19/08/2026
CLAI – Club Laziali Alta Italia.
Parte oggi sui social quello che da tempo vive fuori dal virtuale.
Roma - Modena: una storia biancazzurra dal 1972
La storia del CLAI – Club Laziali Alta Italia prende il via nel 1972, molto prima che tv, internet e social network rendessero semplice sentirsi parte di una comunità sportiva a centinaia di chilometri di distanza.
Nasce in Emilia, a Carpi, dall'intuizione e dalla passione di un ragazzo di appena tredici anni: Stefano Distanti.
In quegli anni il rapporto tra la Lazio e il territorio modenese non era affatto casuale. Presidente e proprietario della società biancazzurra era Umberto Lenzini, modenese, originario delle zone di Pievepelago e appartenente a una famiglia di antiche radici, storicamente legata al territorio e proprietaria di numerosi terreni nella provincia tanto da avere una strada dedicata tra Modena e Carpi.
Proprio in quegli anni la Lazio veniva ad allenarsi ai piedi del Cimone.
Per un giovane tifoso emiliano vedere dal vivo in ritiro quei giocatori: Chinaglia, Wilson, Pulici, ecc. e quei colori comparire sulle montagne di casa, significava accorciare improvvisamente ogni distanza.
Roma e Modena, il Lazio e l'Appennino, non sembravano più mondi così lontani.
L'idea di un tredicenne
Nel 1972 Stefano Distanti decide di dare una forma concreta alla propria passione.
Comincia a scrivere ai club laziali sorti soprattutto intorno a Roma, cercando un contatto con quella comunità biancazzurra geograficamente distante.
Da quelle lettere arrivano risposte, fotografie, materiale del tifo, simboli. Ma soprattutto arriva qualcosa di più importante: fratellanza.
È il primo seme di quello che diventerà il Club Laziali Alta Italia.
La Lazio non è più soltanto una squadra da seguire da lontano. Diventa un'identità da condividere e un filo capace di collegare la Capitale all'Appennino modenese e, progressivamente, i tifosi biancazzurri sparsi nel Nord Italia.
1974: il primo Scudetto
Due anni dopo arriva l'avvenimento destinato a imprimere una svolta decisiva a quella giovane passione.
Nel 1974 la Lazio conquista il primo Scudetto della propria storia.
L'entusiasmo per quella vittoria consolida definitivamente il sentimento biancazzurro e rende ancora più forte l'esigenza di incontrarsi, riconoscersi e condividere l'appartenenza laziale anche lontano dalla Capitale.
Il CLAI assume così un significato che va oltre quello di un semplice club di tifosi.
Diventa un luogo ideale nel quale essere laziali anche a centinaia di chilometri da Roma.
2000: il secondo Scudetto arriva fino a Carpi
Passano ventisei anni. La Lazio torna a essere Campione d'Italia nella stagione 1999-2000 e quella storia iniziata nel 1972 dimostra di avere ormai messo radici profonde.
In occasione del secondo Scudetto, Carpi, città di residenza di Stefano Distanti, diventa il punto di ritrovo della comunità laziale del territorio. Allo Sporting di Carpi viene organizzata una grande cena alla quale partecipano i tifosi biancazzurri del circondario: persone accomunate dalla stessa passione che possono finalmente festeggiare insieme un successo atteso per oltre un quarto di secolo.
Quella serata assume una dimensione tale da uscire dai confini del club e finire nelle cronache dei giornali locali.
È un episodio particolarmente significativo nella storia del CLAI.
Quello che nel 1972 era cominciato con le lettere di un tredicenne ai club laziali di Roma, nel 2000 è diventato una comunità reale, capace di riunire nel cuore dell'Emilia tanti tifosi per celebrare insieme la Lazio Campione d'Italia.
Da Roma a Carpi, gli stessi colori. La stessa festa.
Un'aquila tra Roma e Modena
C'è poi una coincidenza simbolica che rende ancora più particolare la storia del Club.
