28/08/2026
GattoMax a Facebook… il Codice d’Onore
Noi felini abbiamo un comportamento che agli umani pare opportunista e bizzarro, tra di loro ci definiscono “traditori” contrariamente ai cani che loro adorano in quanto li giudicano fedeli. Sbagliano su tutta la linea, i cani sono fessi, noi fedeli all’umano alfa e a noi stessi. Cosa c’è di male? Da che apriamo gli occhi e le nostre vibrisse iniziano a captare, siamo legati da un vincolo di razza che è il nostro Codice d’onore.
È il dodecalogo che ciascuno di noi è obbligato a seguire, pena la radiazione dalla razza con conseguente titolo di gatto-Peluche.
Dato che siete digiuni di tale argomento passo subito ad elencarvi i punti:
Regola 1- Almeno una volta nella vita si deve graffiare un umano
Regola 2- Non si morde la mano che ci nutre
Regola 3- Non si fanno le fusa a casaccio
Regola 4- Se ci sono dei piccolini le mamme che ancora li allattano mangiano prima di loro
Regola 5- Non si ruba il cibo ad un cucciolo, anche se la mamma gatta è antipatica
Regola 6- Di notte bisogna stare svegli e cercare di coinvolgere gli umani
Regola 7- Non si deve socializzare con i topi
Regola 8- Se un’umana ti cura le sarai riconoscente a vita
Regola 9- Se un umano ti cura è un veterinario
Regola 10- Se sei sterilizzato non perdere tempo con le gatte morte, meglio le lucertole
Regola 11- Agli umani piacciono i regali, nella vita fagliene trovare almeno uno
Regola 12- Se hai un giardino non correre dietro alle blatte, sprechi energia
Vi chiederete come mai ve ne parlo solo adesso, il motivo è molto semplice qualcuno del giardino ha infranto una delle regole.
Una mattina di giugno l’Arpia è apparsa con un graffio sul naso.
Vi sembrerà sciocco appellarsi al CO, ma in realtà il punto due riguarda anche i graffi e per raggiungere il naso di un umano occorre che il felino in questione sia in grande confidenza oppure un ottimo saltatore. Non erano tanti i possibili colpevoli ma vista l’importanza dell’accusa occorreva esserne certi.
Dai tempi degli Egizi in questi casi si elegge una giuria di Saggi, gli elettori del giardino hanno votato Maggio, Minou e me. La dinamica del voto sempre la stessa, si sceglie un tronco vergine e si graffiano i nomi, le motivazioni di preferenza erano le più disparate, fatto sta che la notte stessa ci siamo riuniti per affrontare il caso e decidere chi interrogare per primo.
La serata era delle più calde ma Maggio, sbruffone come sempre, ha asserito che aveva già una mezza idea di chi potesse essere, ma era legato dal vincolo di gattanza che impedisce ad un giudice incaricato di incolpare solo su supposizioni. Minou, psicologa del giardino ha detto che anche lei sapeva ma era vincolata dal segreto professionale. Restavo solo io che dovevo condurre le indagini da solo.
Ho stilato quindi un elenco dei più papabili senza escludere nessuno, l’affare si è rivelato veramente complicato dal momento che nuove vite erano giunte in giardino nel mese precedente e avrei dovuto tenerne conto.
Dr.Frank Paul, ex psicoterapeuta sostituto di Dr.Grey, dall’arrivo dei gattini aveva sviluppato una certa aggressività, detestava le novità in generale e le femmine sgravate erano tra queste.
Fu il primo che intervistai, ma lui scaltramente rispose che evitava avvicinamenti con l’umana da prima del graffio, e se fosse stato lui se ne sarebbe vantato visto l’attaccamento della donna ai piccoletti. C’era poco da continuare, l’interrogatorio finì in seduta stante.
Cercai di contattare la vecchia Nocciolina, ma quella dormiva tutto il giorno e quando lei era sveglia io ero segregato. Decisi d’ufficio che non era lei, guercia, cosi vecchia che tiene l’anima con i denti, che senso avrebbe avuto infrangere le regole? No, dai non è stata lei.
Iniziai con le nuove famiglie.
Gatta Topo, una splendida creatura nera, con i suoi cuccioli: Uno detto Lone Ranger per via della mascherina, Due calzini nota Due, Tre appellato Diablo perché è monello, Quattro che è ultima in tutto.
Li interrogai data la giovane età tutti insieme. Lei si disse grata all’umana che aveva curato gli occhietti di tutti i suoi piccoletti in maniera amorevole impedendone la certa cecità. Alla mia domanda su chi fosse stato l’infermo, un coro di miagolii ha dato la risposta, tutti guariti quindi tutti assolti…
La gatta Screziata fifona, ha portato due nani due settimane fa, inutile sottoporli a domande temono pure la loro ombra, madre compresa, figuriamoci l’umana… assolti.
Restavano quella che Roby e Niki chiamano “la mammina”, “il grigio”, “Pina-Topina”.
Tutti avevano un alibi formidabile, gatti selvatici quanto basta per renderli inavvicinabili.
Il caso è diventato un mistero, di quelli che resteranno a imperitura memoria come irrisolto. Probabilmente ho sbagliato le indagini, ma avevo in ogni momento l’approvazione dei miei colleghi.
Possibile che ci siamo sbagliati in tre?
Bollettino di guerra: mai mi era capitato che un gatto mi graffiasse il naso. Niente di mortale, ma è un precedente importante. I gatti eleggono l’umano alfa che ai loro occhi è intoccabile, non osano aggredirlo proprio per un rapporto di soggezione misto a convenienza: _” questa ci nutre, teniamocela buona. “_ oppure da un affetto profondo, se mi consentite il termine, quasi una mamma gatta. Che non significa che loro per me loro sono dei figli, giammai, ma che li curo come farebbe la madre anche quando sono adulti. È un meccanismo semplice che consente il rispetto del branco e del singolo. Il fattaccio si è svolto in un istante, in questi casi occorre rimediare subito e ristabilire le gerarchie, credo che la presenza dei graziosi nanerottoli abbia fatto la sua parte, niente è più potente della gelosia.
Dal diario di Gatto Maggio.
Essere eletto saggio dall’elettorato del giardino non è stato un caso, ho dovuto contraffare per tutta la notte i graffi sul tronco correggendo i nomi altrui. Un lavoraccio che mi consentiva di indagare ma non essere indagato, il giuramento sulla Lisca di salmone mi avrebbe impedito di mentire e avrei dovuto ammettere la mia colpa. Colpire Roby al naso è stato un momento di debolezza, ma ho le mie scusanti. Lei ha iniziato con prendere ad uno ad uno i piccoletti, metterli nel grembiule, curare loro gli occhi per giorni finché la cispa incrostata ha fatto aprire le palpebre a tutti e quattro. Poi, per non affezionarsi dice lei, li ha chiamati con i numeri: Uno e Tre sono i maschi, Due e Quattro le femmine. Quattro esemplari diversi tra loro che sembra abbiano il dna di venti gatti messi insieme. Orribili ai miei occhi, ma molto belli secondo lei. De gustibus…
Graffiarla in un momento di gelosia ammetto non sia stata una grande idea, ma a ben pensarci posso anche confessare la mia colpa, tanto se mi condannano a gatto-Peluche non posso più cacciare , ma lei mi mette sul divano e posso dormire e stare con Roby tutto il giorno.
E l’autunno è alle porte…