08/09/2026
GIOCARE A BOCCE E PENSARE
Sebastiano Santopadre e le bocce - sono un tutt'uno. Il zurighese di origine italiana gioca a bocce a livello agonistico da quasi 40 anni, un successo dopo l'altro fino ad oggi. E ha due speranze.
Quest'uomo stupisce. Sebastiano Santopadre lancia il piccolo pallino rosso - così si chiama la boccia di partenza nel gioco delle bocce - dal polso. La partita di allenamento è iniziata. Poi solleva la boccia da 920 grammi. E, a quanto pare, questa cade quasi dalla sua mano e rotola lentamente verso l'oggetto bersaglio, il pallino. Il corpo di Santopadre è rilassato. Sorride e segue la sua boccia con lo sguardo. Come desiderato, si ferma proprio accanto al pallino. Un inizio perfetto.
La capacità tecnica è una cosa. La calma è l'altra. Santopadre lo illustra toccandosi la testa. "Le bocce sono uno sport mentale", dice il 79enne dopo la partita. "A bocce bisogna essere precisi. Ogni boccia ha una funzione e deve ottenere il suo effetto." Durante una partita bisogna tenere sotto controllo i nervi e giocare bocce perfette anche quando la situazione è tesa, quando i millimetri decidono se il punto è per te o per l'avversario, se è vittoria o sconfitta.
Una carriera straordinaria: oltre 150 gare vinte.
Nella sua lunga carriera agonistica, Sebastiano ha vinto più di 150 gare, tra cui i due titoli più prestigiosi: 2 Campionati Svizzeri individuali, uno nella categoria Open e l'altro nella categoria Veterani. Oltre 150 trofei custodiscono la storia di questa passione.
"Se possibile, gioco fino a 100 anni."
Sebastiano Santopadre riassume l'essenza dello sport delle bocce in una semplice formula. "La testa deve rimanere libera, anche quando sei sotto un'enorme pressione. Quando i tuoi avversari cercano di ottenere un vantaggio con trucchetti psicologici. Quando c'è una guerra di nervi." Allora bisogna lasciare spazio all'intuizione, "non pensare, non riflettere, soprattutto non irrigidirti". Nel caso ideale, l'attenzione si concentra solo sulla boccia che si sta per giocare.