualsiasi sia la loro scelta religiosa. Da più di venti anni pratico yoga ma non per questo sono diventato indù. Sono e resterò per sempre serbo a prescindere dalla mia scelta religiosa. Questa guerra fratricida, questa carneficina di Serbi di diverse religioni, è iniziata ufficialmente nel febbraio 1992, ma il governo croato ha iniziato a cacciare via serbi con religione ortodossa dalle loro case dal 1990 al 1992. Sono stati uccisi e cacciati via 58000 serbi.
(17) Ilija era addolorato per questa assurda situazione nella quale si trovava il suo paese. Lui che era maestro di tutti indipendentemente dalle loro religioni rimase al di sopra delle parti. Continuò ad insegnare frequentando periodicamente quei territori, rischiando la vita, ma soprattutto di essere frainteso e accusato di tradimento morale. E ancora una volta egli dimostrò di avere fiducia nel valore del suo Fudokan (non solo come mero insegnamento della forza fisica ma anche come profondo pensiero nel quale sono insiti i valori di profondo rispetto verso la dignità umana) rischiando la vita stessa nel promuoverlo. A causa dei suoi problemi personali, degli impegni lavorativi e non di meno dell’embargo che in quegli anni fù molto duro (non solo per lunghe file che gente faceva per pane e latte ma soprattutto perchè non poteva prendere visto e uscire dal paese per continuare ad insegnare nelle varie parti del mondo). Grazie alla sua professione medica egli potè avere la possibilità di trasferirsi e vivere in Germania, lontano dalla sua famiglia.
Una nota dolente che mostra l’umanità di un grande maestro come lui idolatrato da tutti i suoi allievi fu il dolore che provò a causa della crisi della relazione con la moglie che amava molto. Lui parlava sempre di sua moglie con grande enfasi e amore e la definiva la “regina del suo cuore”. Tutti noi conosciamo Ilija come un uomo attraente e come un idolo per i suoi allievi e anche per molte donne che hanno fatto parte della sua vita. Ilija è un uomo carismatico e un grande leader. La donna per sua natura cerca sempre di legarsi ad un uomo forte. E lui è ancora oggi un sogno per molte donne. Anche se consapevole di questo, l’amore che provava per sua moglie era così grande che quando lei lo lasciò(per un presunto tradimeto) gli crollò il mondo addosso e tentò per quattro volte il suicidio. Questo perché dietro un grande uomo (come lui è) c’è sempre una grande donna. Per questo egli si sentì completamente disorientato. In quel periodo gli sono stato molto vicino cercando di risollevargli il morale e facendogli capire che la sua creazione (il Fudokan) è più grande di qualsiasi problema personale e che il tempo avrebbe guarito tutte le ferite e lo avrebbe premiato per il suo amore, la sua costanza e la sua perseveranza nei riguardi dei suoi ideali.
(18) Ilija attraversò un periodo difficilissimo. Era dilaniato dalla sofferenza per tutte le calunnie e le bugie che si sentivano giornalmente contro il popolo Serbo. Tutti giornalisti che si premuravano a dare delle notizie false. Non c'era un solo giornale o telegiornale che raccontasse la verità. Ci hanno presentati come stupratori, carnefici, assassini di donne e bambini, desiderosi di appropriarsi delle terre degli altri. Milosevic venne paragonato a Hi**er. Ma Ilija ama e conose bene il suo popolo e la sua storia.
(19) Per dimostrare la coerenza e l'onesta del popolo serbo vorrei ricordarvi alcuni momenti della storia: prima nel 13 secolo, quando l'intera europa temeva le forze ottomane, il popolo serbo si sacrificò e accettò una battaglia impari in nome di Cristo, e per morire o salvare il cristianesimo.
