Bushinote Karate-Do Swiss

Bushinote Karate-Do Swiss Un’arte antica per tempi moderni. Scuola BUSHI NO TE a Locarno e Cevio (Svizzera). Maestro Timur Güney (FIKTA), praticante dal 1979. culturale.

Socio fondatore di Keiko Assoc. Scuola di Arti marziali - Karate Tradizionale e armi bianche - Stili Shotokan e Hiroshi Shirai Goshindo (FIKTA)
Spada giapponese (Accademia Italiana di Spada Giapponese)
Antiaggressione femminile Metodo DifesaDonna
Gioventù e Sport Ticino
KEIKO, International Traditional Cultural Association, Shotokan Goshin Karate-Do
Maestro Timur Güney - Locarno-Cevio-Avegno, Svizzera

09/09/2026
08/09/2026

𝐆𝐈𝐂𝐇𝐈𝐍 𝐅𝐔𝐍𝐀𝐊𝐎𝐒𝐇𝐈 𝐀 𝐊𝐀𝐌𝐀𝐊𝐔𝐑𝐀 (𝐒𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐓𝐚𝐤𝐮𝐲𝐚 𝐌𝐮𝐫𝐚𝐭𝐚) - 𝐝𝐢 Martino Giorgi
Sabato 6 settembre allo stage Fikta Hiroshi Shirai Karatedo asd Camaiore il Maestro ha inquadrato il Karate-Do in un modo molto preciso. Gradirei quindi riassumere qui quelli che mi sembrano i punti salienti del suo intervento, filtrati ovviamente dal mio senso dell'ordine d'importanza degli argomenti.
La conferenza del M° Murata si è articolata intorno all'importanza del passaggio storico fra "Jutsu" 術 e "Do" 道; ribadisco, come ho detto in altre occasioni, che a seconda di come si intende il senso di questo passaggio, il modo stesso di intendere che cosa sia un'arte marziale cambia.
Su questo, Murata è stato molto chiaro: ha definito più volte questo passaggio un 'miracolo'.
La sua commozione di fronte al sorgere del Bu-Do era molto evidente e coinvolgente: tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX si è assistito all'avvento in cui, per le principali discipline orientali, scuole diverse (centinaia) della stessa 'tecnica marziale', si sono coagulate in raccolte di princìpi (Do). Dico 'raccolte di princìpi', perché Murata ha insistito sulla differenza fra Waza 技 e Gyo 行.
La differenza è paragonabile a quella che sussiste fra Jutsu e Do (Vieppiù, anche se questo Murata non l'ha detto, che 行 nell'etimo cinese, letto xing, significa quasi lo stesso concetto di Do, cioè, andamento, modo-di).
Il passaggio storico di cui stiamo parlando, Murata l'ha incentrato interamente sulla figura di Gichin Funakoshi, per il quale la sua ammirazione è stata palese a tutti gli ascoltatori: il gran pregio di quest'uomo venuto da Okinawa, è stato quello di aprirsi alla cultura Zen di Kamakura, una volta frequentato il tempio di Engaku-Ji, e accettare la suggestione per cui il Kara 唐 (dinastia Tang) venisse scritto Ku 空, giocando intelligentemente su un'omofonia di 'Kara' - rendendo quindi l'idea che si trattasse della stessa cosa, ma con un senso diverso.
E il senso di questa differenza, è il Do:Murata ha fatto notare che, benché in Bu-Do 武道, "Bu" abbia funzione di aggettivo ('Marziale'), Do non può avere davvero funzione di 'sostantivo', perché non evoca una 'sostanza definita'. Questo aspetto Murata l'ha esposto proprio in apertura del suo intervento: "Do" significa 'andare, percorrere, vivere' - cioè, lo si intende come verbo, come atto durativo presente, non come sostanza 'chiusa' (LA - via). Una, insomma, deplatonizzazione del Tao; una 'attualizzazione' del DO: il Maestro ha molto insistito sull'idea che 'Do' non sia definito in modo univoco, nè cristallizzabile a priori in un insegnamento, ma dev'essere qualcosa che viene vissuto... 'direttamente'. Sul senso di questo avverbio 'direttamente', Murata ha giustamente richiamato il verso Zen 不立文字 Furyu Monji, che significa "non dipendente da scritture".
E a questo proposito, ha spesso detto che "Chi ha più cultura, tende a interpretare" e che, invece, il Do è un significato aperto, a cui è il Furyu ("noi-direttamente") a dover dare significato non-filtrato, im-mediato.
E a questo proposito, ha più volte situato lo Shotokan Karate Do in quest'alveo: nel Luogo in cui si cerca l'esperienza della visione diretta del Satori. Lui non l'ha detto, ma i versi Furyu Monji terminano con: 見性成仏 Kensho Jobutsu, ossia, 'visione diretta dell'essenza ed essere la natura di Buddha'.
