23/01/2023
- La rinuncia e il valore del limite -
Spesso l'alpinismo, soprattutto l'alpinismo degli albori, è stato considerato come un'attività che porta alla conquista di qualcosa.
Tuttavia, a ben guardare, la storia dell'alpinismo è fatta da una miriade di rinunce. Ma di esse raramente si parla.
Tuttavia la rinuncia fa parte del gioco. Non è una cosa di cui ci si dovrebbe vergognare, come invece spesso avviene, perché ci insegna un valore importantissimo. Importantissimo non solo per chi frequenta la montagna, ma per la società intera: il "valore del limite", ovvero acquisire la consapevolezza di non avere delle capacità universali, in un presente culturale propenso ad abbattere indiscriminatamente qualsiasi tipologia di ostacolo (spesso con pesanti ritorsioni ambientali).
Bisognerebbe imparare a essere coscienti delle proprie possibilità ed eventualmente, se il sentimento nei confronti di un determinato ambiente è davvero sincero, saper rinunciare all'ascesa.
In questo momento, ad esempio, non avrei la preparazione fisica per spingermi a quote molto elevate oppure per affrontare le più aspre verticalità alpine, ma non sono giustificato a pretendere la costruzione di una qualsivoglia funivia per riuscire a godere della prospettiva aerea offerta dalla vetta.
Inoltre la bellezza di molti panorami è amplificata dall'esperienza. Se essa viene puntualmente ridotta, il mondo apparirà sempre più scialbo e il nostro vivere più incompleto e inappagato. Conseguenza diretta è l'intramontabile sentimento di delusione che contraddistingue la nostra società.
Imparare ad apprezzare anche le rinunce è importante, nell'alpinismo come nella vita.
Citazione di un grande alpinista che secondo me calza a pennello per qualsiasi sport in particolar modo nel nostro