01/03/2026
💔 Da ieri non ho più notizie dalle ragazze. In molti mi scrivete per avere notizie, ma…💔
Guardate la foto di qualche giorno fa: Vincono, ma non possono essere felici.
Devono continuare a giocare per dimostrare che “va tutto bene”.
Lo sport trasformato in scenografia, in copertura, in strumento.
E a pagare sono sempre le ragazze.
Nei loro occhi non c’è festa.
Sono obbligate a scendere in campo come se il dolore potesse restare fuori dal palazzetto.
Lo sport dovrebbe essere libertà. Oggi diventa maschera. Che ruolo tremendo viene imposto allo sport: fingere normalità quando normale non è più nulla. 🖤💔
Notte insonne, in attesa di un loro segnale.
Il telefono sul comodino.
Ogni vibrazione un sussulto.
Ogni silenzio un peso.
Quando hai allenato giovani Donne in un Paese dove ogni giorno è una conquista, non riesci più a separare la geopolitica dai loro volti.
Non riesci più a leggere le notizie come se fossero numeri.
Non provate neanche per un secondo a giustificare i vostri giochi di guerra e di potere nascondendovi dietro i diritti delle donne iraniane e la libertà dei popoli.
I diritti non si difendono con le bombe.
La libertà non si esporta con il fuoco.
Le donne non sono uno slogan da usare quando conviene.
Quando chi governa — come Donald Trump e Benjamin Netanyahu — sceglie la strada dello scontro permanente, a pagare non sono loro.
Sono le ragazze che aspettano di sapere se potranno tornare ad allenarsi.
Sono le madri che aspettano un messaggio.
Sono i popoli che diventano pedine.
La politica dovrebbe assumersi responsabilità, non scappare dalle proprie.
Dovrebbe proteggere vite, non usarle come scudo retorico.
Io non vi parlo da analista.
Vi parlo da allenatrice.
Da donna che ha vissuto in Iran.
Da persona che stanotte non ha dormito.
Non parlateci di diritti e libertà se poi alimentate paura, tensione e odio.
La libertà non è una parola da conferenza stampa.
È il volto di una ragazza che vuole solo vivere, studiare, allenarsi, sognare.
E io aspetto un suo messaggio.
Solo quello.