Il Ku 空 di Kara-te viene dall'Hannya Shingyo e il relatore ha mostrato il suo stupore per i giochi fonetico-ideografici che collegano, anche solo nel titolo del sutra, la fonetica sanscrita all'equivalente giapponese (Hannya 般若 - Prajñā), e a un'ispirazione sulle omofonie, il che è, appunto, ciò che ha occasionato anche il lavoro di Funakoshi sul cambio di ideogramma. Questo testo è stato indicato da Murata come 'forse l'unico testo' che lo Zen accetta, giusto perché esso semplicemente si interessa di 心, ossia del 'cuore', che deve risuonare, ed è questo l'insegnamento: l'unico insegnamento è un non-insegnamento. Cioè, non una "cultura fatta" (il Maestro ha ripetuto che la cultura è una cosa bellissima, ma tende a filtrare, a costringere, a condizionare) - ma un 'attingimento diretto'.
Questo, è lo scopo del Bu-do; ed è per questo, ha detto, che nel Budo non esiste Teki 敵 "avversario", ma solo Aite 相手 "l'altro che aiuta". E l'altro, l'avversario/compagno, è degno di rispetto, perché è strumento di Satori, in quanto opponendosi a noi, occasiona la tensione che poi può sfociare nell'illuminazione. A gusto mio, questa la chiamerei una interessante rilettura in termini buddhisti del concetto, di solito interpretato confucianamente, di Rei (礼 / 禮).
Questa ricerca dell'Illuminazione del Ku, Murata l'ha evocata anche paragonando il nome d'arte di Funakoshi (Shoto), interpretando la 'musica' che il vento fa quando penetra nei pini marittimi, con il suono del bollitore della cerimonia del the (Cha no yu): interessante l'idea che il momento in cui il bollitore inizia a fare rumore equivalga al momento in cui il Tutto (la mente) è pieno, 'in ebollizione', come quando si siede per ore a fare Zazen e, parole del maestro, 'il sistema-persona va in tilt' - e quello sia il momento in cui il monaco emette un potentissimo Kiai, oppure colpisce con grande Kime col Keisaku (bastone), e si occasiona così una distruzione/svuotamento immediato di questi 'pensieri in massima tensione/ebollizione', e in quel momento di chiarezza estrema di contatto diretto non filtrato (Furyu) con la pura realtà, l'esperienza pura si 'cristallizza', e si hanno momenti di grande pace e meraviglia dell'essere.
Nel Budo, contrapposto al Bujutsu, Aite (l'"altro" a cui mi raffronto) è l'occasione mediante la quale io possa distrugger non lui, ma me stesso: ha detto che, in un combattimento, se io mi trovo di fronte all'altro, forte quanto me, preparato quanto me, io devo addirittura preparare la vittoria (Ippon), gestendo in lui pressione, distanza, nervosismo, tensione; in questo modo, l'altro diventa 'pieno': come il bollitore che suona, come l'ebollizione dei pensieri. Ho causato in lui un attaccamento, un riempimento e io, invece, se sono svuotato, colpirò nel Satori.
Questo è lo scopo delle tecniche del Bu-Do, non l'uso strumentale di una tecnica di autodifesa, ma il conseguimento del Ku mediante la pratica o meglio nella pratica.
Ed è per questo, che le 'tecniche' del Budo non sono Waza 技, ma Gyo- 行- sotto -Waza, ed è per questo che, con un altro gioco di omofonia, Murata ha chiuso con la presentazione del termine 業 che si legge appunto "Waza", ma ha un significato diverso, perché significa 'Opera', 'Operare'. (E rimarrebbe da chiarire l'enigma non menzionato esplicitamente dal relatore, sul fatto che 業 ignifica 'opera', ma è anche il termine giapponese per indicare il Karma buddhista).

Indipendentemente dai molti temi sollevati da questa conferenza, alcuni dei quali restano degni di sviluppi e di domande (che gli ho anche posto dopo la sua relazione e su cui probabilmente rifletteremo in un prossimo articolo), coinvolgente è stata la conclusione: "Quello che ha fatto Gichin Funakoshi è stato come un miracolo. E voi dovete essere fieri di appartenere a questa scuola".
E per quanto posso raccontare, forse fraintendendo quello che ho visto o forse no, quando gli organizzatori si sono riuniti davanti al pubblico durante l'applauso finale, il M° Murata, nascosto dietro un roll-up della FIKTA, stava asciugandosi qualche lacrima di commozione.
Forse è stato solo un mio abbaglio o forse il Maestro aveva un po' di congiuntivite, non lo so: però posso dire che la sua esposizione - nella quale è stato con chiarezza evidenziato cosa sia il Karate-Do, strumento di Satori, innesto ben riuscito nell'alveo della cultura Zen col nobile scopo tutto Rinzai (ha detto) di 'accendere una luce che è già accesa' - di commozione sarebbe stata sicuramente degna.

08/09/2026
30/08/2026

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