L'aquila appartiene naturalmente all'immaginario della Lazio e di Roma, ma compare anche nella tradizione araldica legata al Ducato di Modena e alla casa d'Este, dove l'aquila bianca costituisce uno degli elementi più riconoscibili.
L'aquila diventa quindi, nell'identità del CLAI, un punto d'incontro particolarmente suggestivo tra due mondi.
Da una parte Roma e la Lazio. Dall'altra Modena e l'Emilia, la terra nella quale il Club è nato, al centro di tutto il nord Italia.
Non un simbolo preso semplicemente in prestito, quindi, ma un'immagine capace di parlare contemporaneamente alle due anime della sua storia.
CLAI, Clay e i guantoni, presenti nello stemma hanno una storia precisa.
Le iniziali CLAI, oltre a significare Club Laziali Alta Italia, richiamano foneticamente il nome di Cassius Clay, il grande pugile che sarebbe poi diventato Muhammad Ali.
CLAI e Clay: cambia soltanto l'ultima lettera. Da questo gioco nasce l'idea di affiancare all'aquila i guantoni da boxe.
Il loro significato, però, non è quello della violenza. È esattamente il contrario. I guantoni rappresentano combattività, carattere, coraggio e determinazione, ma all'interno delle regole e nel rispetto dell'avversario.
La boxe è stata definita non a caso la nobile arte: si sale sul ring per combattere e per vincere, ma riconoscendo il valore dell'avversario e rispettando un codice.
È questo il messaggio che il CLAI rivolge idealmente alla propria squadra:
combattere sempre, arrendersi mai, rispettando sempre l'avversario.
Tifare con passione significa sostenere la Lazio e chiederle di affrontare ogni partita con quello stesso spirito: determinazione assoluta nella massima lealtà sportiva. E questo si applica anche ai sostenitori avversari.
Lazio: un nome che supera i confini
C'è infine un significato ancora più ampio che il Club può riconoscere nella propria identità.
La parola Lazio affonda le proprie radici nel Latium, la terra di Roma. Da quella terra partirono una lingua, una cultura e una civiltà che nei secoli avrebbero lasciato un'impronta profondissima in Europa.
In questa prospettiva il CLAI può essere letto simbolicamente come una piccola prosecuzione contemporanea di quel movimento dal centro verso l'esterno.
Non un'appartenenza racchiusa entro un confine regionale, ma un'identità che parte da Roma e crea l'occidente europeo.
Il Club Laziali Alta Italia diventa così un collante ideale tra Roma e il Nord, tra la terra d'origine della Lazio e tutti quei luoghi nei quali, generazione dopo generazione, qualcuno continua a riconoscersi nei colori biancazzurri.
Non servono confini amministrativi per stabilire dove possa esistere una passione.
Un simbolo che racconta una storia. Per questo lo stemma del CLAI non è soltanto un marchio. Ogni suo elemento può raccontare una parte della storia del Club.
L'aquila rappresenta la Lazio e crea, allo stesso tempo, un suggestivo ponte araldico con la terra modenese.
CLAI significa Club Laziali Alta Italia, ma conserva nel suono il richiamo a Cassius Clay.
I guantoni rappresentano la combattività accompagnata dalla lealtà.
Il bianco e l'azzurro dichiarano un'appartenenza che non ha mai avuto bisogno della vicinanza geografica per essere autentica.
E dietro tutto questo rimane la storia più semplice e forse più importante: quella di un ragazzo di tredici anni che nel 1972 cominciò a spedire lettere verso Roma cercando altri laziali e ricevette in cambio materiale, amicizia e fratellanza.
Dal primo Scudetto del 1974 al secondo del 2000, dalla Lazio di Lenzini agli allenamenti sotto il Cimone, dalle prime lettere alla grande festa di Carpi, quella passione ha attraversato generazioni e chilometri.
Più di mezzo secolo dopo, il significato rimane lo stesso.
Roma è l'origine.
Il biancazzurro è il legame.
L'aquila non conosce confini.
CLAI – Club Laziali Alta Italia. Dal 1972, biancazzurri senza confini.