(20) Un l'altro momento importante della storia della Serbia è la battaglia del Kossovo svoltasi il 28 luglio 1389. 320.000 serbi combatterono contro 700.000 soldati ottomani. La battaglia cominciò alle 6 di mattina e alle 18 di sera i serbi riuscirono a penetrare nella zona dove si trovava lo "Zar"degli ottomani e ucciderlo, costringendoli alla ritirata, nonostante il loro numero minore di uomini. Alla fine della battaglia guerrieri serbi si divisero in piu gruppi per ritornare nelle proprie città. Mentre stavano ritornando il gruppo di guerrieri che scortavano lo zar Lazar venne attaccato dal figlio Bajazit che prese il comando e con 300.000 soldati attaccò i serbi. Nella crudele battaglia venne ferito e ucciso lo Zar-serbo-Lazar e poco dopo la battaglia si concluse. Entrambi gli schieramenti ebbero grandissime perdite, ma in questa battaglia possiamo dire che non ci furono nè vinti nè vincitori. Per i successivi 500 anni prima suo figlio Stefan e poi i suoi successori hanno dovuto difendere il paese dai continui attacchi delle truppe ottomane. In tutto questo tempo i musulmani furano indeboliti a tal punto che non rappresentavano più un grande pericolo per l'Europa. La Serbia ha dato un grande contributo per la difesa dei Balcani e dell’Europa cristiana.
(2) se al letore puo interesare la storia della prima guerra mondial
Po vedere battaglia per cer o Kolubarska bataglia.

(queste battaglie sono argomento di studio nelle migliori accademie militari del mondo)
proboi solunskog fronta.
(17)Il più alto contributo, sia come vittorie che come perdite umane, che ha dato l’eroico, giusto e onesto popolo Serbo è quello di 1.100 000 morti. Questo fu il prezzo con il quale la Serbia ha pagato la sua onestà, la sua rispettabilità, la sua indomabilità, la sua integrità nel non unirsi (nepokorstvo) alle grandi potenze a svantaggio dei popoli più deboli. Esiste un detto in Serbia : "nije vazna sila ni velicina neprijatelja koi me napada, vazno je kolika je svetinja koju treba da branim". Non è importante la grandezza e la potenza del nemico che mi attacca, ma la grandezza e la sacralità di ciò che difendo. Questa è La GRANDEZZA DELL’ANIMA SERBA, l'incrollabile fede in Dio, questa ci ha permesso di uscire vittoriosi dalle battaglie, non ha importanza chi è stato l'aggressore, o quanto tempo ci abbiamo impiegato, l'unica cosa che conta è che il popolo serbo non si è arreso mai e ha sempre mantenuto questo principio.
(18)Nella seconda guerra mondiale abbiamo rifiutato alleanza con Hi**er. Lui ha offerto un’alleanza perchè si ricordava bene che il grande impero asburgico si era arreso in Serbia, dopo proboi solunskog fronta. Ma per sua fortuna il governo serbo ha accetato. In quel tempo il nostro principe era minorenne e quindi fu sostituito da suo zio Vladimir Macek, di origine croata, che per la sua ipocrisia (dovuta alla sua origine e alla mentalità croata che è sempre stata quella di piegarsi a servire il più forte) accettò il vergognoso patto. Invece il popolo serbo non accettò. Spontaneamente le strade e le piazze si riempirono di uomini, donne e bambini, gridando tutti insieme "bolje rat nego pakt" ("meglio la guerra che il patto"). Il 27 MARZO 1941 il popolo serbo riuscì a rompere il patto con Hi**er. Per punizione Hi**er attaccò BELGRADO alle ore 6 di mattina, in una tranquilla domenica, il 6 aprile del 1941, senza nessun prevviso. La città venne bombardata con più di 3000 aerei interrottamente giorno e notte. In 12 giorni tutta la Jugoslavia venne conquistata dalle truppe tedesche. Nell’autunno del 1941 scoppiò una rivolta nella Serbia centrale e dopo feroci combattimenti, in soli 18 giorni, una parte della Serbia centrale venne liberata, la cosiddetta "Uuzicka republika" - "Repubblica di uzice". E di nuovo la piccola Serbia divenne un grande problema per le potenze conquistatrici. Questa volta Hi**er fù costretto a lasciare quasi metà delle sue truppe in Serbia. In quattro anni di guerra Hi**er lascio 55 divisioni, più di quante ne utilizzò in tutta l'Europa. 1.780.000 furano le vittime come contributo che un piccolo ma eroico popolo che pagò per onorare gli altissimi principi di fratellanza e rispetto dei popoli e della loro dignità individuale o territoriale.
