04/05/2025
IL LUNGO VIAGGIO DI CORRADO PELLANERA
Un anno fa moriva a Molinella (BO) Corrado Pellanera, circondato dall'affetto di sua Figlia Caterina e i suoi allievi di Molinella. Scrissi allora due righe che ho conservato e che ancora pubblico volentieri. Abbiamo giocato insieme nella Virtus, onorato la ferma militare con Cosmelli e Lombardi, vissuto nella stessa casa per un lungo periodo, trascorso bei momenti. Così l'ho salutato e lo saluterò sempre.
"R. I. P, Corrado. Amava il Basket, l’Insegnamento, ma molto di più Pescare. Certamente, la sua attività preferita era la pesca, il suo contatto con la Natura. Amava avere silenzio attorno a sé. Suonare la chitarra, mangiare le tagliatelle, la salciccia e pescare con gli amici.
Era una persona silenziosa, anche deliziosa, non disturbava né amava essere disturbato. Dava tutto sé stesso in quello che faceva. I suoi allievi, quelli di Molinella e di Budrio hanno sempre apprezzato questa sua sensibilità e capacità di guidare i giovani che lo seguivano affascinati da suo esempio.
Principi semplici, tanto lavoro fisico, ma questi non sono “semplici” principi bensì pietre angolari, verità assolute. Viveva solo ultimamente, ma non lo era. Poteva farlo con Caterina e i nipoti alle Canarie, ma la sua vita era piena di interessi e gli amici non mancavano di fargli visita.
Loro soprattutto, i suoi allievi di Molinella, sono stati con lui, fino alla fine. Aveva sempre lavorato nella vita e “sapeva” fare di tutto, ma la sua riservatezza gli impediva di dire che sapeva, per esempio, costruire una casa, con le sue mani.
Lavorava in carrozzeria con l’amico Beppe, ma solo perché poteva dirgli quando interrompere per andare a pescare. Non per parlare, ma pescare. Sapeva anche cucinare, naturalmente, era autonomo e viveva da solo. Ma, mi ripeto, non lo è mai stato.
Ecco chi era Corrado Pellanera. Anche un grande giocatore della Virtus e della Nazionale, ma di lui e sue imprese è tutto scritto in rete. Se ne è andato un amico, prima di essere un grande campione degli anni ’60 che tutti conoscono.
Un “silent man”, con lui potevi viaggiare da Bologna a Roma senza che dicesse una parola. Gli piaceva guidare la macchina e i viaggi solitari lo rilassavano quando c’erano le sconfitte in campo. Lui e la macchina che si fondevano e il movimento era la vita, la sua che si rigenerava come nelle meditazioni profonde, ma guidando.
Con lui e Lombardi siamo stati i pionieri del basket affidati ad un’arma, l’aeronautica, per fare i campionati militari europei. Il primo a Parigi, nel 1963, l’abbiamo vinto noi.
Sono stato suo compagno di camera quando, negli anni ’60, la Virtus ospitava chi veniva da fuori Bologna, dalle altre regioni. Io venivo da Budrio e fecero una eccezione alla regola. Lui era abruzzese, di Teramo, forte e gentile, come gli diceva sempre Achille Canna, nostro capitano.
Di poche parole ma una presenza costante per aiutare gli altri. Quando a 17 anni sono approdato alla Virtus ero come un pulcino in mezzo a delle volpi e lui era il mio rifugio. Se stavo accanto a lui, anch’io non ero disturbato. A quei tempi per ba***re l’avversario mi piaceva fare il tunnel, ma a Corrado non l’ho mai fatto. Mi guardava e io comprendevo.
Vai Corrado gli dissi e ora lo rinnovo, ti pensiamo sempre e non ti dimenticheranno mai, tutti quelli che ti hanno voluto bene, Caterina, i tuoi nipoti, ma insieme a loro i tuoi allievi di Molinella e Budrio!!!
A presto Corrado, stiamo resistendo ma tra poco arriviamo. Ti avviso subito che a pescare non vengo, vado con Giomo a ti**re."