20/01/2026
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C’è questa idea che lo sport ci alleni a resistere. A non arrenderci. A non mollare mai. Ed è vero, ci mancherebbe: sul campo o in palestra impariamo anche questo.
Eppure, lo sport è molto di più. È gioia, pace, distensione, divertimento, spensieratezza.
Perché sì, quando ci alleniamo impariamo a stringere i denti. Però, non solo per reagire al dolore o alla fatica, ma anche, e forse soprattutto, per sorridere.
In un suo bellissimo libro, l’antropologo Loïc Wacquant ha studiato l’importanza del pugilato (e in generale dell’attività sportiva) nei ghetti americani, arrivando a una conclusione fondamentale: è innegabile che lo sport abbia a che fare con sentimenti duri, spesso negativi, come rabbia, sofferenza e sopportazione.
Ma non finisce lì.
Lo sport non è soltanto una valvola di sfogo o un esercizio di resistenza fine a se stesso. Semmai, da quei sentimenti parte, per arrivare altrove. Infatti, ha lo straordinario potere di riconvertire il dolore della vita in qualcosa di diverso: in amore, in motivazione, in senso.
E permettetemi di dire una cosa: ho come l’impressione che la nostra società abbia smesso di relazionarsi con questi sentimenti. Al massimo, li censura, li anestetizza, li stigmatizza. Raramente li affronta e, di conseguenza, raramente li rende utili.
Ecco perché, oggi più che mai, lo sport è necessario. Perché non ti fa la predica, dicendoti che è sbagliato essere arrabbiati o che “devi rilassarti e pensare ad altro” per sviare il problema. No. Lo sport ti dice: usa quella rabbia e quel dolore. Ma non per distruggere. Per costruire. Non per generare altra rabbia o altro dolore, ma felicità.
Se ti piace ciò che scrivo, “𝗧𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝘁𝗿𝗮𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗶. 𝗟𝗼 𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗳𝗶𝗹𝗼𝘀𝗼𝗳𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘁𝗮” è uno dei miei libri. Racconta di come lo sport possa migliorarci la vita.
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Il Saggio dello sport