(19) Queste furono le sofferenze di ILIJA . Molti dei suoi allievi, amici e parenti vennero uccisi . La sua amata città venne bombardata, sua madre, i fratelli, la moglie, i figli erano in costante pericolo ma lui non si fermò. Con una volontà forte e incrollabile come granito continuò ad insegnare il fudokan e i suoi principi in tutto il mondo.
(20) Molti seguono Ilija per i loro bisogni (chi per l’aspetto tecnico, chi per l’aspetto economico …) ma non per quello che lui è realmente. Nel mio caso la disciplina appresa dal karate mi ha aiutato molto nel mio cammino spirituale. Per molti anni ho messo da parte l’aspetto umano e materiale di quest’arte e mi sono dedicato alla pratica spirituale di budai (illuminazione). Tutti noi dopo tanti anni passati a fare un duro allenamento ci dobbiamo chiedere se valga la pena praticare un’arte cosi nobile e cosa essa ci ha dato.
Siamo diventati più buoni?
Rispettiamo il nostro prossimo?
Siamo riusciti a sconfiggere i nostri nemici interiori?
Riusciamo facilmente a perdonare le offese ricevute?
Siamo esseri felici?
Noi possiamo ingannare gli altri ma non possiamo ingannare noi stessi.
A tutte queste domande, secondo me, possiamo rispondere attraverso la pratica giornaliera dei principi del Fudokan e attraverso la meditazione, la continua introspezione e l’assoluta sincerità con noi stessi. Dobbiamo cercare di emulare i grandi Maestri autorealizzati (come Krishna, Cristo, Buddha…) e molti altri che seguendo lo stesso cammino meditativo sono riusciti a risvegliare la piena consapevolezza di Sé e l’autorealizzazione nel completo risveglio della Coscienza Cristica (nirvikalpa samadhi). Ogni qual volta ci ritroviamo a dover scegliere tra il nostro personale benessere e quello degli altri dovremmo chiederci cosa farebbe Cristo al nostro posto. Un uomo è forte perché ha sconfitto le sue debolezze e, nella totale assenza di paure, dubbi, incertezze, desideri insoddisfatti (che annebbiano la mente e ostacolano il nostro libero arbitrio), un tale uomo può scegliere la cosa giusta da fare perché sa che di fronte a lui non c’è un avversario ma un Dio inconsapevole di essere Dio.
Pensiero di un allievo per il suo maestro RADOVAN BOGOJEVIC: Se dovessi usare un aggettivo per descrivere Radovan mi verrebbe in mente una sola parola: “disciplina”! Lo conosco da più di vent’anni. È stato dapprima il mio maestro di karate, oggi è anche una guida spirituale, un mentore, un amico, un fratello, un padre per me. La grande disciplina e forza mentale che sprigiona continuamente sono per me un modello e un ideale. Sia da karateka che da yogi la sua determinazione e la sua autodisciplina bucano l’atmosfera. Quando gli stai accanto senti questa enorme energia che ti trascina e ti carica. Ricordo ancora, quando ero ragazzo, i suoi quotidiani allenamenti in spiaggia dalle sei del mattino fino a mezzogiorno, senza tregua, senza sosta. Una volontà indomabile che lo spingeva al continuo perfezionamento della sua arte. La stessa volontà che ha mantenuto nella pratica yoga. Ho avuto più volte occasione di vederlo passare le notti assorto in meditazione per ore, senza cedere. Questo suo impegno è ampiamente ripagato dalla sua personalità, dal suo modo di vedere e affrontare la vita. Laddove la gente comune cerca disperatamente di accaparrarsi delle sicurezze (finanziarie o affettive o di altra natura), lui cerca invece di liberarsi dagli attaccamenti illusori di questo mondo, lavora costantemente su se stesso e vive serenamente anche la sua condizione di “assenza di certezze materiali”. E per farvi capire di cosa parlo vi citerò un episodio accaduto qualche anno fa. Ero a casa sua un pomeriggio e mi stava appena raccontando che quella mattina aveva avuto una multa di mille euro dalla finanza per una qualche ricevuta non fatta (non ricordo bene..) e in più aveva saputo che la sua auto si era danneggiata e che occorrevano 800 euro per ripararla. Chiunque appartenga al ceto medio-basso alla notizia di dover pagare 1800 euro inizierebbe a imprecare e lamentarsi. Lui me ne parlava con un senso di distacco (ricordiamoci che non ha mai avuto un lavoro “stabile” e che non ha contributi versati o pensione) e subito dopo mi disse: “Non è problema! Ora andiamo a meditare!”