Bruno Tedioli Personal Training

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PIÙ GRASSO = PIÙ FORTEIl titolo è volutamente provocatorio ma non del tutto inesatto.Il post si pone come unico obiettiv...
09/05/2026

PIÙ GRASSO = PIÙ FORTE

Il titolo è volutamente provocatorio ma non del tutto inesatto.

Il post si pone come unico obiettivo quello di divulgare e analizzare un fenomeno reale ma difficilmente documentabile in letteratura scientifica, la cui conferma deriva in larga parte da osservazioni empiriche e da conclusioni logiche.

Prendiamo due soggetti con le seguenti caratteristiche perfettamente uguali:

• stessa quantità di massa muscolare ugualmente distribuita
• stessa capacità di attivazione neuro-muscolare
• stesse inserzioni muscolari

Ebbene, dei due, il soggetto con una maggior percentuale di massa grassa sarà in grado di sviluppare più forza rispetto all’altro, quindi, banalmente, di spostare più peso nei medesimi esercizi.
Vediamo perché — contrariamente a quanto si potrebbe pensare — si verifica questo fenomeno:

• Accumulo di glicogeno: Una percentuale di grasso maggiore è la conseguenza di un surplus calorico. Condizione questa che favorisce l’accumulo di una maggior quantità di glicogeno muscolare, funzionale ad una maggior espressione della forza.

• Assetto Ormonale: basse percentuali di grasso corporeo tendono a peggiorare il contesto ormonale e, di conseguenza, anche la performance di forza.

• Stabilità e ROM (range of motion): Una maggiore massa corporea aumenta la stabilità passiva, riducendo il costo energetico — necessario per mantenere l’assetto stabile — durante gli esercizi e consentendo una trasmissione della forza più efficiente.
Qualche cm di adipe sottocutaneo in più causerà — in alcuni esercizi — l’accorciamento della distanza che dovrà percorrere il carico, permettendo di sollevare più kg.

• Sicurezza Neurologica: Quando la percentuale di grasso è bassa, il cervello percepisce una condizione di scarsa disponibilità energetica e può limitare l'output di forza massima per prevenire un eccessivo dispendio. Con più grasso, il sistema nervoso centrale riduce alcuni meccanismi protettivi che tendono a limitare la prestazione.

Tuttavia, è importante specificare che sto ipotizzando un soggetto la cui massa grassa si attesta indicativamente attorno al 20/22%, quindi leggermente superiore al limite della condizione ottimale (nell’uomo) ma non eccessiva. Se l’accumulo adiposo è troppo elevato si andrà incontro ad una serie di disfunzioni, ormonali e metaboliche, che invece di favorire la forza la comprometteranno.

In conclusione: se l’obiettivo è la forza, una percentuale di grasso “abbondante” può sicuramente favorire la performance; se invece si mira all’estetica, meglio settarsi su percentuali di BF tra l’8% e il 12% e accettare prestazioni di forza inferiori.

03/05/2026

Split Squat: una valida alternativa

Lo squat (back squat con bilanciere) è indubbiamente un esercizio fantastico e molto gratificante: una volta appresa e consolidata la tecnica, permette di utilizzare carichi molto elevati.
Proprio per questo, però, è anche particolarmente tassante, sia per le strutture coinvolte (rachide in primis) sia per il sistema nervoso centrale (SNC).

Lavorare per settimane con mediamente — nel mio caso — 130 kg sulle spalle, eseguendo serie di accosciate una o più volte a settimana, può risultare molto stressante, anche dal punto di vista psicologico.
Personalmente, arrivo a un punto in cui avverto già una certa “ansia” il giorno prima dell’allenamento gambe.

La pressa rappresenta una valida alternativa, ma non è del tutto equivalente: pur essendo efficace per il lavoro sui quadricipiti, non coinvolge la catena posteriore come lo squat.

Un’ ottima alternativa è lo split squat (Bulgarian split squat).
Nel video lo eseguo con due manubri, variante che preferisco.
Il carico sul rachide è inferiore (qui uso due manubri da 40 kg ciascuno, quindi 80 kg totali contro i 130 kg di uno squat), ma sulla gamba avanti grava praticamente tutto il carico, rendendo lo stimolo comunque molto elevato.
Lo stress sul SNC risulta generalmente più contenuto, e il core è fortemente coinvolto per la stabilizzazione in appoggio mono-podalico.
Inoltre, è un esercizio adatto anche a soggetti con leve poco favorevoli per lo squat con bilanciere.

Il deltoide posteriore è uno dei tre fasci che compongono il muscolo deltoide. Oltre a essere un muscolo molto estetico ...
18/04/2026

Il deltoide posteriore è uno dei tre fasci che compongono il muscolo deltoide. Oltre a essere un muscolo molto estetico — perché, se ben sviluppato, dona tridimensionalità e pienezza alla spalla — è anche determinante per la salute del cingolo scapolo-omerale e per la postura.

Con la sua azione, tra le altre, di rotazione esterna dell’omero, assiste i muscoli extrarotatori della cuffia dei rotatori nel mantenere la testa omerale in posizione corretta, contribuendo alla stabilità e alla salute della spalla.

Contrasta l’azione intrarotatoria del deltoide anteriore e del gran pettorale, spesso più tonici degli antagonisti. Questa predominanza, se non adeguatamente bilanciata, può favorire un’alterazione della cinematica scapolo-omerale e un’eccessiva anteriorizzazione e/o risalita della testa dell’omero, con possibili conseguenze a carico della spalla.

La rotazione esterna del braccio, inoltre, conferisce al tronco un aspetto più aperto ed eretto, contrastando il tipico atteggiamento cifotico e la chiusura anteriore delle spalle.

