18/09/2026
Ci sono momenti in terapia in cui si riattivano paure, esperienze difficili, ricordi dolorosi.
Esperienze uniche, irripetibili.
E noi psicologi non abbiamo sempre tutto chiaro.
A volte non abbiamo subito le risposte.
A volte non riusciamo a decodificare ciò che sta accadendo.
E quando, finalmente, qualcosa diventa più chiaro, può essere difficile fare i conti con i propri dubbi, con ciò che forse avremmo potuto fare diversamente.
Non perché venga meno la nostra professionalità.
Ma perché l’empatia, quella vera, può farci sentire responsabili.
Può farci pensare: “Avrei potuto fare di più?” “Avrei potuto fare meglio”
Il mio lavoro mi insegna continuamente a fare i conti con parti di me e con parti dell’altro.
E questo, a volte, implica degli smottamenti.
Mi dispiace quando un paziente lascia la stanza in lacrime.
Mi dispiace sapere che attraverserà una settimana difficile.
Ma sto imparando che non tutto ciò che fa male deve essere evitato.
E che il compito della terapia non è impedire ogni dolore.
È costruire una relazione abbastanza solida da poter attraversare anche quello.
Perché forse la terapia non è il luogo in cui tutto diventa subito chiaro.
È il luogo in cui, anche quando non abbiamo tutte le risposte, possiamo continuare a cercarle insieme.