. È incredibile la tranquillità con la quale stava affrontando la cosa, fuori dal comune. E questo avviene in tante altre situazioni. A livello marziale, per esempio, è molto forte, un gran combattente, letale ed efficace come pochi altri. Eppure quante volte non ha ceduto alle provocazioni degli idioti, ma ha sempre risolto le questione con una calma imperturbata. È una persona molto generosa e pronta ad aiutare chiunque sia in difficoltà. Il suo intento però non è dare cose materiale e togliersi il pensiero e la scocciatura, ma cercare di renderti libero dalle tue illusioni. Lo stesso lavoro che fa su di sé insomma. Molti non lo capiscono o lo fraintendono purtroppo. Ma lui mantiene comunque la sua onestà e integrità. Una cosa che posso dire con certezza di lui è la mancanza di ipocrisia. Non è il tipo che ti fa due facce, ma quello che pensa lo dice apertamente. Non l’ho mai sentito parlar male di qualcuno in sua assenza, anche quando avrebbe avuto tutti i motivi per farlo.
Come karateka lo considero l’erede naturale di Ilija Jorga. I suoi movimenti si avvicinano molto a quelli di Jorga. Solitamente i praticanti di karate si muovono con esasperata rigidità, sembrano pali di legno. Radovan invece si muove in modo flessuoso, ha una grande capacità di armonizzare rilassamento e contrazione, ha una impressionante concentrazione di energia (kimè). Il suo karate è vivo, morbido e potente, non rigido e morto. Riesce perfettamente a trasferire nei movimenti i principi del Fudokan.
Intervista JORGA
Il problema del karate di oggi è il “micro trauma accumulativo”, non esistono movimenti ideali, i movimenti si ripetono migliaia di volte. Dico sempre ai miei allievi che non devono andare mai contro natura perché la natura si vendicherà dieci volte di più. Io vi insegno qui movimenti universali. Non ho mai detto che fudokan è superiore a qualsiasi altro stile, perché ogni stile ha la sua particolarità. Non esistono cattivi stili, ma cattivi insegnanti. Ogni tecnica si basa sulla bio meccanica e questa segue principi universali. Il corpo umano non è forte. Potete prendere proteine e diventare come Schwarzenegger ma anche nel suo corpo ci sono punti deboli. Ci sono molti punti vitali. Quando ero giovane mi capitò per le mani un libriccino di DIM MAK e li indicava punti da colpire in determinati periodi del giorno. In quel momento io feci una bella risata, ma oggi mi rendo conto di quanta importanza aveva. Ho avuto la fortuna di avere tre grandi maestri, tre uomini completamente diversi fisicamente e mentalmente. Murakami era un piccolo uomo, magro, ma in lui c’era una forza straordinaria. Nel 1962 ero ad un seminario invernale in Croazia (Zagabria). È stato portato un mattone di un castello del 12 secolo ed era come cemento armato. Erano presenti molte persone fisicamente impostate. Molti tentarono di spezzarlo, ma il mattone rimaneva integro. Arrivò Murakami, guardò il mattone e capì che tutti si aspettavano da lui la rottura di esso. Murakami prese un panno e lo mise sul mattone, ha guardato tutti e tutti erano ghiacciati, ha colpito con un breve movimento il mattone spezzandolo e nello stesso tempo colpì l’orso che aveva tentato la rottura e lo fece volare due metri indietro. Fortunatamente io ero alla sua sinistra. Quello che ho imparato da Murakami è che non esisteva nulla di impossibile. Non riuscivo a capire su io fossi masochista o lui fosse sadico. Murakami si ammalò di tumore e il suo corpo era pieno di metastasi, ma non accettò fino all’ultimo momento che qualcuno si avvicinasse, ho imparato da lui cosa significa decisione, determinazione.