Puoi allenarlo adeguatamente anche a casa: se vuoi sapere come, contattami in chat privata.

ALLENARE LA FORZA: UNA “MEDICINA” CONTRO DIABETE, COLESTEROLO E SINDROME METABOLICAQuando pensiamo a prevenire diabete e...
16/09/2025

ALLENARE LA FORZA: UNA “MEDICINA” CONTRO DIABETE, COLESTEROLO E SINDROME METABOLICA

Quando pensiamo a prevenire diabete e colesterolo alto, la prima cosa che viene in mente è la camminata o la corsa.
Ma negli ultimi anni la ricerca ha dimostrato che l’allenamento contro resistenza (pesi, macchine, bande elastiche, corpo libero) è altrettanto, se non più, efficace per migliorare la salute metabolica.
Cosa succede con l’allenamento di forza?

- Aumenta la massa muscolare, che diventa un “serbatoio” per lo zucchero nel sangue.

- Migliora la sensibilità all’insulina, riducendo il rischio di diabete tipo 2.

- Riduce il grasso addominale e l’infiammazione sistemica.

- Migliora colesterolo, trigliceridi e pressione arteriosa.

Evidenze recenti:
Una meta-analisi del 2024 su oltre 2200 persone con diabete tipo 2 ha mostrato che l’allenamento con i pesi abbassa la glicemia a digiuno, la circonferenza vita e la pressione, aumentando il colesterolo “buono” HDL. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40064302/

Un altro studio (2024) su anziani con diabete ha evidenziato un calo significativo dell’emoglobina glicata (HbA1c) e un miglioramento del profilo lipidico.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40090422/

Anche brevi sessioni (meno di 1h a settimana!) possono ridurre il rischio di sviluppare sindrome metabolica rispetto alla sedentarietà. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5546793/?utm_source=chatgpt.com

ATTIVITÀ FISICA E BENESSERE SOGGETTIVOUno studio su adulti sani (2345) ha rilevato che persone con livelli moderati o el...
14/09/2025

ATTIVITÀ FISICA E BENESSERE SOGGETTIVO

Uno studio su adulti sani (2345) ha rilevato che persone con livelli moderati o elevati di attività fisica presentavano soddisfazione della vita e felicità significativamente più alte rispetto a chi aveva uno stile di vita sedentario, in tutte le fasce d'età (giovani, adulti, anziani). https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32635457/

Una meta-analisi su oltre 1 milione di adolescenti (29 studi) ha riscontrato una correlazione positiva significativa tra attività fisica e soddisfazione di vita (r ≈ 0,145; OR ≈ 1,433). L'attività intensa e quella nel tempo libero avevano un impatto particolarmente rilevante. https://bmcpsychology.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40359-025-02847-1?utm_source=chatgpt.com

In uno studio condotto in 15 paesi europei, volumi maggiori di attività fisica erano associati a livelli maggiori di felicità, con l'attività domestica e professionale che mostrava una relazione più marcata. https://bmcpublichealth.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12889-015-1391-4?utm_source=chatgpt.com

Uno studio recente condotto dall’Università di Copenaghen (Lisa study) ha evidenziato che l'allenamento di resistenza co...
09/09/2025

Uno studio recente condotto dall’Università di Copenaghen (Lisa study) ha evidenziato che l'allenamento di resistenza con carichi pesanti induce effetti benefici a lungo termine sulla forza muscolare in soggetti in età pensionabile.
Tre allenamenti a settimana per un anno permettono di migliorare e mantenere la forza, anche per i 4 anni successivi all'interruzione del protocollo.
Fonti:
https://bmjopensem.bmj.com/content/10/2/e001899

Il resistance training (allenamento contro resistenza) è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per contrastare i p...
04/09/2025

Il resistance training (allenamento contro resistenza) è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per contrastare i processi degenerativi dell’invecchiamento.
Benefici dimostrati dalla scienza più recente:
- Riduce il rischio di mortalità per tutte le cause (-10% -27%) anche con soli 60 min/settimana.
- Migliora la densità ossea e riduce il rischio di fratture.
- Mantiene la massa muscolare e contrasta la sarcopenia.
- Migliora pressione arteriosa, metabolismo e autonomia funzionale.
- Stimola il cervello: effetti positivi su memoria e funzioni cognitive.

Fonti scientifiche recenti:
- Momma H, Br J Sports Med 2022
- Zhong X, Am J Prev Med 2022
- Eimontas J, J Orthop Surg Res 2025
- Bemben MG, Front Physiol 2025
- Panić N, Neurosci Biobehav Rev 2024

La demenza, in particolare il morbo di Alzheimer, è correlata a diversi fattori di rischio modificabili, in particolare ...
30/08/2025

La demenza, in particolare il morbo di Alzheimer, è correlata a diversi fattori di rischio modificabili, in particolare l'inattività fisica.
Nonostante la FDA abbia approvato diversi farmaci per il trattamento, questi non hanno ancora dimostrato benefici duraturi a lungo termine.
La mancanza di approcci terapeutici solidi, ha spinto la ricerca verso interventi non farmacologici, come l'attività fisica, per rallentare il declino cognitivo-funzionale e potenzialmente ritardare l'insorgenza della demenza.
Tali interessi sono ben fondati, considerando che almeno il 30-40% dei casi di demenza è attribuibile a fattori di rischio modificabili come l'inattività fisica (Livingston et al., 2020, Norton et al., 2014).
L'Organizzazione Mondiale della Sanità promuove l'esercizio fisico regolare sia nei bambini che negli adulti per mantenere un sano stato cognitivo, comprese le prestazioni cognitive e la salute mentale (Bull et al., 2020)

Fonti:
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1568163724001740?utm_source=chatgpt.com

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2213158220300206

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