10/08/2026
Posso allora innalzare il punto di osservazione e celebrare non tanto la mia nascita, quanto l'incarnazione: il momento in cui la Coscienza è entrata nella densità, assumendo questo corpo, questo nome, questa storia, per sperimentarsi e conoscersi attraverso la materia.
Il compleanno diventa allora memoria dell'incarnazione.
Celebro l'Essere che entra nel limite per fare esperienza dell'illimitato, entra nel tempo per incontrare l'Eterno, assume una forma per potersi conoscere attraverso la forma.
Ed è proprio qui che per me si apre il significato dell'Eterno.
L'Eterno non è necessariamente qualcosa che comincerà dopo la morte.
E non è nemmeno un tempo infinitamente lungo.
L'Eterno può essere vissuto adesso.
Perché in ogni istante sto contemporaneamente morendo e nascendo.
Un respiro nasce e muore.
Un pensiero appare e scompare.
Un'emozione prende forma e si dissolve.
Il corpo stesso cambia incessantemente.
Non c'è un solo istante nel quale la forma sia veramente immobile.
Ogni istante muoio e ogni istante vivo.
E quando smetto di aggrapparmi alla forma che passa e riconosco lo spazio di Coscienza nel quale tutto questo accade, nascita e morte non sono più necessariamente due opposti.
Diventano le due polarità di un unico movimento dell'Essere.
Inspiro: la Vita prende forma.
Espiro: la forma ritorna alla Vita.
E forse è proprio questa l'intima esperienza dell'Eterno:
essere totalmente incarnati senza essere imprigionati nell'incarnazione;
attraversare il tempo senza dimenticare ciò che in noi non appartiene al tempo;
vivere pienamente ogni forma sapendo che ogni forma è impermanente.
Il mio corpo è la forma.
L'emozione è movimento.
Il respiro è il ritmo.
Il Cosmo è il Campo.
Io sono Coscienza incarnata.
E per questo non devo aspettare l'eternità.
Posso viverla adesso, nell'unico luogo in cui l'Eterno può essere incontrato: questo istante.
Andrea Parigi