Sensei Kase era un uomo basso e grosso. Una palla che si muoveva con velocità. Molto pericoloso. Mi ha insegnato kata e combattimento.
Ho fatto molte gare, ho avuto molte vittorie, ma le medaglie non mi interessavano, le regalavo sempre. A me interessava essere il primo. La storia è scritta dai primi. Non è vero che non è importante vincere ma partecipare. È importante partecipare ma più importante vincere. Tutto ciò che volete dovete sacrificarvi e lavorare molto per averlo.
Terzo mio maestro è sensei Nishiyama. Egli è la grandezza del karate mondiale. Statuto di JKA è scritto dal padre di N. La sua famiglia era terza per rango in Giappone. Nishiyama aiutava Nakayama e senza il suo contributo JKA non sarebbe stato grande com’è stato. Nakayama rovinò karate e scrisse prima di morire “funakoshi mi picchierà con un bastone”.
È vero che il karate è diffuso in tutto il mondo, ma come sport. Io apprendevo karate budo. I principi del budo in questo momento si trovano solo in fudokan. Io mi chiedo sempre: giapponesi non sapevano o non volevano insegnare? Karate sportivo ha esaurito tutte le sue possibilità. Dopo 30 anni di pratica sportiva molti sono ancora insoddisfatti. Va bene come educazione, ma dopo ci vuole altro. Karate è un arte di combattimento, è un arte completa per un uomo completo.
Tutti miei maestri sono morti, ma ogni volta che li nomino loro sono qui e dentro di me. Non dimenticate mai i vostri maestri. Karate per me è sempre stato arte di combattimento. Quando fate kata non è solo coreografia. Ogni kata ha la sua anima. Provate a fare un kata con la stanza completamente buia e poi parleremo del vostro stato emotivo. Ancora a 72 anni sto imparando, budo non ha fine! Pensate che io sia felice perché mi hanno dato decimo dan? Decimo dan vuol dire fine. Io non voglio questo.
Karate è come avere in mano un coltello. Un uomo intelligente lo ripone in tasca, un id**ta lo usa per fare del male. Cosa decide un combattimento tra due uomini uguali fisicamente e tecnicamente? L’aspetto mentale! Se conoscete voi stessi e il vostro nemico vincerete sempre.
Fudokan vuol dire stabilità mentale, radici stabili, fondamenta stabili. Casa con fondamenta stabili. Tigre è shotokan, aquila è simbolo di yosh*taka, un genio del karate, lui ha cambiato karate, ma purtroppo è morto giovane. Nel JKA si conoscono metodi del padre e metodi del figlio. Nel fudokan quando attacchiamo dobbiamo essere come onde del pacifico, in difesa dobbiamo essere inamovibili come radici.
Io ho spiegato il principio di mettere tutta l’energia in un istante.
Ho iniziato karate un po’ per gioco. Non so se è stata una fortuna o meno quella di avere un fratello che ha iniziato karate un po’ prima di me. Non so se oggi sarei stato il più grande cantante o pianista al mondo. Sicuramente se avessi messo lo stesso impegno che misi nel karate sarei stato un nuovo Pavarotti o un nuovo Liszt. Ma mio fratello continuava a mettermi “bastone tra le ruote”, spingendomi verso questa “oscura” arte. Uno dei miei primi incontri con le arti da combattimento è stato quando vidi tornare mio fratello a casa con un occhio nero. Lui mi disse di essere caduto, ma io non gli credetti e decisi di seguirlo, visto che ogni giorno ad una determinata ora usciva di casa con un borsone. Lo vidi entrare in una palestra di boxe. Mi nascosi tra il piccolo pubblico che osservava gli incontri e vidi mio fratello mentre incrociava i guantoni con un ragazzo più forte di lui. Mio fratello era per me un idolo e lo vidi prendere tanti pugni e andare al tappeto. A questo punto, da tenero pianista qual ero, l’amore e il rispetto per mio fratello fecero risvegliare in me quella forza inconscia della quale non avevo ancora consapevolezza. E tutta la vita ho cercato di lavorare per utilizzare consapevolmente questa forza. Vedendo mio fratello al tappeto ho saltato le corde e preso il suo avversario per il collo sbattendolo per terra e cercando di affogarlo. Così finì la carriera pugilistica di mio fratello e iniziò a germogliare in me quella consapevolezza del mio stato interiore di indomabile guerriero.
Nel mio primo saggio musicale, per me molto importante per iniziare una carriera, il mio caro fratello mi ha fatto una sorpresa delle sue. O per gelosia della mia bravura musicale o perché voleva portarmi sulla strada del karate, raccolse una ventina di suoi amici karateka e li fece sedere nelle prime file. Nel momento in cui iniziai la mia esibizione, essi iniziarono a ti**re calci e urlare. Il loro casino interruppero non solo la mia esibizione ma posero fine alla mia carriera.
l Fudokan è uno stile nato nel 1980 quale specifica e scientifica forma di karate. Riconosciuto da “Sensei Hidetaka Nishiyama” in modo ufficiale nel 1990, ha l’intento di preservare l’autenticità e i valori morali da sempre affermati dai grandi maestri di karate. Il Fudokan si basa su principi di fisiologia, pedagogia, biomeccanica e metodologia , e si pone come uno stile di karate che va oltre il semplice concetto di ti**re pugni o calci. Può essere considerato un vero e proprio sistema filosofico che fornisce risposte alle numerose domande che avvolgono il mondo del karate.
Praticare il Fudokan significa crescere come un uomo completo, dotato di libero spirito e di principi morali, pronto a combattere per i veri valori umani, fermo a sottolineare che “la modestia, l’onore e l’orgoglio onesta e rispetto per se i per nostro prossimo ” sono virtù indispensabili per raggiungimento di tale scopoGVARDIANO DEL FUDOKAN....

Radovan Bogojevic
11 marzo 2014
(1)Avevo solo dieci anni quando vidi per la prima volta il Dr. Ilija Jorga , fu come una folgorazione per me . Eseguiva le tecniche di karate con una velocità e concentrazione mentale impressionante, ricordo in particolar modo il suo movimento di “shuto” che provocava un rumore secco e corto, e non dava la possibilità e il tempo di capire che cosa fosse accaduto. Quell’immagine rimase così impressa dentro di me che da quel momento in poi mi è servita come pietra di paragone con la quale giudicavo la preparazione di un karateka. Quel modo di fare per me era, e ancore lo, la misura della bravura di un praticante di karate. Tutt'oggi non ho ancora incontrato un maestro che potrebbe eguagliarlo.
Per conoscere e comprendere meglio il mondo del karate ho frequentato nel corso degli anni esibizioni, dimostrazioni, seminari di diversi maestri e ho notato che la loro velocità e potenza nei movimenti diminuivano nel tempo, al contrario quella del mio maestro aumentava sempre di più.
In quel tempo mi allenavo sei ore al giorno; tre ore immerso dentro l’acqua del mare e per altre tre ore sulla sabbia. Facevo kion per 1 km andata e 1 km di ritorno, con 2 kg di pesi per braccio e 4 kg di peso per gamba. A volte portavo alcuni dei miei allievi per allenarsi (in particolare mi seguiva Salvatore Andaloro), ma nonostante fossero più giovani non riuscivano a mantenere il mio ritmo, così si fermavano aspettando il mio ritorno oppure camminavano a passo veloce accanto a me. Proseguivo il mio allenamento facendo una quarantina di kata per 3 volte ciascuno: 3 volte lento; 3 volte veloce; 3 con massimo kime. Nel pomeriggio iniziavo le lezioni ai miei allievi: dalle 16 alle 22 di sera. E nonostante il mio allenamento intenso non sono mai riuscito ad eguagliare a mio maestro.
(2)negli ultimi 3 anni lui ha raggiunto un livello molto alto, quello che potrebbe essere definito nella frase di “ Ikken hissatsu”(uccidere con un colpo solo), letteralmente significa “mettere tutta la forza fisica e mentale in un solo movimento”. Il maestro ci diceva sempre: “ Puoi ti**re 100 pugni al sacco e sudare, ma la bravura è sudare tirando solo un pugno “. Lui ha raggiunto questo livello. Non racconto questo per vanagloria ma per far capire al lettore cosa si può raggiungere con questi principi di karate o cosa si può perdere per sempre mettendoci meno impegno o seguendo la via cosi detta sportiva del karate. Ho sempre cercato di entrare nella profondità dei suoi principi sottili (fisici e mentali) per poter arrivare alla consapevolezza del movimento che è l'essenza di tutte le pratiche.
(3) Nel 1980 mi sono trasferito a vivere in Italia. Poco tempo dopo iniziai a collaborare con lui nel suo progetto di diffusione del Karate-Fudokan. Ricordo ancora oggi l'entusiasmo con quale mi spiegava le sue scoperte nella medicina riguardanti alcune tecniche e posizioni dannose per il nostro corpo. Diceva: ”Io voglio salvare i miei gomiti, la mia schiena, le miei ginocchia, non posso fare più gli stessi errori dei miei maestri e soprattutto sono responsabile della salute dei miei studenti, come uomo e come medico, tenendo conto del fatto che il karate prevede un allenamento ripetitivo e la ripetizione continua provoca usura a livello osseo-tendineo soprattutto se il movimento è contro natura”. Mi allenavo costantemente sotto la sua guida, viaggiando periodicamente in Serbia e organizzando stage in Italia. Lo seguivo nelle varie gare, nei seminari e negli eventi internazionali, cercando di aiutarlo a diffondere il Fudokan. Per anni ho preparato atleti, ho organizzato stage, ho coinvolto altri maestri e ho cercato di portare avanti una federazione nazionale, attraversando momenti di grande soddisfazione ma anche delusioni e incomprensioni.
(4) Molti insegnanti sono entrati nel mondo del Fudokan, ma poi hanno cercano di inventare nuove federazioni abusando inconsapevolmente e senza rispetto della parola “Fudokan”. Il loro errore sta nel non essersi accorti della sottile differenza che c’è tra i principi Fudokan e quelli Shotokan, che apparentemente sono simili, ma in realtà sono molto diversi. Questi insegnanti continuano a fare shotokan cercando di convincere se stessi e gli altri di star facendo Fudokan. Fudokan è un arte! E solo attraverso lunghi anni di pratica giornaliera si può capire e comprendere quella differenza. Fudokan è massima concentrazione, massima determinazione, massima stabilita e equilibrio, massima esplosione di potenza (kimè). Il tutto in un unico movimento nella totale armonia dell’essere!
(5) Sono molti gli aneddoti che posso raccontare del Dr. Ilija Jorga nel corso di questi lunghi anni e che possono aiutare il lettore a farsi un’idea della persona che ho il piacere e l’onore di avere come maestro.
Nel 1989 sono andato in Polonia per un stage di tre giorni, dopo il quale si è svolto il campionato Baltico. In semifinale ho arbitrato un atleta russo che combatteva contro un atleta polacco. Era un incontro un pò confusionario, nel senso che i due si scambiavano colpi senza portarne nessuno a segno. Alla fine dei tempi regolamentari prolungai ancora per due minuti ma non cambiò nulla. Ad un certo punto mi è sembrato di vedere un mezzo mae-geri da parte dell’atleta russo e d’impulso decisi di assegnare il punto. Tempo di girarmi e guardare gli arbitri mi ritrovai un gran mae-geri nello stomaco eseguito alla perfezione ,come solo il mio maestro lo sa fare, e mi buttò qualche metro indietro. Per fortuna avevo una buona resistenza addominale. Ilija, con molta tranquillità, mi disse:
Questo è mae-geri ! ... e poi domandò:
é lo stesso?
No! risposi.
Allora annullalo. Disse il maestro.
Ho annullato il punto. Con questo h

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